Per il momento l’unica cosa certa è che il debutto a Wall Street, se debutto sarà, avverrà con il ticker, cioè la sigla associata ai titoli di Borsa, BSP. Così Bending Spoons si prepara a sbarcare sul Nasdaq questa estate in quella che si candida ad essere la maggiore Ipo di sempre per un’azienda italiana sulla piazza finanziaria Usa. Tempi, modalità e soprattutto prezzi dell’offerta sono ancora da definire. Ieri la società, nata nel 2013 come startup specializzata in
sviluppo software e oggi colosso specializzato nell’acquisire, risanare e rilanciare aziende tech in tutto il mondo, ha mosso il primo passo verso la quotazione, presentando una dichiarazione di registrazione sul modulo F-1 alla Sec. Il primo step necessario per le aziende straniere che desiderano quotarsi a Wall Street.
L’azienda ha però spiegato che «le tempistiche dell’offerta, il numero di azioni da offrire» e la fascia di prezzo «non sono ancora stati determinati». Anche perché è probabile ma non automatico che l’operazione proceda visto che l’offerta, ha chiarito la società, «è soggetta alle condizioni di mercato e ad altri fattori, inclusa l’efficacia della dichiarazione di registrazione, e non vi è alcuna garanzia circa se e quando l’offerta verrà avviata o completata».
Senza ulteriore intoppi l’Ipo prenderà corpo nel prospetto che potrebbe essere pubblicato nelle prossime settimane. Capofila dell’operazione nel collocamento saranno Goldman Sachs International, Jp Morgan e Allen & Company affiancate da un lungo pool di banche, comprese le italiane Imi-Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banca Akros.
Quello che manca al mercato oggi sono i numeri. Secondo Bloomberg l’azienda punta ad un possibile collocamento con una valutazione tra i 20 e i 22 miliardi di dollari. Nel documento presentato alla Sec si spiega inoltre che l’offerta sarà realizzata in parte attraverso l’emissione di nuove azioni, nell’ambito di un aumento di capitale, e in parte attraverso la vendita di azioni già esistenti da parte degli attuali azionisti. In compenso l’azienda nel massiccio
documento di oltre 300 pagine depositato all’autorità di Borsa Usa ha alzato il velo sui numeri di bilancio più aggiornati.
L’azienda ha chiuso il 2025 con 1,31 miliardi di dollari di ricavi, quasi il doppio rispetto ai 671 milioni del 2024, e un utile operativo pari a 278 milioni di dollari, con un margine operativo del 21%. Numeri destinati a invecchiare in fretta considerato che nel primo trimestre 2026 l’azienda ha registrato 308 milioni di ricavi e 120 milioni di utile operativo. Risultati su cui inciderebbe in maniera decisiva il contributo dell’intelligenza artificiale. Secondo l’azienda la quota dimodifiche ai codici dei software scritta o co-scritta dall’IA è passata da meno del 10% nel primo trimestre del 2025 a oltre il 90% un anno più tardi. Musica per le orecchie degli investitori che oggi, forse con un eccesso di fiducia, fiutano guadagni mirabolanti ogni volta che l’IA viene soltanto evocata.