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«Bene l’Ue sulla gestione dei deteriorati»

C’è un passaggio, nel discorso fatto ieri a Malta dal vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, che agli occhi di diversi osservatori è parso tutt’altro che trascurabile. Dombrovskis ha aperto alla «possibilità di costituire delle asset management companies nazionali sulla base di un progetto comune», veicoli dedicati allo smaltimento degli Npl, che possono servire a creare «mercati secondari più grandi e più efficienti» per le sofferenze.
Una proposta che sembra dare seguito a quella lanciata a fine gennaio dal presidente dell’Eba Andrea Enria, che prevede il varo di una bad bank europea. Ma, diversamente dal progetto continentale, giudicato da più parti come non facilmente realizzabile, il piano di Dombrovskis percorre la strada della soluzione su base nazionale, pur calata in un quadro europeo. Una scelta che rappresenta «un importante passo avanti nel dibattito europeo» e «che dimostra come oramai anche a Bruxelles sembra stia emergendo la consapevolezza di come il nodo degli Npl sia un tema di rilievo europeo», commenta Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi.
Un’asset management company, magari in presenza di «determinati backstop pubblici», dice Sabatini, non sarà forse il silver bullet in cui tanti confidano. Ma di sicuro potrebbe agevolare la riduzione della mole di sofferenze che in Italia pesa più che altrove: secondo l’ultimo Risk Dashboard Eba, l’Npl ratio – il rapporto tra sofferenze e totale crediti – in Italia è al 15,3%, il triplo rispetto alla media Ue (5,1%). Il tema è rilevante sia in termini percentuali che in valori assoluti, visto che il nostro paese pesa per circa un terzo del totale dei deteriorati europei. Ma, dice Sabatini, «il problema nel nostro paese è gestibile e gestito: secondo le nostre previsioni, se si confermano i flussi netti di crediti deteriorati previsti, nei prossimi 2 anni assisteremo a un rientro dell’Npl ratio su livelli ragionevoli».
Certo è che «non si può pensare di usare solo il bastone con le banche, ma anche la carota». Uno dei possibili modi per incentivare lo smobilizzo, ad esempio, sarebbe quello della sterilizzazione dell’impatto delle grandi cessioni di Npl sulle serie storiche alla base dei modelli interni. Da tempo la questione è all’attenzione di Banca d’Italia e Abi. E oggi è «sul tavolo dell’Eba a cui, in qualità di Federazione bancaria europea, abbiamo posto il problema visto il processo di revisione avviato».
Intrecciato al dossier relativo alla gestione dei non performing loans, c’è quello dell’attuale quadro regolamentare e delle sue modifiche. In queste settimane in Europa si sta conducendo una battaglia tra i diversi paesi europei sulla revisione della direttiva sui salvataggi bancari, la cosiddetta Brrd. La Commissione sta valutando la possibilità di ritoccare in maniera “accelerata” (ovvero già nei prossimi mesi) la gerarchia dei titoli da colpire in caso di crack bancario. Un «fast track» che riguarderebbe in particolare l’introduzione della depositor preference estesa a tutti i depositi bancari (anche sopra i 100mila euro, come già previsto in Italia a partire dal 2019) che sarebbero così più tutelati delle obbligazioni senior in caso di «bail-in».
L’altra modifica riguarda la creazione di una nuova tipologia di titoli (“senior non preferred”) da “colpire” prima delle obbligazioni senior. Una soluzione che Sabatini definisce «positiva». Attenzione però:per l’Abi è importante definire con chiarezza «la platea dei soggetti a cui potranno essere vendute queste obbligazioni, visto il maggiore livello di rischio». Resta il fatto che occorrerà creare un mercato per questi titoli: a fronte di una maggiore rischiosità implicita, queste passività «avranno un costo maggiore» per le banche.

Luca Davi

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