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«Bene il Def ma più investimenti»

La prudenza del Governo sulle prospettive di crescita è «condivisibile» a condizione però «che non dipenda da una timidezza della linea di politica economica». Per Confindustria non ci si può infatti accontentare, nel medio periodo, di una ripresa del ciclo dell’1% annuo, occorre puntare con determinazione ad almeno il 2% e per questo «servono misure di stimolo». E soprattutto, occorre cogliere fino in fondo «la grande opportunità che ci è offerta da un contesto esterno straordinariamente favorevole». 
Marcella Panucci, direttore generale dell’associazione di viale dell’Astronomia, ha aperto insieme ai sindacati le audizioni convocate dalla Commissione Bilancio del Senato sul Documento di economia e finanza (Def). Un testo sul quale arriva un giudizio positivo, preceduto dall’apprezzamento per la determinazione con cui il Governo intende procedere con gli interventi strutturali impostati: «A cominciare dagli interventi sul lavoro, la riduzione del cuneo fiscale, la decontribuzione per i neoassunti, che va resa strutturale e il Jobs act». Ma le riforme vanno attuate, e fino in fondo, ha insistito la Panucci, sottolineando il ritardo della delega fiscale.
Per aumentare il potenziale di crescita del Paese bisogna, in particolare, concentrarsi sulla manifattura e sugli investimenti. È questa la visione che forse manca al Def:?«Ogni misura, di qualunque natura, dovrà essere valutata con il metro della capacità di sostenere l’industria e la crescita». Bisogna rafforzare l’impegno sugli investimenti puntando sui Fondi di coesione:?ci sono ancora 13,6 miliardi da utilizzare della programmazione 2007-2013. E bisognerebbe usare subito i fondi della programmazione 2014-2020 piuttosto che aspettare il piano Juncker «che non appare sufficientemente efficace».
Ma devono crescere anche gli investimenti pubblici, arrivando almeno alla soglia del 3% del Pil annuo, e sulle infrastrutture serve una riflessione rivolta ai progetti più che alle dimensioni poiché «da grandi e piccole opere arriva un impulso alla crescita» mentre a sostegno di quelli privati serve «un tagliando e maggiori risorse» sugli strumenti attivati negli ultimi anni:?più credito d’imposta all’innovazione e sugli investimenti in beni strumentali (cancellando «l’assurda prassi di tassare i macchinari d’impresa e rivedendo la tassazione sugli immobili d’impresa»). Non è mancata anche una riflessione sul difficile nodo del credito:?«Gli interventi che il Governo intende portare avanti per ridurre il fardello dei crediti deteriorati nei bilanci bancari saranno cruciali per spezzare il circolo vizioso del credit crunch», dice il direttore di Confindustria.
Le scelte di politica di bilancio vanno invece nella giusta direzione. Ora è cruciale la «diluizione temporale» e il «dosaggio» degli interventi che, in ogni caso, produrranno una stretta fiscale dello 0,8% tra il 2015 e il 2018. Il pareggio strutturale nel 2017 (anziché nel 2016) è reso possibile «dall’attivazione della flessibilità prevista dagli accordi europei» ed è un bene. Dopo gli sforzi compiuti negli ultimi anni si aprono maggiori margini di manovra e il Governo, dice la Panucci, «fa bene ad utilizzare già quest’anno le maggiori risorse che emergono tra lo scostamento del deficit tendenziale e quello programmatico» (lo 0,1%). Come usare il bonus è una scelta politica e per Confindustria andrebbe utilizzato sia per aiuti alla fasce più deboli sia per politiche pro-cicliche. Ma soprattutto il Governo fa bene a usare l’anno prossimo lo 0,4% come primo passo per evitare lo scatto della clausole di salvaguardia su Iva e accise, che «darebbe un duro colpo alla ripresa». Per scongiurare questo scenario bisognerà poi delineare una strategia di spending review chirurgica «evitando tagli lineari». Come? Confindustria rilancia sulla necessità di riorganizzare la Pa per accrescerne la competitività, sottolinea l’opportunità di forme di «finanziamento integrativo» per sostenere il nostro Welfare, a partire dalla sanità. Mentre sui trasferimenti alle imprese riprende il suo “Progetto per l’Italia” del 2013:?benvenuto ogni taglio alle spese inefficienti ma ricordiamoci che i trasferimenti alle imprese industriali sono ridotti a 2 miliardi mentre il 90% dei trasferimenti va alle aziende pubbliche per coprire gli oneri di servizio.
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