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Bce Super Mario apre il portafoglio, ecco chi accontenterà

Per la Banca centrale europea (Bce) il momento della verità è arrivato. Il Quantitative easing (Qe), il programma di acquisto di titoli di Stato, entra nel vivo. Da questo mese, infatti, la Bce inizia a comprare bond governativi. L’obiettivo finale è riportare il tasso d’inflazione vicino al 2%, come da mandato. 
Non sono pochi i rischi a cui si espone l’istituzione con a capo Mario Draghi. Il maggiore di essi, come ricordato dalla stessa Francoforte in più di una occasione, è l’azzardo morale che il Qe può creare. Più si comprano titoli governativi, più si crea un disincentivo per gli Stati impegnati nell’adozione delle riforme strutturali promesse.
Contrariamente alle previsioni i verbali della Bce, pubblicati per la prima volta la scorsa settimana, hanno evidenziato che il piano di alleggerimento quantitativo da 1.080 miliardi di euro è stato meno combattuto del previsto. Era più una questione di quando lanciarlo, non altro.
Al comando
E, come spiega un funzionario della Bce dietro anonimato, «il timore che si prolungasse ancora di più l’attuale periodo di bassa inflazione, specie in alcune zone dell’area euro, ha prevalso su tutto il resto». Sulla base di ciò è arrivata anche, seppure con molti dubbi, l’approvazione del presidente della Bundesbank Jens Weidmann. Del resto, la rottura del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, soprattutto nell’eurozona periferica, persiste ormai dal dicembre 2011, come ha sempre sostenuto Draghi.
A rendere operativo il Quantitative easing ci penserà la direzione generale Market operation, guidata da Ulrich Bindseil e da Roberto Schiavi. È sotto la loro conduzione che la Bce comprerà i titoli di Stato di settimana in settimana. E saranno Bindseil e Schiavi che comunicheranno a Draghi l’ammontare di quanto è stato comprato sul mercato e a che prezzo. Poi, sempre settimanalmente, sarà effettuata una valutazione dei rischi operativi.
Tuttavia, come spiegano fonti della Bce, a differenza degli altri acquisti di titoli di Stato condotti con il Securities markets programme (Smp), ogni bond potrà essere venduto in qualunque momento. Non sarà quindi praticato il principio dell’Held-to-maturity (Htm), secondo il quale i titoli sono detenuti fino alla loro scadenza. L’importante è che non vi siano asimmetrie nel portafoglio, per evitare alcun favoritismo, che potrebbe sollevare questioni legate al finanziamento monetario agli Stati membri, vietato sia dal Trattato sul funzionamento dell’Ue sia dallo statuto della Bce.
Il programma
I numeri del Quantitative easing in versione europea sono imponenti. Gli acquisti di titoli di Stato saranno condotti su un orizzonte temporale di 18 mesi, fino al settembre 2016, quando toccheranno quota 950 miliardi di euro. Per arrivare alla quota designata da Draghi, 1.080 miliardi di euro, bisogna aggiungere infatti i 130 miliardi di acquisti di covered bond e titoli cartolarizzati. In altre parole, 50 miliardi di euro al mese in obbligazioni governative, 10 miliardi in titoli corporate.
Dal punto di vista tecnico, la Bce ha deciso di entrare sul mercato secondario e acquistare i titoli secondo le quote di partecipazione delle singole banche centrali nazionali nel capitale dell’Eurotower. Di conseguenza, i bond governativi che saranno più comprati saranno quelli di Germania (244 miliardi di euro), Francia (192 miliardi), Italia (167 miliardi) e Spagna (120 miliardi). In sostanza, 723 miliardi di euro, il 76% del totale, sarà diviso su quattro Paesi. Il restante, fra gli altri 15 membri dell’Eurosistema, che ne condivideranno i rischi sulle perdite fino a un massimo del 20% sul totale degli acquisti.
Gli effetti
Le conseguenze del Qe sono incerte. La più grande incognita è rappresentata dai rischi. Quello più insidioso è che il programma di acquisto crei l’illusione che gli Stati membri possano rallentare il processo di introduzione delle riforme strutturali promesse alla Commissione europea. «Più i rendimenti sull’obbligazionario sono bassi, più viene meno il senso di urgenza alla creazione di un assetto di finanza pubblica virtuoso e sostenibile», avverte Capital Economics.
C’è poi, come ricorda Goldman Sachs, un ulteriore pericolo. La banca statunitense ha messo in guardia la Bce sulla possibilità che si possano creare bolle speculative su alcune classi di asset, come l’azionario. Il motivo è semplice. Le banche possono anche liberare i propri bilanci dal fardello del debito pubblico, ma dato il costante deterioramento della qualità dei creditori nell’area euro, è possibile che preferiscano allocare le proprie risorse non in nuovi finanziamenti alle imprese, bensì su asset più remunerativi e meno rischiosi. Se così fosse, la portata del Qe sarebbe minore rispetto alle attese della Bce. In ogni caso, fa notare BlackRock, saranno necessari circa 100 giorni per osservare i primi effetti sull’economia reale. L’appuntamento a giugno, quindi.
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