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Bce, tassi fermi per l’intero 2019

«In una stanza buia, si procede a piccoli passi. Non si corre, ma ci si muove». Così il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha dato ieri l’idea di come, nella stanza del Consiglio direttivo, «all’unanimità», sono state prese ben quattro decisioni che nel complesso aumentano la portata di una politica monetaria già ampiamente accomodante: forward guidance estesa e tassi invariati «almeno fino alla fine del 2019», dunque dicembre e non più settembre; reinvestimento integrale del capitale rimborsato sui titoli in scadenza del Qe conseguentemente spostato anch’esso in avanti, perché per «un prolungato periodo di tempo successivamente» al primo rialzo dei tassi; una terza Tltro con sette aste trimestrali,dal settembre 2019 fino al marzo 2021, ciascuna con scadenza a due anni ma meno favorevole per le banche della seconda Tltro; operazioni di rifinanziamento a tasso fisso con piena aggiudicazione fino a inizio marzo 2021.
Il ritorno delle Tltro
Con una mossa «proreattiva», in reazione al buio della «persistente debolezza», della moderazione all’«incertezza pervasiva», sulla base di proiezioni modificate al ribasso «in maniera considerevole» della crescita del Pil reale nell’area dell’euro (+1,1% da + 1,7% previsto in dicembre) e dell’inflazione,la Bce ha sorpreso con questo pacchetto di quattro decisioni la maggior parte delle previsioni di mercato, che si aspettavano interventi di questo tipo, sì, ma non ieri. La Bce si è dunque scrollata di dosso la critica di chi la vedeva «dietro la curva», «oggi di certo non lo siamo», ha sbottato Draghi.
La crescita rallenta…
In un contesto di crescenti malumori in alcuni ambienti bancari sul prolungato utilizzo dei tassi negativi, che per Draghi tuttavia «hanno avuto parecchio successo nel rafforzare la crescita», e di critiche a chi vede nel rinnovo delle Tltro una forma di sussidio alle banche e non di stimolo per l’inflazione,la Bce ha colto una finestra di opportunità ieri per estendere la sua politica accomodante ed evitare così che le incertezze e la debolezza economica «si sviluppino in maniera non voluta», al tempo stesso dando maggiore credibilità alla forward guidance che con questo prolungamento conferma come il mercato si sia allineato: le condizioni finanziarie si sono allentate sui mercati dallo scorso dicembre e ancora all’inizio di quest’anno, come la forward guidance richiedeva.
Alcuni membri del Consiglio ieri hanno addirittura avanzato l’ipotesi di estendere la forward guidance, basata sul «calendario», con tassi fermi al livello attuale fino al marzo 2020 ma l’unanimità è stata raggiunta su dicembre 2019. Sebbene Draghi non si stanchi di ricordare che la Bce è sempre pronta, se necessario, a modificare la sua politica monetaria e i suoi strumenti, bloccare i tassi ben dopo l’arrivo del nuovo presidente della Bce (che sarà dal primo novembre) forse non è opportuno.
…ma non è recessione
L’azione della Bce ieri, collocata nel contesto dei dati economici e dell’andamento dell’inflazione rivisti al ribasso, ha sorpreso i mercati ma non ha suonato un forte allarme, pur confermando i rischi sulle prospettive di crescita «al ribasso».
Draghi ha sottolineato che «per la Bce la probabilità di una recessione è molto bassa» quest’anno e che il rallentamento della crescita è dovuto soprattutto a fattori esterni sui quali la Bce non può far nulla (in primis il calo del commercio mondiale, il rallentamento in Cina e in alcuni mercati emergenti e in prospettiva negli Stati Uniti, la minor fiducia data dall’incertezza per i venti del protezionismo e Brexit) e a fattori interni all’area dell’euro, legati a settori specifici (per esempio l’industria dell’auto tedesca e il rallentamento in Italia).
Al tempo stesso il presidente della Banca centrale europea ha messo in evidenza i punti di forza a sostegno dell’economia europea, come i consumi in buona salute, il mercato del lavoro che continua a crescere e così anche i salari nominali,«la tiepida politica fiscale espansiva e gli stabilizzatori automatici» e non da ultimo la politica ampiamente accomondante della Bce.
Tassi fermi nel 2019
In aggiunta, non si può prevedere per quanto tempo ancora durerà la moderazione,«che si sta rivelando più debole del previsto», e quanto tempo ci vorrà affinchè gli incrementi salariali agiscano sull’inflazione. La Bce resta fiduciosa che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine.
Infine, alla domanda se gli Stati dell’Eurozona dovrebbero ora fare di più, visto che la Bce ha rincarato la dose della politica monetaria accomodante in reazione a un rallentamento peggiore del previsto, Draghi ha dato atto che le decisioni di natura politica, in sistemi democratici, devono tener conto della volontà e delle preferenze dei cittadini. E che dare consigli ai governi è più facile che implementare le politiche governative.

Isabella Bufacchi

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