Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bebè, sforbiciata ai costi su web

Dall’acquisto di prodotti come passeggino, culla, fasciatoio, seggiolino per l’auto, seggiolone, lettino e vestiti, ai costi legati alla necessità di prendersi cura del bambino, soprattutto per chi lavora, con baby sitter e nido: con l’arrivo di un figlio si va sempre incontro a un aumento delle spese. Ma, come in altri ambiti, anche in questo caso il trend della condivisione, grazie al web, può fornire soluzioni per risparmiare: per esempio ci sono piattaforme di baratto dove si possono trovare attrezzature e capi di abbigliamento che non servono alle altre persone da scambiare gratuitamente con altri oggetti, oppure siti dove è possibile mettersi in contatto con altre famiglie del quartiere per condividere la baby sitter. Inoltre, nelle strutture dedicate al co-working stanno nascendo spazi per lasciare i bimbi (è il cosiddetto co-baby), un po’ come nel caso dei nidi aziendali, a prezzi accessibili e con formule flessibili.

Casa e auto le spese più impegnative. Tra le spese più consistenti che i neogenitori si trovano ad affrontare può esserci una casa nuova con una stanza aggiuntiva da adattare alle esigenze del bambino. Secondo Mitula, motore di ricerca immobiliare e per auto di seconda mano, l’incremento del prezzo medio di un’abitazione con una stanza in più va da un 7% a Milano fino a fino all’85% Bologna; a Roma può costare mediamente fino al 14% in più, a Palermo fino al 24% in più. Spesso tra le spese collegate all’arrivo di un nuovo componente della famiglia c’è anche un’auto più grande: secondo Mitula uno dei modelli prediletti è l’Audi A4.

Il baratto per risparmiare su vestiti e attrezzature. Oltre a queste spese più importanti, che può essere più difficile abbattere, ce ne sono altre, come passeggino, carrozzina, seggiolino per la macchina, seggiolone, fasciatoio, box e abbigliamento, che sono rilevanti e che spesso riguardano beni che si usano per un periodo limitato di tempo. Federconsumatori ha calcolato che la spesa per mantenere un figlio nel primo anno di vita varia da circa 6.800 euro a un massimo di 14.800 euro, considerando il costo di questi articoli. In questo caso le opportunità offerte dal mondo del web e dall’economia della condivisione possono venire in aiuto delle famiglie. Naturalmente un’opzione è cercare su internet articoli usati da acquistare o in offerta, ma una possibile soluzione per risparmiare ancora di più è il baratto. Si tratta di una formula antica ma che oggi offre opportunità molto più vaste grazie al digitale: infatti ci sono diverse piattaforme online che facilitano questo tipo di scambio, che ha due forme, ovvero quello asincrono, in cui un bene viene scambiato con dei crediti da utilizzare successivamente (come nel caso di iBarter) e poi quello sincrono in cui i beni vengono barattati immediatamente, come nel caso di Zerorelativo, che ha una sezione dedicata a vestitini, scarpine, accessori, seggiolini, passeggini, culle e arredi vari; quest’ultima piattaforma funziona iscrivendosi e poi inserendo l’annuncio dell’oggetto che si vuole barattare, con la possibilità di compilare una lista dei desideri che comprende ciò che si cerca in cambio. Una volta che l’affare si conclude, ci si accorda per l’invio postale o lo scambio. Un altro sito è Baby-bop (disponibile anche via app), che permette scambiare gratuitamente abiti e accessori per bambini: si possono inserire gli annunci per regalare ciò che non si usa più o cercare tra quelli esistenti; chi regala sceglie il destinatario, che comunica il suo interesse, con cui si accorda direttamente per lo scambio. Uno dei trucchi per essere scelti è segnalare flessibilità per quanto riguarda gli orari e i luoghi di ritiro dell’oggetto.

Oppure c’è Reoose, su cui si può praticare il baratto asincrono, che ha una sezione dedicata ai bambini: dopo essersi registrati si pubblica gratuitamente l’annuncio dell’articolo che si propone, cui vengono assegnati dei crediti, in base alla categoria e allo stato di conservazione; una volta effettuata la vendita con i crediti ottenuti si possono acquistare altre cose.

Sempre nel solco del trend della condivisione è l’opzione proposta da Armadio Verde, un servizio che permette di liberarsi dei vestiti dei più piccoli, usati ma di qualità, e di comprarne altri. In questo caso si richiede una prima valutazione online e si inviano i capi (o con una busta da richiedere che consente la spedizione gratuita o concordando il ritiro a domicilio con un corriere mandato dall’azienda); una volta arrivati al magazzino di Armadio Verde, i vestiti vengono valutati di nuovo dal team dell’organizzazione (in base alla marca e al tipo di abito) che assegna un certo numero di stelle che vanno a costituire il portafoglio virtuale dell’utente. A questo punto è possibile acquistare altri vestiti dal catalogo utilizzando le stelle accumulate e pagando 5 euro per ogni capo.

Un’altra soluzione sono anche i cosiddetti swap party, ovvero incontri con un numero limitato di persone, dove ci si scambiano le cose che i propri figli non usano più; di solito questo tipo di iniziative funzionano con il passaparola.

La baby sitter condivisa. Un esborso non indifferente è quello per la baby sitter, una presenza che può diventare fondamentale per chi lavora e non ha possibilità di lasciare il piccolo a nonni o parenti. In questi casi una formula vincente può essere suddividere con altri genitori le spese per l’assistenza dei bambini, risparmiando una somma considerevole. Se non si riesce a organizzarsi autonomamente, il web può essere d’aiuto: per esempio c’è Sitter-Italia, una piattaforma che mette in contatto le famiglie con le baby sitter e con le altre famiglie che abitano nella stessa zona per condividere una baby-sitter e organizzare insieme la custodia dei figli. La registrazione al sito è gratuita e consente di leggere e rispondere ai messaggi di altri utenti; se però si vuole inviare un messaggio, è necessario acquistare un abbonamento (15 euro per un mese, 30 euro per 3 mesi e 60 euro per 12 mesi).

Il fenomeno del co-baby. Per chi lavora in modo autonomo e non sa a chi affidare i bambini piccoli per vari motivi, si stanno diffondendo aree apposite, con educatrici, nelle strutture dedicate al co-working, dove diversi professionisti e freelance condividono uno spazio attrezzato come un ufficio. Si tratta di un fenomeno ancora abbastanza limitato, ma ci sono casi in diverse città italiane: a Milano per esempio c’è Piano C, che mette a disposizione dei lavoratori in co-working un nido e un’area gioco per bambini da 0 a 10 anni, con una puericultrice, aperto dalle 9 alle 19. In questo caso è possibile acquistare diverse soluzioni che includono il co-baby, come un carnet da 10 ingressi da 16 euro al giorno, o pacchetti a ore (per esempio 10 ore a 3,83 euro all’ora).

Un’altra realtà simile è L’Alveare di Roma, che propone uno spazio in co-working con un servizio che può ospitare bimbi dai 4 a 36 mesi, con diverse tariffe: per esempio il costo mensile per 5 ore al giorno è di 450 euro, che diventano 620 per 8 ore, con la possibilità anche in questo caso di acquistare un carnet a ingressi.

C’è anche Lab Altobello a Mestre che associa al co-working un servizio per la prima infanzia (12-36 mesi), con un piano educativo annuale basato sui principi montessoriani, aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 13 per un massimo di 5 ore giornaliere al costo di 295 euro mensili (oppure tre giorni la settimana per 200 euro mensili).

Irene Greguoli Venini

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa