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Bce, summit con 128 banche

FRANCOFORTE – Il possibile conflitto fra la confidenzialità richiesta dall’esame delle banche dell’eurozona, che la Banca centrale europee sta effettuando in questi mesi in vista della vigilanza unica nell’ambito dell’unione bancaria, e i requisiti di trasparenza imposti dalle autorità di controllo dei mercati finanziari è emerso in questi giorni come uno dei temi più delicati del confronto in corso fra la Bce e le banche stesse.
Ieri all’Eurotower sono stati convocati nuovamente i rappresentanti dei 128 istituti sottoposti alla “valutazione approfondita” della Bce. Se nei mesi scorsi i presidenti o gli amministratori delegati erano stati divsi in gruppi nazionali e riuniti in tre diverse sessioni, ieri è stata la volta dei responsabili del rischio o dei crediti, oppure dei direttori finanziari. Il confronto continuo ha già portato ad alcuni risultati: per esempio, la Bce ha in parte ridimensionato la richiesta di dati per l’esame della qualità dell’attivo (Aqr), che per diverse banche era risultato troppo complesso o troppo oneroso, senza perà sacrificare, secondo fonti di vigilanza, la completezza dell’analisi del portafoglio prestiti.
Restano però diversi nodi irrisolti. Una delle preoccupazioni maggiori delle banche, secondo fonti del settore, è la possibilità che possano verificarsi fughe di notizie, gravemente destabilizzanti per i mercati, nel lungo periodo da qui a fine ottobre, quando la Bce pubblicherà per ogni banca “un solo numero” e cioè il risultato dell’Aqr e dello stress test che condurrà nel corso dell’estate insieme alla European Banking Authority e del quale i parametri principali non sono ancora noti (verranno pubblicati il mese prossimo), insieme a eventuali richieste di adeguare il capitale.
Non solo, ma la necessità per la Bce di attenersi alla massima confidenzialità (di per sé un compito non facile in un esercizio nel quale verranno coinvolte migliaia di persone, compresi consulenti e revisori esterni) rischia di scontrarsi con le norme che prevedono la pubblicazione di ogni informazione di cui i vertici delle banche vengano in posesso e suscettibili di influenzare il prezzo delle azioni. Inoltre, ci sono i casi, peraltro giudicati dalla Bce stessa «improbabili», in cui l’Aqr individui la necessità di fare delle rettifiche ai bilanci 2013.
La Bce, secondo fonti bancarie, ha detto di essere in contatto con l’Esma (l’autorità europea che raggruppa i controllori dei mercati) per appianare questo problema, ma il rischio è reale. Soprattutto per quei casi dove già l’Aqr dovesse evidenziare delle lacune o addirittura richiedere un intervento immediato, di cui le autorità di vigilanza nazionale sarebbero al corrente e di cui a quel punto dovrebbero informare gli amministratori della banca in questione. Oltre tutto c’è da considerare, che, fino al 4 novembre, la vigilanza non è ancora formalmente trasferita alla Bce, ma resta nelle mani delle autorità nazionali e quindi saranno queste a prendere le decisioni.

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