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«Bene la manovra, ma crescete poco»

di Mario Sensini

ROMA — La Banca Centrale Europea promuove la manovra appena varata dal governo per il risanamento dei conti pubblici, ma sollecita riforme strutturali per la crescita. «Sono decisioni non facili da prendere, ma sono decisioni buone che vanno nella direzione giusta» ha detto il governatore Jean-Claude Trichet, riferendosi al decreto per ridurre il deficit, da quasi 70 miliardi di euro, pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale. Se la manovra va nella direzione «che noi per primi abbiamo segnalato, dal punto di vista della Bce e della Banca d’Italia sono però fondamentali — ha aggiunto Trichet — le riforme strutturali» . «L’Italia è un po’ un paradosso perché gli imprenditori sono estremamente attivi, c’è uno spirito d’impresa molto vivo, eppure il risultato d’insieme dal punto di vista della crescita e della produttività non è quello che ci si aspetterebbe» ha aggiunto il governatore della Bce in un’intervista a Sky Tg24. «A nostro avviso ciò è dovuto al fatto che ci sono ostacoli alla crescita che sono dei difetti strutturali. Quindi sarebbero veramente necessarie delle riforme che aumentino la flessibilità nel mercato del lavoro, perché ciò che è positivo in Italia, vale a dire le risorse umane, possa veramente esprimersi» . Un invito a «rafforzare e stimolare la crescita» , mantenendo al tempo stesso l’impegno al rigore sui conti pubblici è arrivato ieri anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Vorrei che davvero maggioranza e opposizione concordassero con l’obiettivo di risanamento del bilancio segnalato dalla Ue, e che questo obiettivo non fosse messo in dubbio da nessuna parte politica. Poi si può discutere dei modi» ha detto Napolitano. E le proposte dovranno andare in direzione «innanzitutto della stabilità, la riduzione di un indebitamento così pesante, la necessità di rilanciare e sostenere la crescita» . Nel giorno in cui la manovra entra in vigore, ed il Parlamento approva definitivamente il decreto sviluppo, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ribadisce intanto che non c’è alternativa al risanamento. «Senza il pareggio c’è solo il disastro» ha detto il ministro, accolto, insieme al titolare del Welfare, Maurizio Sacconi, da qualche contestazione all’assemblea della Coldiretti, così come accaduto sempre ieri al ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, all’assemblea della Confesercenti. La maximanovra colpisce duro, e lascia strascichi. Ieri si è aperto formalmente anche lo scontro tra governo, Regioni ed enti locali. La Conferenza Unificata ha sancito la rottura dei rapporti istituzionali ed ora sindaci e governatori chiedono un incontro con il premier per riaprire il dialogo. «Il conflitto può essere recuperato soltanto con un incontro urgentissimo con Silvio Berlusconi, nel quale si spera possa dare la sua disponibilità a cambiare la manovra, ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. Raffaele Fitto, ministro degli Affari Regionali, assicura che la posizione delle amministrazioni locali «possono essere valutate nel confronto» , ma aggiunge che «i saldi complessivi della manovra non possono essere toccati» . Su altri fronti, meno delicati, gli aggiustamenti sono già in discussione. Sulle pensioni si cerca di evitare il freno alla rivalutazione per gli assegni più bassi, concentrando i tagli su quelli più alti. C’è disponibilità dell’esecutivo anche a rivedere l’impianto della nuova imposta di bollo sul deposito titoli, ma anche lì la posta in ballo è enorme e non sarà facile trovare alternative. C’è più margine, invece, per modificare la norma che limita l’ammortamento dei beni in concessione all’ 1%l’anno, duramente criticata da Confindustria. Roberto Castelli, viceministro delle Infrastrutture, ha promesso un emendamento.

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