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«Bene le norme sul recupero crediti ma più equilibrio banche-imprese»

Le finalità del decreto-legge sulle banche sono condivisibili ma, nel corso del dibattito parlamentare, occorre «introdurre quegli elementi di riequilibrio, funzionali a far sì che lo stesso rappresenti un effettivo fattore di sostegno all’economia reale, contribuendo al rilancio del tessuto produttivo del Paese». È quanto ha affermato ieri Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, nel corso dell’audizione in commissione Finanze al Senato. Panucci ritiene, infatti, «necessario bilanciare gli interessi in gioco e salvaguardare i principi di buona fede e correttezza contrattuale, anche al fine di assicurare la piena tenuta giuridica delle nuove disposizioni». In questo contesto, ha spiegato «è determinante assicurare che, a fronte di una corsia accelerata per il recupero dei crediti, s’introducano presìdi in grado di generare benefici concreti per le imprese in termini di ammontare, costo e durata dei finanziamenti». Secondo Panucci questi dovranno risultare «maggiormente sostenibili per le stesse imprese, contribuendo, in coerenza con la linea adottata dalla Bce, a delineare una politica nazionale per il credito anti-ciclica». Nel merito, un maggiore bilanciamento d’interessi dovrebbe trovare spazio in particolar modo nella formulazione del cosiddetto “patto marciano”. Per attivare questa procedura semplificata occorrerebbe, dice Panucci, «ristabilire l’entità quantitativa e temporale dell’inadempimento, in modo da tener conto dell’attuale fase del ciclo economico» e prevedere «per l’ipotesi di rate mensili, un numero di rate, anche non consecutive, non inferiore a 6 e un successivo periodo di “tolleranza” di almeno 12 mesi». Panucci ha in ogni caso evidenziato che, anche con le modifiche proposte «la procedura semplificata sarà attivabile in un arco temporale comunque notevolmente ridotto rispetto agli attuali quaranta mesi, ma garantendo un maggiore grado di tolleranza per momentanee impossibilità di rimborso da parte dell’impresa». Bisognerebbe poi «escludere espressamente» la possibilità di «modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali» dei finanziamenti in essere e consentire il patto marciano «solo qualora si accompagni a clausole che prevedano vantaggi per l’impresa debitrice». Confindustria ha rilevato anche l’esigenza di «prevedere una specifica correlazione tra valore dell’immobile e debito residuo ai fini dell’attivazione del meccanismo semplificato di escussione della garanzia» e la non attivazione in caso di «debito residuo inferiore al 10/20 per cento» di quello originario. Confindustria ha proposto inoltre di chiarire che la restituzione o il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia determini comunque l’estinzione del debito, anche nel caso in cui il valore del bene trasferito sia inferiore all’ammontare del debito. Panucci ha poi rilevato l’opportunità di linee guida tra associazioni di banche e di imprese per assicurare che l’effetto del Dl sia quello di «accrescere l’ammontare dei finanziamenti concessi in relazione al valore degli immobili posti a garanzia degli stessi», «determinare un aumento della durata massima dei prestiti garantiti da immobili» e «contrarre il costo dei finanziamenti bancari». Tanto da Confindustria quanto dal Consiglio nazionale dell’ordine dei commercialisti, infine, è venuto ieri un apprezzamento per l’istituzione del registro elettronico presso il ministero della Giustizia con le informazioni sulle procedure esecutive e concorsuali.

Rossella Bocciarelli

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