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«Bene lo scudo delle banche centrali Pechino? Mi preoccupa l’economia»

Scott Mather si è accomodato da pochi mesi in una delle poltrone più scomode e influenti del sistema finanziario globale: quella di Bill Gross, il leader dimissionario di Pimco. Nel fondo creato da Gross a Newport Beach (California) che oggi controlla circa 1.600 miliardi di dollari, una cifra simile al Pil dell’Italia, Mather è chief investment officer. 
Ha la responsabilità di Total Return, il fondo specifico da 100 miliardi che fino a pochi mesi fa gestiva Gross in prima persona. E dalla sua visuale, Mather non è stupito dell’idea che Mario Draghi ha presentato ieri dal palazzo della Banca centrale europea: i problemi della Cina e dei Paesi emergenti sono un evento di prima grandezza per l’Europa, perché rallentano la ripresa in corso. Ma Mather pensa che la Bce stia fornendo all’area euro e in particolare all’Italia una copertura ancora molto solida.
Cosa la preoccupa di più in Cina: i mercati finanziari o lo stato dell’economia reale?
«L’economia, di gran lunga».
Perché?
«Perché è molto vasta, e ha squilibri tremendi. La domanda è se il Paese sarà in grado di navigare attraverso quegli squilibri nei prossimi tempi senza provocare una grossa crisi. I problemi li conosciamo: eccesso di debito, eccesso di investimento negli immobili e nelle infrastrutture, troppa dipendenza da questi fattori e non abbastanza dai consumi interni. Sono anni che i cinesi cercano di correggere, senza molto successo».
I continui tentativi del governo di riequilibrare l’economia e stabilizzare la borsa di Shanghai, sempre falliti, finiranno per gettare un’ombra sul sistema politico cinese?
«È una domanda ancora senza risposta. Ma sembra probabile di sì, in una certa misura. Il Partito comunista nell’era moderna si è basato sulla crescita per ottenere una sua validazione. Se iniziano delle vere difficoltà economiche, sicuramente ciò può ridurre la legittimità del governo. Negli anni, di fronte alle crisi finanziarie globali, la Cina ha tenuto bene. Ma forse lo ha fatto a spese della sua stessa stabilità di lungo periodo. Se viene meno la crescita, dobbiamo chiederci se si creino le condizioni di una turbolenza politica. Sarebbe un grosso problema».
In Occidente abbiamo creduto per anni alla competenza dei leader cinesi. Sbagliavamo?
«Chi conosce bene quel Paese, sa che il partito è stato molto efficace nel gestire la prima parte della transizione, quando l’economia era meno sofisticata. Ma gestire un sistema più sviluppato e a reddito medio è tutta un’altra storia. Molti Paesi non sono riusciti a tenere il passo. Mi chiedo se il governo di Pechino possa farlo».
Vuole dire che il Partito comunista cinese non è adatto a gestire un Paese capitalista ormai troppo complesso per lui?
«Già. È difficile trovare Paesi adatti ad affrontare una transizione del genere senza alti livelli di stress e convulsioni. E la Cina cerca di farlo su una scala colossale, con dei vincoli politici relativamente rigidi sull’economia e i mercati. È un modo molto inefficiente di provarci».
Pensa che questi problemi e quelli degli altri Paesi emergenti porteranno la Bce ad aumentare o prolungare gli acquisti sui mercati, il quantitative easing?
«Le banche centrali che stanno già facendo quantitative easing, la Bce e la Banca del Giappone, probabilmente estenderanno l’orizzonte temporale dei loro interventi, prima di fermarli».
E la Federal Reserve alzerà lo stesso i tassi d’interesse in tempi brevi, anche se i mercati sono destabilizzati dai tremori in Cina?
«Sì. Probabilmente lo farà e crediamo che sarà quest’anno. Le indicazioni di base che vengono dall’economia americana sono molto buone, molto solide. Sarebbe sbagliato per la Fed tenere ancora i tassi a zero. Si potrebbe dire che è già rimasta a zero troppo a lungo».
Ma se la Cina esporta instabilità e la Fed alza i tassi, l’Italia con il suo debito sarà esposta a nuovi problemi sui titoli di Stato?
«Pensiamo di no. Quel che è successo per ora in Cina non dovrebbe avere un impatto terribile sull’Europa. E la potenza di ciò che sta facendo la Bce si farà sentire nel tempo. Nel breve termine, la Bce aiuta a stabilizzare. Ma i grossi benefici si avranno poi alla lunga».
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