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Benchmark europei per le riforme italiane

Se l’Italia guarda alla Spagna per il rimborso dei debiti arretrati della Pa, anche per gli altri dossier aperti sul tavolo del Governo l’Europa offre modelli di riferimento. Dal cuneo fiscale alle politiche del lavoro, dalle misure per attrarre investimenti al credito alle imprese, fino alla giustizia e al “fisco amico”, non mancano i primi della classe che possono dare suggerimenti utili.
Dovrebbe aprirsi questa settimana il tavolo che riunirà la task force guidata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, per mettere a punto il piano che dovrà tagliare il cuneo fiscale con un intervento di almeno 10 miliardi. Posto che la ricetta giusta non esiste, in Europa diversi Paesi registrano un cuneo fiscale inferiore al nostro. L’Irlanda è al 25,9%, la Gran Bretagna al 32,3%, Olanda e Danimarca al 38,6%. Il governo di Copenaghen è quello che dal 2000 al 2012 è riuscito ad abbassare di oltre 5 punti il cuneo, agendo in primis sugli oneri sociali a carico del lavoratore, mentre quelli per il datore sono azzerati. Anche la Germania ha ridotto il cuneo di oltre il 2%, tagliando le tasse sui redditi dei lavoratori e gli oneri sociali per le imprese. La locomotiva tedesca insegna anche come risolvere il nodo disoccupazione giovanile: si guarda al modello duale dell’apprendistato, con forti legami tra scuola e mondo produttivo, che mantiene la quota di senza lavoro under 25 sotto i livelli di allarme (7,6% a gennaio rispetto al 42,4% dell’Italia). E sul versante degli ammortizzatori sociali a fare scuola sono i Paesi scandinavi, dove si abbina una grande flessibilità per assunzioni e licenziamenti a un’estesa sicurezza per i disoccupati. Una situazione che può essere messa in pratica solo se esistono sussidi monetari e politiche attive in grado di traghettare agevolmente tra un impiego e l’altro. Situazione lontana anni luce dalla realtà italiana, che però potrebbe invertire la rotta sfruttano i fondi (1,5 miliardi) che arriveranno da Bruxelles per l’attuazione della Garanzia giovani.
Gli occhi sono invece puntati su Madrid per sbrogliare un’altra matassa che avvolge le imprese: i 60 miliardi di debiti arretrati della Pa. Nel 2012 la Spagna ha messo a punto un piano concordato con il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti iberica e da allora ha rimborsato 42 miliardi. L’operazione è stata effettuata attraverso un Fondo (Ffpp), finanziato per 6 miliardi dallo Stato e per il resto da un prestito sindacato di quasi tutte le banche spagnole, con la garanzia pubblica. «La soluzione adottata in Spagna – spiega Davide Magri, a.d. di Intrum Justitia Italia – ha consentito di rimborsare i debiti e di scorporare la misura dal calcolo del deficit. Il modello potrebbe essere applicato anche in Italia, con la Cdp che potrebbe agire come garanzia per le banche. L’importante è trovare una soluzione al più presto, perché i ritardi di pagamento hanno un effetto domino devastante su tutta l’economia». L’altro fronte aperto è quello dei tempi lunghi di pagamento da parte dello Stato, che sono già valsi all’Italia l’avvio di una procedura di infrazione da parte di Bruxelles a inizio febbraio. Qui il benchmark è la Finlandia, dove lo Stato paga in appena 24 giorni contro i 170 del nostro Paese.
Altro capitolo al centro dell’azione del nuovo governo è la scuola: l’intenzione di Matteo Renzi è partire dall’edilizia scolastica, con l’erogazione immediata dei 450-500 milioni messi a disposizione dal “decreto del fare”, cercando poi di attivare in tempi rapidi 850 milioni di mutui Cdp e Bei (previsti dal decreto scuola) e un altro miliardo di fondi incagliati da precedenti piani (si veda Il Sole 24 ore del 27 febbraio). Risorse da sbloccare in fretta, visto che la situazione del nostro Paese, come evidenzia il rapporto Ocse Pisa, è in arretramento: i fondi al sistema scolastico sono diminuiti in un decennio dell’8%, l’edilizia scolastica è carente, la digitalizzazione ci vede indietro di 15 anni rispetto a un Paese come la Gran Bretagna e l’uso curricolare di internet è sotto di 13 punti rispetto alla media Ocse. Su questo terreno a fare da apripista sono ancora una volta gli scandinavi, a partire dalla Finlandia, dove è forte l’attenzione alle nuove tecnologie: lavagne multimediali e pc in ogni classe già dalle elementari, con altri computer a disposizione negli spazi comuni. Scuole moderne anche negli arredamenti e nell’organizzazione degli spazi e con un corpo docente preparato e con forti legami tra ricerca universitaria e attività didattica: un mix che ha portato gli studenti finlandesi a ottenere performance elevate nella valutazione Pisa (519 rispetto al 485 dell’Italia).
E se la lotta alla burocrazia, come ha detto Renzi, «è la madre di tutte le battaglie» l’esempio virtuoso a cui tendere è la Danimarca, dove in appena 5 giorni e con solo 4 pratiche si può avviare un’impresa.
I suggerimenti per attirare investimenti arrivano però anche dagli ultimi banchi: il Portogallo ha introdotto un credito d’imposta per chi scommette sulla sua ripresa, mentre la Spagna premia chi acquista i suoi titoli di Stato o contribuisce a ravvivare il mercato immobiliare. Infine, la «rivoluzione» promessa dal premier sul fisco amico in Svezia, ma anche in Francia, Gran Bretagna e Germania, è già una realtà: in primavera arriva puntuale nelle case la dichiarazione dei redditi precompilata.

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