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Befera: «Misure straordinarie»

Quelle sui conti correnti sono «misure straordinarie», dovute al fatto che «un’evasione pari al 21% del Pil contro il 13-14% della media europea è un’emergenza, e in questa guerra qualcosa va fatto»; sperando però, e qui sta il punto, che «si possa tornare presto a una normalità di gestione» nel rapporto tra Fisco e contribuenti.
A descrivere questo scenario è Attilio Befera, direttore dell’agenzia delle Entrate e presidente di Equitalia, che nella puntata di Porta a Porta in onda stasera lascia presagire un’apertura a un possibile ripensamento delle regole che consentono all’amministrazione finanziaria di mettere gli occhi su conti correnti e rapporti finanziari dei contribuenti. In realtà la norma che ha creato l’anagrafe dei conti (articolo 11 del Dl 201/2011) non ha scadenza, nel senso che dopo la fase iniziale con il primo invio entro ottobre dei dati 2011 prevede una situazione a regime che dal 2014 impone a banche e intermediari di mandare al Fisco entro il 20 aprile, i dati dell’anno precedente. La riflessione pubblica di Befera si muove nel solco di questa previsione perché non si spinge a ipotizzare tempi e modalità di un possibile “ripensamento”, ma attribuendo al monitoraggio sui conti un carattere «straordinario» ne sembra prefigurare un’esistenza temporanea. Nelle parole del direttore delle Entrate la «normalizzazione» dei rapporti con i contribuenti, evidentemente intaccata dall’anagrafe dei conti, dipende da una «normalizzazione» parallela del livello di evasione fiscale, ma è ovviamente la politica a dover decidere e il dibattito è già aperto.
Anche perché, nel salotto di Bruno Vespa, è lo stesso Befera a sottolineare che il problema cruciale del fisco italiano si annida nel risultato finale, dal momento che «ci sono tanti accertamenti ma si riscuote pochissimo, e in tempi molto lunghi». L’anagrafe dei conti, così come il redditometro, sembra destinata a far lievitare ulteriormente gli accertamenti, ma non interviene sul nodo degli incassi effettivi. Il risultato descritto dal direttore dell’agenzia mal si concilia con l’idea della «guerra all’evasione» condotta con «misure straordinarie», ma secondo Befera si spiega con lunghi anni di “tolleranza” nei confronti dell’infedeltà fiscale: «Se la lotta all’evasione fosse iniziata qualche decina di anni fa – ha chiosato – non saremmo in questa situazione».
Fatto sta che mentre prova a recuperare il tempo perduto, il Fisco deve gestire l’eredità pesante dei buchi della riscossione, rappresentata dai 527 miliardi di euro iscritti a ruolo negli anni scorsi ma mai incassati (si veda Il Sole 24 Ore del 5 giugno). Di queste cartelle, che risalgono fino al 2000, Befera ammette che «è incassabile solo una quota residuale», e ricorda che le Entrate effettuano «svalutazioni pari all’82%» di questi crediti. In questa torta, ci sono anche i «residui attivi» dei 6mila enti locali che riscuotono con Equitalia (lo possono fare fino al 31 dicembre), in un pacchetto di mancate entrate in grado di aprire squarci pesanti nei bilanci pubblici.
A ricordare il valore delle mancate riscossioni è stata da ultimo la Corte dei conti, che ne ha anche indicato la causa nei tanti tira e molla normativi che hanno costellato gli interventi sul fisco negli ultimi anni. Un’altalena normativa che mentre infittiva l’ordinamento di nuovi strumenti anti-evasione limitava l’efficacia della riscossione, spesso senza centrare il problema che diceva di voler risolvere. Un esempio è negli ostacoli alle azioni esecutive per i debiti sotto i 2mila euro: nati per rispondere alle difficoltà di piccoli imprenditori in crisi e alle prese con debiti verso l’Erario, hanno finito per colpire quasi esclusivamente la riscossione delle multe e delle altre entrate locali.
Sul rischio di eccessi nell’azione dell’agente nazionale della riscossione torna anche Befera nella puntata di Porta a Porta in onda oggi ma registrata ieri: «In alcuni casi Equitalia ha sicuramente sbagliato – riconosce –, ma emettiamo 10-15 milioni di cartelle esattoriali all’anno e un numero limitato di errori, anche pesanti, ci può stare».

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