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Benetton avvia l’uscita da Pirelli

I Benetton si preparano a mettere un piede fuori da Pirelli. Dopo quindici anni, la famiglia veneta disegna un addio a tempo dalla storica industria milanese. E lo fa con un bond convertibile in titoli della Bicocca. Al rompete le righe in casa Pirelli, con lo scioglimento del patto di sindacato avvenuto tre settimane fa (in vista del nuovo assetto azionario di Camfin), i primi a fare un passo sono i Benetton. Che nel gruppo di Marco Tronchetti Provera erano entrati addirittura nel lontano 1998 (ai tempi in cui Gilberto stava gettando le basi dell’impero di Ponzano Veneto).
Con un blitz sul mercato, ieri è stato lanciato un prestito obbligazionario da 200 milioni di euro. Tecnicamente Schema34, subholding del gruppo Edizione, ha venduto a investitori qualificati, con l’aiuto di Bank of America-Merrill Lynch e Bnp Paribas, titoli di debito di tipo unsecured e convertibili. Da anni non se vedevano uno in Italia. A rompere il ghiaccio è stato il gruppo imprenditorial-finanziario veneto (che spazia dall’abbigliamento, alle austostrade, agli aeroporti, alla ristorazione, ai duty free). Il bond paga un interesse dello 0,25% all’anno e potrà essere rimborsato con azioni Pirelli a un concambio di 13,85 euro che rappresenta un premio del 25% al prezzo di riferimento di 11 euro (che è la media dei prezzi di Borsa). Come corollario dell’operazione, Edizione trasferirà a Schema34 14,4 milioni di azioni ordinarie Pirelli&C, pari a circa il 3,03%, su una quota complessivamente detenuta del 4,61%, per un controvalore complessivo di circa 160 milioni di euro. Per evitare speculazioni nell’immediato, sia Edizione sia Schema34 avranno un lock-up di vendita pari a 90 giorni. Le obbligazioni saranno emesse a un valore nominale di 100 per un valore di 100mila euro e quotate alla Borsa di Vienna. Tra tre anni (a novembre 2016) i Benetton potranno decidere come rimborsare il prestito: con cassa, con azioni Pirelli. O con un po’ di entrambi.
La scelta del convertibile è stata dettata dal ritrovato interesse del mercato per i bond strutturati. I bond convertibili sono tornati di moda e piacciono agli investitori. Quello dei Benetton è il primo da anni. Ma è innegabile che i Benetton si stanno preparando un way-out dalla Bicocca: nel caso decidano infatti di ripagare tutto con azioni Pirelli, di fatto usciranno quasi completamente (rimarrebbero con un “cip” dell’1,6%).
I Benetton non sono gli unici in odore di uscita dal capitale della Bicocca: dopo lo scioglimento del patto anche Generali, dove l’ad Mario Greco sta uscendo dalle partecipazioni non core business, e Mediobanca, che ha annunciato la fine del “salotto buono”, potrebbero seguirne l’esempio. Per Pirelli, si segnalano anche movimenti ai piani alti della catena di controllo. L’attesa udienza del Tar del Lazio sul prezzo dell’Opa su Camfin (controllante di Pirelli) da parte della cordata Lauro 61 (Tronchetti, Clessidra, Intesa e Unicredit) slitta di due mesi. Il fondo Antares, che finora si era mosso con la Consob, ha contestato il prezzo, già alzato dalla Commissione da 0,80 a 0,83 euro, ritenendolo ancora troppo basso. La mossa ha provocato un rinvio dell’udienza.

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