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«Bene la riforma del lavoro se l’Italia manterrà l’obiettivo di eliminare il dualismo»

WASHINGTON.
Il direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde, elogia gli sforzi del Governo Monti su risanamento dei conti pubblici e interventi strutturali, ma chiede che «la riforma del mercato del lavoro affronti l’incertezza sui licenziamenti, in modo che le imprese e i datori di lavoro possano sentirsi più fiduciosi al momento di assumere». Rivela anche che il monitoraggio sui conti dell’Italia deciso dal G-20 di Cannes di novembre non è più necessario, in quanto oggi «i mercati hanno maggior fiducia nella capacità di riforma del Governo tecnico».
Nella sua prima intervista a un quotidiano italiano, la signora Lagarde conferma che l’Eurozona è tuttora l’anello debole dell’economia mondiale e propone due soluzioni: la Banca centrale europea deve sostenere la crescita con la politica monetaria, i Governi devono concedere alle banche l’accesso diretto alle risorse dei fondi salva-Stati Efsf e Esm, in modo da spezzare il circolo vizioso fra rischio sovrano e rischio bancario. Il direttore dell’Fmi ammette anche per la prima volta che difficilmente un accordo sul firewall, il fondo anti-contagio per i Paesi europei, verrà raggiunto alle riunioni di questa settimana a Washington e spera di poter raccogliere oltre 400 miliardi di dollari. Il ritardo, sostiene, sarà solo di qualche settimana. Secondo fonti monetarie, un’intesa finale potrebbe venire al vertice del G-20 in Messico a giugno. La riduzione della richiesta di risorse ai Paesi membri, rispetto al precedente obiettivo di 500 miliardi di dollari più 100 di riserve statutarie, viene giustificata dalla signora Lagarde con i progressi di diversi Paesi che «hanno già fatto fronte a oltre metà delle necessità di finanziamento per il 2012». Alcune fonti coinvolte nel negoziato affermano però che mancava la disponibilità dei Paesi.
Abituata a procedere a passo di carica, nella vita e in carriera, Christine Lagarde, costretta a usare per qualche tempo una stampella a causa di un’operazione al menisco, non lascia certo che l’infortunio rallenti la sua attività. Riceve il Sole 24 Ore nel suo ufficio al 12° piano dell’Fmi alla vigilia dei meeting di primavera che iniziano oggi con la presentazione del World economic outlook. Il documento conterrà, anticipa, una leggera revisione al rialzo delle previsioni di crescita.
Madame Lagarde, lei ha indicato nell’Eurozona il punto di maggior vulnerabilità dell’economia mondiale. Le tensioni sui mercati si sono intensificate nelle ultime settimane per la mancanza di crescita e una dose eccessiva di austerità fiscale. Che soluzioni propone?
I Paesi dell’Eurozona hanno accumulato nel tempo un alto livello di debito e hanno mostrato costantemente un tasso di crescita piu basso delle altre economie avanzate. Le aspettative di mercati e investitori evidenziano queste due preoccupazioni parallele: il risanamento necessario per recuperare un profilo più solido del debito pubblico; una crescita insufficiente senza la quale il consolidamento fiscale è impossibile. Vanno da un estremo all’altro: 18 mesi fa erano molto preoccupati dalla necessità del risanamento fiscale e volevano di più. Adesso si preoccupano della crescita. L’Eurozona ha messo assieme un arsenale di misure molto importanti: primo, il fiscal compact e il rafforzamento della governance; secondo, le misure dei singoli Paesi che hanno ricevuto programmi di aiuti, più quelle di Italia e Spagna; infine, misure innovative della Bce, l’acquisto di titoli di Stato, l’allargamento del collaterale e le operazioni di finanziamento triennale alle banche, cui si aggiungono gli 800 miliardi di euro di impegni per i fondi salva-Stati. Tuttavia, i mercati sono ancora esitanti perché sono di fronte all’incertezza. La risposta europea è stata adotatta un pezzo alla volta ed è mancato un approccio onnicomprensivo. Negli ultimi 18 mesi quel che è stato fatto è un solido insieme di risposte, quel che ci vuole è che i Paesi mettano in atto i programmi, sul fronte fiscale e strutturali. L’Italia ha realizzato un enorme capitolo di cambiamenti sotto la leadership di Mario Monti e ce ne sono altri in arrivo. Questo è molto positivo. Anche in Spagna ci sono miglioramenti: l’aumento dell’età pensionabile, una significativa riforma del mercato del lavoro, un risanamento dei conti eloquente. Devono continuare così. All’Fmi pensiamo che più sono prevedibili le misure, meglio si affronta l’incertezza. I mercati vogliono stabilità. I Governi devono indicare non solo il budget di quest’anno o dell’anno prossimo, ma obiettivi da rispettare in futuro.
Che progressi si aspetta questa settimana sul firewall? Come mai ha detto che serviranno meno risorse anche se la situazione dei mercati resta critica?
Valutiamo periodicamente il rischio potenziale e le possibili necessità di finanziamenti per i prossimi due anni, l’ultima volta a fine dicembre. Alcuni sono calati, altri aumentati. Le azioni prese dall’Italia, dalla Bce hanno cambiato il quadro. Complessivamente, la valutazione del rischio è più o meno la stessa, ma oggi siamo in aprile e alcuni Paesi hanno già raccolto sui mercati più di metà delle necessità per il 2012, quindi si è ridotto quanto avevamo stimato. Spero proprio che questa settimana raggiungeremo la massa critica di oltre 400 miliardi di dollari. Siamo determinati a fare tutto quello che si può. Sono disponibile a lasciare aperto il dossier per alcune settimane: alcuni Paesi hanno bisogno di un po’ più di tempo per l’approvazione parlamentare.
Si era parlato dell’Italia come potenziale destinatario dei fondi del firewall. Come giudica l’azione del Governo sui conti e le riforme strutturali? Quella del mercato del lavoro in particolare è molto controversa, perché l’ultima versione è stata giudicata da alcuni annacquata.
Sul risanamento dei conti, riteniamo che le misure annunciate siano sufficienti e che si debba assicurare che vengano messe in atto a tutti i livelli dell’amministrazione pubblica. Rappresentano un buon equilibrio. Generano un surplus primario più alto per ridurre il debito, evitando di danneggiare troppo la crescita. È un equilibrio sottile, un po’ sbilanciato sul lato delle entrate. È una scelta politica, ci ha detto Monti, e noi la rispettiamo. Sulla riforma del mercato del lavoro, crediamo che sia molto opportuna. Speriamo che nel processo parlamentare venga mantenuto intatto l’obiettivo di affrontare il dualismo del mercato del lavoro, la divisione fra la parte protetta e quella non protetta. E anche che la riforma affronti l’incertezza sui licenziamenti, in modo che le imprese e i datori di lavoro possano sentirsi più fiduciosi al momento di assumere. Inoltre, speriamo che i negoziati con il sindacato si concentrino sull’occupazione più che su aumenti salariali. Comunque siamo pienamente d’accordo con quello che il Governo sta facendo e possiamo solo elogiare questi sforzi per introdurre dei cambiamenti.
Il G-20 aveva chiesto all’Italia di sottoporsi a un monitoraggio speciale dell’Fmi. Perché non si è più fatto?
Ero al tavolo del negoziato a Cannes quando l’allora primo ministro ha accettato la necessità del monitoraggio. Sosteneva che aveva fatto tutto quello che era necessario, ma che i mercati non gli credevano. L’introduzione del monitoraggio avrebbe consentito al Fondo di esprimere un’opinione indipendente. Poi la storia ci dice che le cose sono cambiate. È entrato in carica un Governo tecnico, che ha rinnovato l’impegno. I mercati e gli investitori hanno mostrato più fiducia in quello che viene fatto da questo Governo. Siamo in dialogo costante con le autorità italiane. Il nostro dipartimento europeo parla con loro quotidianamente. Io stessa parlo al telefono frequentemente con il premier Monti. Fra un paio di settimane andrà in Italia la nostra missione per l’articolo 4 (la sorveglianza dell’Fmi sui Paesi membri Ndr). Avremo il quadro completo, un’analisi approfondita e vedremo i risultati.
La Bce ha evitato un grave credit crunch, ha detto il suo presidente Mario Draghi, ma la disponibilità e le condizioni del credito sono molto diverse, per esempio fra la Germania e gli altri Paesi e questo accentua il divario di competitività per le imprese.
La disponibilità di credito era in cima all’agenda a dicembre, si temeva che dovendo fare un importante deleveraging le banche europee non avrebbero più offerto credito all’economia. In aggregato non è così. Non escludo che in alcuni Paesi, per le piccole e medie imprese, per le famiglie, il credito sia più difficile e costoso, ma non è una mianccia così grave come temevamo a dicembre.
C’è già chi sollecita un’uscita dalla misure straordinarie, che secondo Draghi è prematura.
Sulla “exit strategy” sono gli europei che devono decidere cosa fare, quando e come, se riprendere o interrompere certe misure, ma sono rassicurata di sapere che i programmi sono ancora in piedi. La politica monetaria è uno degli strumenti per sostenere la crescita.
C’è il rischio che con le operazioni della Bce si sia rafforzato il legame perverso fra rischio bancario e rischio sovrano, visto che le banche hanno usato i finanziamenti anche per acquistare debito pubblico?
Sul legame fra debito sovrano e banche abbiamo un’idea: sosteniamo che si debba consentire all’Efsf e all’Esm di prestare direttamente alle banche oltre che ai Governi. L’ho lanciata a luglio: non è stata accettata, ma insistiamo.

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