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Bce, un anno della presidente Lagarde sotto il segno di misure straordinarie

I falchi e le colombe nel Consiglio direttivo della Bce sanno ben volare nei cieli della politica monetaria. Così, quando Christine Lagarde un anno fa ha iniziato il suo mandato da presidente della banca centrale europea senza un curriculum da banchiere centrale e dunque senza un adeguato brevetto di volo, i mercati hanno sorvolato, puntando tutto sul pilota automatico che Mario Draghi le aveva lasciato in presidenza, quando impose ai falchi sul finale l’avvio di un nuovo programma di acquisti APP a partire da novembre. La neo-presidente, per nulla impreparata al palcoscenico mondiale con un passato da ministro delle Finanze in Francia ed ex-direttore dell’Fmi, si è presentata a tutti al suo arrivo in Bce definendosi “civetta”: facendo intendere di essere perfettamente in grado di volare, ma a modo suo. Così è stato.

Tant’è che quando è soffiato il vento apocalittico della pandemia, la Bce ha spiccato il volo mettendo a segno una serie di misure straordinarie, dalla dotazione aggiuntiva all’App al Pepp, dalle speciali Tltro con tasso a -1% alle misure di allentamento della vigilanza bancaria. Una Bce che ha dato prova in pandemia di poter volare alto, sorretta dallo sforzo corale delle ali di una civetta, dalla squadra dei suoi falchi e delle sue colombe, dal pilota automatico di Draghi, dalla guida illuminata del co-pilota Andrea Enria all’Ssm e dall’azione coordinata senza precedenti di un’Unione europea solidale e con il turbo: il bond europeo comune e pandemico da 750 miliardi per assistere soprattutto i Paesi più deboli e più colpiti dal coronavirus con sussidi e prestiti a costo zero.

È in questo contesto eccezionale, reso ancor più straordinario da un evento senza precedenti come Brexit e dall’appuntamento altamente destabilizzante delle elezioni presidenziali in Usa, che si inquadra la riunione di domani del Consiglio direttivo della Bce. Una riunione che marca anche il primo anno di presidenza di Christine Lagarde.

Dal meeting del General Council non sono attese per ora nuove decisioni o nuove misure per un ulteriore allentamento monetario ma la conferma di una politica monetaria che diventerà sempre più accomodante. È infatti solo una questione di tempo. A dicembre, alla prossima riunione, il quadro dell’impatto economico della seconda ondata di contagi e della seconda ondata di misure di contenimento sarà più chiaro. Le proiezioni macroeconomiche dello staff Bce saranno riviste e si spingeranno fino al 2023. Anche le manovre fiscali espansive 2021 dei singoli Stati europei saranno state approvate o in dirittura d’arrivo a dicembre: gli ammontari delle emissioni 2021 di nuovo debito sovrano, dei bond della Commissione europea per Sure e Recovery Fund, della Bei e fors’anche del Mes, saranno stimabili dalla Bce con una certa precisione.

Si saprà di più sull’andamento dell’inflazione e dell’euro sui mercati valutari, sulla debolezza della ripresa economica o sul pericolo di una doppia recessione, sulla tenuta del mercato del lavoro, dei consumi, delle esportazioni, sull’entità dei rischi al ribasso. Per dicembre gli Usa avranno un nuovo presidente, Brexit avrà (forse) preso la sua strada e la Bce potrà definire l’entità aggiuntiva del Pepp necessaria per mantenere la sua politica monetaria ampiamente accomodante come necessario. I mercati puntano a 500 miliardi aggiuntivi nel Pepp, per portare le dimensioni complessive a quota 1.850 miliardi dagli attuali 1.350 miliardi (già aumentati di 600 miliardi dagli iniziali 750 miliardi). È nelle carte anche una modifica del prestito mirato Tltro, uno strumento di grande efficacia per mantenere la liquidità abbondante e per quanto possibile alleviare il compito delle banche chiamate a sostenere l’economia in pandemia con credito a famiglie e imprese.

I mercati sanno che la Bce è sempre pronta a modificare i suoi strumenti, anche in maniera sorprendente, in piena notte (come è accaduto con l’avvio del Pepp) al di fuori del calendario delle riunioni del Consiglio direttivo con conferenza stampa.

La priorità resta per la Bce l’inflazione, e cioè, centrare la stabilità dei prezzi che è l’obiettivo del suo mandato. Ma il mandato è ampio, si estende anche alla crescita economica e ai livelli di occupazione perseguiti dall’Europa. E non solo. Christine Lagarde, pur in piena pandemia, sta dimostrando con una comunicazione continua, molto vivace e diretta, che intende affrontare senza indugio tutte le molteplici sfide aperte per la banca centrale, che partono dalla revisione della strategia della politica economica da lei avviata in gennaio e che si estendono al cambiamento climatico e all’euro digitale.

Lagarde ha introdotto un termine nuovo, nella comunicazione della Bce: «undeterred», va avanti «imperterrita». Oltre ad essere «paziente, persistente e prudente» come la ritraeva Draghi, la banca centrale europea resta fondamentalmente un’istituzione sempre pronta a tutto, al ”whatever it takes” confermato nell’era Lagarde, tra le tante misure, in primis dalle modalità inedite del programma di acquisti di emergenza pandemica decise forse “attorno a un tavolo da cucina”: nel Pepp la chiave capitale (la suddivisione degli acquisti dei titoli di Stato dei 19 Paesi membri dell’euro in base a criteri di Pil e popolazione) si è rivelato un tabù smantellabile senza indugi per combattere la pandemia.

La Bce prima con Draghi ora con Lagarde, con i suoi navigati falchi e le sue colombe nel Consiglio direttivo, continuerà a dimostrare di non avere indugi quando, oltre alla stabilità dei prezzi, arriverà il momento post-Covid della ricostruzione. Una Bce, quella di Lagarde, sostenuta infine nel suo volo ad alta quota, dall’azione concertata di tutte le istituzioni europee, dalla Commissione al Mes e alla Bei e dalle politiche fiscali degli Stati nazionali.

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