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Benetton, uno scontro sui tagli dietro le dimissioni di Alessandro

Tra lotte intestine e dissidi familiari, sono a rischio non solo l’azienda e i suoi dipendenti, ma anche l’amministratore delegato di Benetton Group, Marco Airoldi, il cui mandato scadrà in aprile con l’approvazione di uno dei bilanci peggiori della storia di Ponzano Veneto. Intanto il prossimo 13 dicembre, è convocato un cda della società di abbigliamento, in cui unico azionista, ovvero la hoding Edizione che fa capo a Luciano, Giuliana, Gilberto e Carlo Benetton in parti uguali, dovrebbe indicare il nome del nuovo consigliere destinato a prendere il posto lasciato vuoto ad ottobre da Alessandro Benetton. E in proposito, in ambienti vicini alla famiglia si parla di un manager proveniente dall’industria della moda, un candidato che a tendere potrebbe anche raccogliere le deleghe di Airoldi. Eppure quando tre anni fa Alessandro Benetton fece un passo indietro dalla gestione operativa del gruppo, la nomina del partner di Boston Consulting Group (storico consulente del gruppo) era quella che aveva trovato d’accordo tutta la prima generazione della dinasty che ha fondato l’azienda nel 1965. Alessandro, che da presidente esecutivo del gruppo aveva guidato il piano di ristrutturazione della società, aveva rimesso le deleghe proprio in mano ad Airoldi e Gianni Mion (che ha lasciato ad aprile la presidenza). Ma ora le dimissioni di Alessandro anche dal consiglio della Benetton group e la scelta di suo padre Luciano di non esprimere un altro consigliere nell’azienda in sua vece, sta a significare proprio la rottura tra Luciano-Alessandro e gli altri fratelli-cugini-nipoti, una frattura che divide i Benetton per la prima volta in 51 anni di attività. Il motivo non sarebbe però legato direttamente con l’attuale management, ma con la volontà del resto della famiglia di portate avanti un risanamento fatto soprattutto di tagli, compreso quello del personale. Al di la della crisi degli anni della gestione Airoldi, Benetton Group è reduce da quasi un ventennio di risultati poco lusinghieri, un periodo in cui in azienda si è registrato un turnover intenso, senza trovare una soluzione capace di fare fronte a un mondo dove non sono mancate le storie di successo all’estero (come Zara e H&M), ma anche in Italia (Ovs). Peraltro gli ultimi vertici dell’azienda che porta il nome di famiglia, tra cui Airoldi, ma anche Carlo Gilardi (1995, ex Banca d’Italia), Luigi De Puppi (2001, Electrolux Zanussi), Silvano Cassano (2003, Fiat), Gerolamo Caccia Dominioni (2007, Warner Music) avevano in comune solo in fatto di aver maturato esperienze importanti in aziende molto diverse da quelle dell’abbigliamento, un’industria che ha tempi di recupero lunghi e che per definizione non sono facilitati dai continui cambi di strategia. Tanto più che il ricambio sia manageriale che nella direzione creativa (tra cui perfino lo stilista che ha disegnato le collezioni 2016, ha già abbandonato) non è comunque riuscito a riportare l’azienda sulla strada della crescita.

Sara Bennewitz

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