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Bce: sui titoli italiani operazioni nella norma E Draghi vede Merkel

La Banca centrale europea non ha fatto niente di straordinario nei giorni dello spread in rialzo, durante la fase critica della formazione del nuovo governo italiano. Ha operato nella normalità, non in emergenza — ha spiegato ieri un portavoce dell’istituto di Francoforte.

È un fatto che può essere letto in diversi modi, nella politica italiana: di sostegno al Paese o punitivo. Ma che dal punto di vista della Bce è un’indicazione della sua neutralità e indipendenza dai governi, siano essi in attività o in formazione. Mario Draghi, in altri termini, è molto attento a quel che succede a Roma: ieri ne ha certamente discusso in un incontro riservato con Angela Merkel a Berlino. Ma non per questo forza l’operatività della banca centrale a favore di una soluzione politica o di un’altra.

Nelle settimane scorse c’erano stati sospetti e polemiche avanzati da esponenti della Lega e dei Cinque Stelle sulla presunta assenza nei mercati delle mani forti del sistema delle banche centrali a difesa dei titoli dello Stato italiano. Allo scopo — secondo i critici — di drammatizzare la situazione e lasciare salire lo spread con i Bund tedeschi durante le ore della crisi per la formazione del governo. E ieri, dopo un articolo del Financial Times nel quale si spiegava che la Bce ha ridotto in maggio gli acquisti di titoli italiani che solitamente compra nel suo programma di Quantitative Easing, l’impressione si era rafforzata.

«Non c’è stato alcun aggiustamento nel ritmo o nella composizione degli acquisti», ha spiegato un portavoce della Bce. La relativa riduzione è spiegata da motivi tecnici, in particolare dal fatto che la banca di Francoforte ha dovuto comprare un maggior numero di Bund tedeschi che erano andati a maturazione in aprile e dovevano essere rimpiazzati nel suo portafoglio.

In maggio, la Bce ha comprato titoli pubblici italiani per un totale netto di 3,609 miliardi: il 14,89% dei 24,230 miliardi di titoli pubblici di tutta l’Eurozona che ha acquistato. Il mese precedente ne aveva comprati per 3,9 miliardi ma nei mesi di marzo e di gennaio si era fermata a 3,4 miliardi, sempre per ragioni tecniche, e a febbraio a 3,6. Complessivamente, da quando il programma di acquisti è iniziato nella primavera 2015, la Bce ha comprato (via Banca d’Italia) 345 miliardi di titoli pubblici della Penisola, il 16,88% del totale. In maggio ha invece acquistato Bund tedeschi per il 28,45% del complessivo mensile, contro una media cumulativa dal 2015 del 23,77%. Le variazioni non sono insomma enormi, dipendono da situazioni tecniche e non da valutazioni politiche. In più, assicurano i trader sui mercati, non hanno sostanzialmente influenzato l’andamento dello spread.

In maggio, anche gli acquisti di titoli di Stato austriaci, belgi e francesi sono risultati in riduzione. È che, di base, la Bce compra sui mercati 30 miliardi netti di titoli al mese e le quantità nazionali sono determinate sostanzialmente dalla dimensione economica di un Paese (non dal suo debito pubblico) ma nel farlo usa una certa flessibilità, a seconda delle esigenze tecniche di ciascun mese.

Il fatto che la quota di titoli italiani comprati, sotto al 15% del totale, sia leggermente la più bassa dall’inizio del Quantitative Easing può però provocare polemiche in Italia, da chi si aspettava che Draghi calmierasse i mercati nei giorni della tensione politica o da chi al contrario sospetta che non abbia voluto farlo per punire Lega e Cinque Stelle. Il consulente economico della Lega Claudio Borghi ha detto di non essere sorpreso dal maggiore acquisto di titoli tedeschi e ha ribadito che il fattore più importante nella determinazione dell’andamento dei titoli italiani non sono i mercati ma gli acquisti o meno della Bce.

Nella serata di ieri, Draghi è stato ricevuto da Merkel nella cancelleria berlinese: all’interno del programma di incontri riservati che i due leader tengono periodicamente per discutere dei problemi dell’Eurozona. Dal momento che la situazione italiana è al momento il principale di questi, è pressoché certo che ne abbiano discusso.

Danilo Taino

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