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Bene il rigore ma poca crescita

Un anno vissuto sull’ottovolante dello spread, con la missione principale di evitare che il Paese precipitasse nel baratro, per effetto della miscela innescata dall’implosione del Governo Berlusconi e dall’attacco frontale sferrato dai mercati a partire dall’estate del 2011.
Molto rigore, poca crescita
Rigore, crescita, equità. Del trinomio con cui Monti si è presentato un anno fa al Paese, è stato centrato senza dubbio il primo addendo, mentre gli altri due faticano a emergere. Ma la crescita certo non la si promuove per decreto. Siamo in piena recessione: la contrazione del Pil pari al 2,4% secondo le ultime stime è l’inevitabile conseguenza del rallentamento del ciclo internazionale. E per quel che ci riguarda dell’effetto recessivo innescato dalle manovre correttive dello scorso anno: 48,9 miliardi nel 2012 (il 3,1% del Pil), che salgono a 81,3 miliardi nel 2014 (il 4,9% del Pil).
La manovra Salva Italia
Il primo biglietto da visita del governo Monti è la manovra ribattezzata «Salva Italia» che punta a stabilizzare il percorso di rientro dal deficit anticipando il pareggio di bilancio dal 2014 al 2013. Medicina amara, ma necessaria dopo quel mercoledì 9 novembre 2011, quando il differenziale tra Btp e Bund aveva infranto la soglia dei 575 punti base (scesi di 200 punti a un anno di distanza), con i rendimenti dei Btp decennali e dei titoli pubblici biennali oltre la soglia critica del 7 per cento. Un punto di pericoloso non ritorno. Anche la forbice dei tassi a breve scadenza si avvicinò a quegli stessi livelli, segnale evidente che gli investitori temevano un’imminente crisi di liquidità. Il biglietto da visita del nuovo Governo, nato sotto l’attenta regia di Giorgio Napolitano, è in questi numeri: una manovra netta (diretta alla sola riduzione del deficit) di 21,1 miliardi nel 2012, 21,3 miliardi nel 2013 e 21,4 miliardi nel 2014. Volume di fuoco che saliva a quota 34 miliardi, se vi si comprendevano anche gli interventi per sostenere lo sviluppo. Manovra, con tanto di riforma delle pensioni, che al pari delle due correzioni varate dal precedente Governo, portava il totale delle misure sul fronte delle entrate a oltre il 70% del totale. Il risultato è l’aumento abnorme della pressione fiscale che raggiunge il 45,3% del Pil, il livello più elevato dal secondo dopoguerra.
Il deficit è sotto controllo
Il risultato più apprezzabile è un deficit che, se pur in aumento di un punto di Pil rispetto alle stime di aprile (2,6%), è pur sempre al di sotto della soglia limite del 3 per cento. Percorso di rientro garantito da un avanzo primario che a regime dovrebbe attestarsi nei dintorni del 5% Pil. Target sostenuto dal sostanziale pareggio di bilancio in termini strutturali, dunque al netto delle variazioni del ciclo e delle una tantum. Per scalare la montagna del debito (126,4% se si considerano anche gli aiuti internazionali) la via maestra è agire sul denominatore. Il Governo Monti ci ha provato, con una serie di misure che vanno dalle semplificazioni amministrative e fiscali alle liberalizzazioni, per finire con la faticosa gestazione e approvazione della riforma del lavoro e la spending review. Provvedimenti – lo ha più volte ribadito il premier – che dispiegheranno i loro effetti nel medio periodo. Nell’immediato, occorre uscire dal tunnel della crisi. E i primi spiragli dovrebbero cominciare a intravvedersi nella seconda metà del 2013.
Fisco nel segno di Iva e Imu
È stato un anno di fisco vissuto tra l’aumento delle tasse sulla casa, quello potenziale dell’Iva sui consumi, l’impennata della pressione complessiva anche grazie al rincaro retrottativo delle addizionali Irpef e le patrimoniali dai titoli ai beni di lusso. Per le imprese, invece, il Fisco targato Monti ha portato anche un taglio al cuneo fiscale e l’aiuto alla crescita economica (Ace) per favorirne la capitalizzazione. A questo si aggiungono i tentativi di semplifcare il sistema fiscale. Mentre l’eredità che il Governo vorrebbe lasciare ai successori è l’attuazione della delega rivista e corretta rispetto a quella proposta dall’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
La «guerra» all’evasione
L’altro caposaldo dell’azione di Governo è stato la lotta all’evasione, definita più volte una «guerra» dall’attuale premier. E se Tremonti aveva puntato sulla ricerca dei capitali all’estero, l’attuale Esecutivo ha rispostato l’asse all’interno dei confini rilanciando – anche in termini di enfasi mediatica – i blitz contro chi non emette scontrini e ricevute. Così l’effetto Cortina, dopo l’operazione di fine 2011 nella località delle Dolomiti, ha finito per produrre i primi risultati sull’Iva pagata nel commercio al dettaglio. Resta ancora da attuare l’altra “killer application” per stanare gli evasori: la possibilità di ricevere da banche e intermediari finanziari i saldi iniziali e finali e le sintesi dei movimenti sui conti correnti. L’autostrada telematica su cui viaggeranno i pacchetti dei dati, però, dovrebbe essere pronta entro fine anno.

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