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Bce:“Debito Italia fuori linea così Paese più vulnerabile”

«Un debito pubblico molto alto rende i Paesi vulnerabili a shock economici e può ostacolare la crescita in molte maniere; per questo la loro riduzione resta uno dei principali obiettivi di politica economica».
La Banca centrale europea ha anticipato ieri un saggio del Bollettino economico previsto per oggi con un tagliente parere sul debito che ricorda che le regole europee imporrebbero il taglio, ogni anno, di un ventesimo della parte che supera il 60% del Pil.
Mentre Roma si è attenuta alle regole sul deficit, negli ultimi tre anni non ha rispettato la tabella di marcia imposta dal Fiscal compact, scrivono gli economisti di Mario Draghi. Stando ai calcoli di Francorte, il rispetto della regola del debito entro il 2019 implicherebbe per noi un aggiustamento strutturale dello 0,6% del Pil nel 2017 e nel 2018 e dello 0,5% nel 2019. Un aggiustamento inferiore di 0,25% all’anno rinvierebbe l’obiettivo del pareggio di bilancio al 2020, mentre un aggiustamento dell’1% all’anno lo anticiperebbe al 2018, con un debito/pil che calerebbe al 100% entro il 2026.
Un parere, isolato e anticipato, che si inserisce in una fase delicata, per Roma, ufficialmente sotto esame della Commissione europea sull’ultimo Programma di stabilità. Intanto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è tornato all’attacco su uno dei principali pomi della discordia con la Germania, quello della valutazione dei titoli di Stato nei bilanci delle banche. «Il trattamento prudenziale attuale già include misure che considerano l’esposizione sovrana e ogni cambiamento, come segnalato anche da Bce e commissione europea, potrebbe determinare effetti negativi e destabilizzanti sul sistema bancario europeo, sulla gestione del debito sovrano e quindi sull’economia reale ». In audizione in Commissione Finanze al Senato, Padoan ha difeso l’attuale impostazione, che li considera neutrali, e ha concluso che «l’esperienza recente mostra che il comportamento delle banche in materia di detenzione dei titoli sovrani svolge una importante funzione anticiclica e quindi stabilizzatrice».
La settimana scorsa il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, era tornato sull’argomento in un discorso molto duro pronunciato all’Ambasciata tedesca a Roma, in cui aveva criticato lo scarso impegno dell’Italia sul controllo dei conti pubblici, in cui aveva persino insinuato che Paesi con il debito alto come il nostro eserciterebbero un potere ricattatorio sulla Bce. E Weidmann aveva anche ricordato la posizione non solo sua, ma condivisa dal governo Merkel, sui bond governativi. La Germania chiede che i bond in pancia agli istituti di credito siano compensati da “cuscinetti” adeguati.
Al duro monito di Weidmann ha risposto Matteo Renzi, invitando il capo della Buba a pensare piuttosto alle banche tedesche. Ma il presidente del Consiglio ha commesso un errore che non è sfuggito a Francoforte. Renzi ha affermato che la Bundesbank ha salvato il sistema creditizio con oltre 240 miliardi di euro di aiuti. In realtà, ricordano dalla Buba, non è così. E’ stato lo Stato tedesco, attraverso il fondo pubblico di salvataggio per le banche Soffin, a investire montagne di soldi per salvare Commerzbank e altri istituti dal tracollo. La Bce ha anche confermato ieri che la banconota dal 500 euro ha i giorni contati. Sarà stampata solo fino alla fine del 2018.

Tonia Mastrobuoni

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