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Bce: tutta l’Europa è in frenata

L’inflazione nell’Eurozona sta scendendo più rapidamente del previsto. «Per questo abbiamo tagliato i tassi d’interesse la settimana scorsa», ha detto ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, mentre altri tre membri del consiglio della banca hanno sollevato la possibilità di un ulteriore allentamento della politica monetaria se la situazione economica dovesse peggiorare.
Il bollettino mensile della Bce, diffuso ieri, ha confermato il deterioramento delle prospettive di crescita, mentre, in un’analisi sui costi dell’invecchiamento della popolazione, ha rilevato che l’Italia, grazie alla riforma delle pensioni, soffirà meno di altri Paesi nei prossimi 50 anni la pressione di un aumento della spesa pubblica.
Draghi, intervenuto ieri a un seminario a Casablanca organizzato dalla Bce e dalle banche centrali della regione del Nordafrica, ha notato che l’inflazione sta convergendo più rapidamente del previsto verso l’obiettivo dell’istituto di Francoforte, al di sotto ma vicina al 2%. Nel mese di giugno, il dato dell’Eurozona è stato del 2,4%, invariato rispetto a maggio, ma c’è la possibilità che il calo dei prezzi dell’energia acceleri la caduta.
Lunedì scorso a Bruxelles, Draghi ha dichiarato che, pur non impegnandosi in anticipo, la Bce osserverà i dati e valuterà il da farsi sui tassi, dopo averli portati allo 0,75 per cento. Sulla stessa linea si sono espressi ieri tre consiglieri, compreso il presidente della Banca centrale olandese, Klaas Knot, considerato uno dei “falchi” antinflazionisti. «Se la situazione dovesse peggiorare – ha dichiarato Knot in una intervista al quotidiano Ft Deutschland – non c’è un dogma che ci impedisce di andare sotto lo 0,75%. Attualmente, riteniamo che questo livello sia appropriato». Il governatore della Banca d’Austria, anch’egli spesso annoverato fra i fautori della linea dura, ha detto che «le prospettive di crescita in tutta l’Europa si stanno deteriorando».
La Bce osserva nel suo bollettino mensile che il peggioramento dell’andamento dell’economia ha investito anche Paesi che finora erano rimasti relativamente immuni, per esempio la Germania, la cui crescita aveva impedito all’Eurozona nel primo trimestre dell’anno di scivolare in una contrazione.
Il governatore della Banca centrale della Slovacchia, Jozef Makuch, ha dichiarato che la Bce ha disposizione tutti gli strumenti necessari, «vecchi e nuovi», per far fronte a un’eventuale recessione.
Sui mercati, la maggior parte degli osservatori ritiene che difficilmente l’istituto di Francoforte procederà a un altro taglio dei tassi già nel mese di agosto, ma se la crisi dovesse aggravarsi, potrebbe farlo alla ripresa di settembre.
Il bollettino mensile della Bce ripropone il quadro della situazione economica presentato da Draghi in conferenza stampa la settimana scorsa dopo la riunione di consiglio, ma approfondisce anche, fra gli altri temi, le sfide per le finanze pubbliche dei Paesi dell’Eurozona a causa dell’invecchiamento della popolazione. Questo produrrà un onere notevole in termini di aumento della spesa pensionistica e sanitaria. L’aumento della spesa pubblica previsto fra il 2010 e il 2060 è pari al 4,5% del Pil per l’area euro. Le prospettive sono però diverse da Paese a Paese: l’Italia, in virtù delle rifornme pensionistiche attuate figura nel gruppo dei virtuosi, insieme al Portogallo. Fra i peggiori, Francia e Germania. Il bollettino nota che, mentre la necessità di riformare le pensioni è accettata, l’esigenza di riformare i sistemi sanitari e di cura a lungo termine ha ricevuto finora minore attenzione nel dibattito pubblico e richiede interventi urgenti.

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