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Bene l’asta, tassi al 4,83%. Lo spread in frenata

ROMA — Un rialzo dei tassi più contenuto ed una domanda più ampia del previsto proveniente in gran parte dall’estero: sono questi gli elementi dell’asta dei Btp a medio e lungo termine che ieri hanno condizionato positivamente i mercati risollevando le sorti del debito sovrano italiano dalla palude dell’incertezza post elettorale. Non che le tensioni tra gli investitori si siano attenuate, ci vorrà ben altro per ottenere un tale risultato, in particolare una risposta concreta sui dubbi di governabilità nati dall’esito del voto dello scorso fine settimana. Ma l’asta dei Btp a 5 e 10 anni, il terzo e più delicato test dello Stato italiano sui mercati dopo le elezioni, ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molti, il Tesoro in testa, oltre a rallentare lo spread, in frenata a 336 punti, e a far girare in positivo Piazza Affari che ha chiuso con un guadagno dell’1,76% e le altre borse europee. Anche se non è mancato il quotidiano avvertimento di una agenzia internazionale di rating a raffreddare ogni ottimismo. Dopo Standard & Poor’s ieri, è stata la volta di Moody’s che si è affrettata a ricordare che la già poco brillante valutazione del debito sovrano dell’Italia è tornata sotto osservazione, perché l’incertezza politica che si è venuta a creare dopo il voto aumenta la possibilità di nuove elezioni e quindi di un prolungamento dell’instabilità: «Prenderemmo in considerazione un downgrade del rating del debito italiano nel caso di un concreto peggioramento delle prospettive del Paese o di difficoltà nella realizzazione delle riforme avviata dal governo Monti», afferma una nota dell’Agenzia.
Al netto di Moody’s, i segnali ieri, dopo il martedì nero dei listini e dei titoli di Stato, sono stati positivi: l’euro è tornato ad apprezzarsi a 1,32 sul dollaro influenzato non dalle vicende politiche italiane ma dagli indici di fiducia della zona euro risultati in crescita rispetto alle aspettative e l’asta del Btp ha fatto il pieno di domande. In particolare per il Btp a 5 anni le richieste, pari a 4 miliardi su un’offerta massima di 2,5 miliardi, ha evidenziato un indice di copertura (cover ratio) di 1,61 superiore all’asta di gennaio. Il rendimento è risultato del 3,59 % in aumento dello 0,65% rispetto al collocamento di gennaio ma inferiore a quello espresso dal secondario al momento della chiusura dell’asta. Così è stato anche per il nuovo Btp a 10 anni, offerto per un massimo di 4 miliardi, che ha ricevuto richieste per 6,6 miliardi esprimendo un cover ratio di 1,65, anch’esso superiore a quello dell’asta precedente e alla media dell’ultimo anno (1,39) ed è stato aggiudicato ad un tasso del 4,83%, che è lo 0,66% in più di un mese fa, ma è più basso di quello espresso sul secondario in mattinata e soprattutto di quello, vicinissimo al 5%, immaginato dagli analisti alla vigilia. La quota richiesta dagli specialisti italiani poi, pari al 22%, è risultata in diminuzione rispetto all’ultima asta e alla media 2012. In ogni caso ieri non c’era molta concorrenza sui mercati visto che non erano previste altre aste di titoli di emittenti sovrani europei.
Il risultato del collocamento ha influito positivamente sullo spread tra i rendimenti dei Btp decennali e dei Bund tedeschi di uguale durata che ha frenato a quota 336 punti dopo aver toccato i 361, con un tasso per i titoli italiani del 4,81%. In contrazione anche il differenziale spagnolo a 384 punti. L’effetto più significativo si è visto sui corsi azionari su cui è rimbalzato anche il buon andamento di Wall Street influenzato dall’impegno della Fed, ribadito ancora ieri dal presidente Ben Bernanke, a non interrompere la politica di stimoli all’economia. Dopo il crollo di quasi il 5%, Piazza Affari si è ripresa chiudendo in guadagno dell’1,77%, con 201 titoli su 311 in negoziazione in rialzo, 96 in calo e 14 invariati. Meglio di Milano sono andate Parigi e Madrid in progresso rispettivamente dell’1,92% e dell’1,95% mentre Francoforte è salita dell’1,04% e Londra dello 0,88%.

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