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Bce: svalutazioni «automatiche» per i nuovi crediti deteriorati

Sette anni di vita per i crediti deteriorati garantiti, solo due-tre per quelli non garantiti: scaduti i due termini, nei bilanci delle banche andranno portati a valore zero. È la novità che la Bce si prepara a sottoporre agli istituti vigilati, attraverso un documento in consultazione che – come anticipato il 30 settembre da Il Sole – sarà pubblicato in settimana. Il presidente del Meccanismo di Vigilanza, Danièle Nouy, la settimana scorsa aveva preannunciato «un’indicazione piuttosto forte», spiegando poi che «ora che la situazione economica è molto migliorata, dobbiamo vedere un progresso molto significativo» nella riduzione degli Npl.
Il nuovo documento sarà pubblicato domani. Secondo quanto si apprende, la novità principale, peraltro già condivisa con diverse banche vigilate nel corso delle ultime settimane, consisterebbe nel cosiddetto calendar provisioning. Di fatto, l’introduzione dal 2018 di svalutazioni pro-rata annuali dei crediti deteriorati: oggi ogni banca è libera di muoversi come ritiene, fatte salve naturalmente le indicazioni dei vigilanti; in futuro, invece, con ogni probabilità il trattamento sarà obbligatorio: i crediti garantiti andranno azzerati a bilancio dopo sette anni di rate non pagate, mentre per quelli privi di garanzia la pazienza sarà di soli due-tre anni. Resta da capire se nellìambito della consultazione ci sarà spazio per smorzare automatismi che rischiano di pesare maggiormente sui paesi in cui i tempi di recupero e dei tribunali sono più lenti (come l’Italia). Nei fatti si tratta di un giro di vite, tuttavia la scelta – probabile – da parte della Bce di applicare i nuovi criteri solo ai nuovi deteriorati (e non allo stock pregresso) – tema su cui l’interlocuzione tra le diverse authority è stata intensa – dovrebbe consentire alle banche di attrezzarsi, anche perché ormai i flussi in ingresso degli Npl sono tornati ai livelli pre crisi.
L’indicazione della Bce su aspetti prudenziali e l’introduzione di accantonamenti costanti e obbligati arriva peraltro alla vigilia dell’introduzione dei nuovi principi contabili Ifrs9. E così pure nel quadro del dibattito intorno alla revisione del set di regole di Basilea 4, che vede gli Usa e parte dell’Europa a favore di un approccio “standard”, che privilegi modelli di gestione e contabilizzazione dei rischi uguali per tutti, a svantaggio della modellistica avanzata, che consente alle banche di ponderare la rischiosità del credito sulla base della storia del proprio portafoglio.

Luda Davi
Marco Ferrando

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