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«Bene lo sforzo dell’Italia sulle riforme. C’è un tetto alla flessibilità sui conti»

ROMA L’Italia è sulla strada giusta, ma deve continuare con le riforme e non può abusare con le richieste di flessibilità sul risanamento dei conti pubblici. Questo in sintesi il messaggio che il vicepresidente della commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha portato a Roma, dove ha incontrato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e poi è andato in Senato per un’audizione. Il governo Renzi, ha chiesto a Bruxelles, di poter chiudere il deficit di bilancio per quest’anno al 2,3% del prodotto interno lordo (contro l’1,4% previsto inizialmente) invocando clausole di flessibilità fino a 0,9 punti di Pil (circa 15 miliardi).

Dombrovskis ha avvertito: «Quest’anno, se viene accordata tutta la flessibilità, e la decisione non è stata ancora presa, l’Italia avrà un limite dello 0,75% del Pil, questo sarà il tetto». Il che significa che, anche nella migliore delle ipotesi, il governo dovrà rinunciare a 0,15 di flessibilità, circa 2 miliardi che dovrebbero essere recuperati tra le pieghe del bilancio e grazie ai maggiori incassi della voluntary disclosure, la sanatoria sui capitali nascosti all’estero. Il vicepresidente ha assicurato che la commissione sta valutando anche «il problema e le conseguenze dell’aumento delle spese per i rifugiati», che il governo ha messo tra le voci per chiedere la flessibilità, insieme a riforme e investimenti.

Dombrovskis ha riconosciuto la buona condotta dell’Italia, che sta «un po’ sopra la media Ue per quanto riguarda il rispetto delle raccomandazioni» della commissione europea. E ha dato atto al governo delle riforme, ma ha sottolineato che il nostro Paese deve «continuare con gli sforzi». Anche perché, ha ricordato il vicepresidente, l’Italia resta «il secondo Paese in Europa, dopo la Grecia, per peso del debito pubblico», arrivato al 132% del Pil, e «la regola del debito è un fattore importante da valutare». Il governo assicura che proprio da quest’anno il debito comincerà leggermente a scendere. Ma Bruxelles vorrebbe un’azione più decisa e guarda con sospetto al rinvio del pareggio strutturale di bilancio al 2019 appena votato dal Parlamento e alla richiesta di flessibilità di bilancio anche per il 2017, necessaria al governo per coprire in deficit la cancellazione delle «clausole di salvaguardia» che altrimenti farebbero aumentare l’Iva. Dombrovskis non a caso ha osservato che i programmi del governo «sono meno ambiziosi di un anno fa», ha criticato che il carico fiscale non sia stato spostato dal lavoro ai consumi e alla proprietà, e ha concluso che «la ripresa continua piuttosto sommessa».

Nonostante tutta la difficoltà della partita da giocare con Bruxelles, il governo è ottimista. Padoan, dopo l’incontro con Dombrovskis, ha parlato di «conversazione come al solito molto fruttuosa e utile in una tradizione di cooperazione continua sia a livello tecnico che politico». Intanto, il premier Renzi, chattando su Facebook con gli elettori ha annunciato un provvedimento tra maggio e giugno per promuovere la competitività «cercare di dare una mano anche alle partite Iva». Si tratta del secondo decreto legge (dopo quello di un anno fa) con misure a sostegno delle piccole imprese e delle start up al quale stava lavorando il ministro dello Sviluppo Federica Guidi prima delle dimissioni, l’«Investment compact 2».

Enrico Marro

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