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Bce taglia la crescita di Eurolandia Bankitalia: «Mutui in ripresa»

L’economia è debole, in Europa e ancora di più in Italia. Ieri lo hanno ribadito nell’ordine la Bce, che nel suo bollettino mensile ha rivisto al ribasso le stime di crescita dei paesi dell’Eurozona; la Banca d’Italia che nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria ha misurato i rischi sul credito e sull’impiego del risparmio; Standard & Poor’s che ha detto di vedere rischi crescenti per l’Europa di cadere in una terza recessione ( triple dip ). Unica notizia in controtendenza, l’inflazione che a ottobre torna col segno più: l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,1% sia rispetto a settembre sia rispetto a ottobre 2013. 
A Francoforte gli analisti della Banca centrale europea hanno tagliato le stime di crescita per l’Eurozona dall’1% allo 0,8% per quest’anno, dall’1,5% all’1,2% per il 2015 e dall’1,7% all’1,5% per il 2016. In ribasso anche le previsioni per l’inflazione che dovrebbe aumentare solo dello 0,5% quest’anno e dell’1% il prossimo mentre a restare alte sono solo stime per la disoccupazione che si manterrà sopra l’11% nel 2014 e nel 2015 e tornerà a scendere sotto il 10% solo nel 2019. Gli economisti della Banca d’Italia si soffermano sugli effetti finanziari di tale debolezza economica, in Italia più accentuata, su famiglie e imprese. Le prime devono far fronte ad un reddito che non aumenta, ma hanno ripreso seppure di poco a consumare riducendo il risparmio e soprattutto, grazie ai bassi tassi di interesse, hanno ricominciato a chiedere i mutui. Quanto ai prestiti per l’acquisto di una casa, le previsioni parlano di un’inversione di tendenza, con un aumento già nei primi mesi del prossimo anno.
Diversamente, proseguirà anche nel 2015 il calo dei finanziamenti bancari alle imprese, «seppure con intensità progressivamente decrescente», e con un doppio binario che penalizza soprattutto le piccole, «in media meno patrimonializzate e più esposte ai rischi della congiuntura». E non si tratta di mancanza di liquidità. Le banche ne hanno in abbondanza anche grazie ai prestiti della Bce. E ne hanno pure le imprese, perlomeno quelle di media e grande dimensione: le loro disponibilità liquide hanno raggiunto il 7,6% sul totale del passivo, oltre un punto in più della media del periodo 2004-2008. Mancano però i progetti, gli investimenti. È, insomma, un problema di domanda. Quanto alle piccole imprese, la questione è invece anche di offerta perché le banche con esse sono molto prudenti, visto che temono, a causa delle deboli prospettive di ripresa, di non vedersi rimborsare i finanziamenti.
Il debito pubblico, infine, che ha beneficiato del calo dello spread e dei tassi di interesse. L’investimento in titoli di Stato italiani, dice la Banca d’Italia, «è elevato». Anche da parte degli investitori esteri, che alla fine di giugno detenevano una quota del 29,4%, 2,4 punti percentuali in più rispetto alla fine dello scorso anno; nello stesso periodo la quota detenuta dalle banche italiane è passata dal 21,7 al 20,1%. In estate però gli investitori esteri hanno disinvestito, soprattutto a seguito del rinnovo solo parziale da parte del Tesoro dei titoli in scadenza. Nel 2015 i titoli a medio e lunga scadenza saranno pari a 205 miliardi, 15 in più di quest’ano, ma il Tesoro potrebbe continuare a non rinnovarli completamente, vista l’attesa diminuzione del fabbisogno da finanziarie. In generale, dice Bankitalia, nell’area dell’euro «aumentano i rischi per la stabilità finanziaria derivanti dalla perdita di vigore della crescita e dai persistenti bassi livelli di inflazione».

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