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Bce in soccorso delle banche Accetterà i “titoli spazzatura”

BERLINO — La Bce ha intrapreso nuovamente un passo importante nel contrasto agli effetti della crisi da coronavirus. Ieri sera, dopo una riunione del Consiglio direttivo, i guardiani dell’euro hanno comunicato che fino a settembre del 2021, Francoforte accetterà come garanzie delle banche che le chiederanno liquidità, anche titoli di Stato e obbligazioni societarie che abbiano un rating inferiore all’ “investment grade”. Titoli spazzatura, insomma. Una decisione che aveva preso di recente soltanto per la Grecia, e che viene allargata ora a tutta l’eurozona.
La mossa dell’istituzione guidata da Christine Lagarde è volta a prevenire turbolenze di mercato se Paesi o aziende dovessero subire, com’è probabile, un robusto declassamento delle loro emissioni. Dopo il “grande letargo” da pandemia, il mondo si prepara a un’impennata di indebitamenti a tutti i livelli: pubblici e privati. E se le agenzie di rating dovessero ritenere di conseguenza più pericolosi quei Paesi o quelle aziende e la Bce sbarrasse la strada alle banche che volessero presentare i loro bond ormai considerati “spazzatura”, rischierebbe di provocare uno tsunami nei mercato finanziari. Anche perché negli ultimi anni una valanga di aziende hanno emesso titoli un soffio al di sopra del livello “junk”. La decisione della Bce segue peraltro quella analoga già presa nelle scorse settimane dall’americana Fed.
Secondo indiscrezioni, il prossimo, prevedibile, passo della Bce sarà quello di allargare lo stesso principio ai generosi programmi di acquisti di titoli di Stato e di bond privati che essa stessa ha varato. Ossia, a quelli introdotti già con il cosiddetto QE, il programma di “allentamento quantitativo”, che continua a procedere al ritmo di 20 miliardi di euro al mese. Che è stato enormemente arricchito, nelle riunioni di marzo, da un pacchetto una tantum da 120 miliardi e da un programma di acquisti specifico da 750 miliardi denominato “programma pandemia” che consentirà a Francoforte di incorporare entro la fine dell’anno fino a 1.100 miliardi tra titoli sovrani e societari.
Qualche analista si spinge ad ipotizzare anche un aumento di quella potenza di fuoco, addirittura di 500 miliardi di euro. Ma intanto, nel comunicato di ieri sera, si legge che la Bce «può decidere, se necessario, ulteriori misure per continuare ad assicurare la trasmissione della politica monetaria in tutti i Paesi dell’Eurozona ».
In altre parole, se Francoforte non avesse deciso il passo di ieri sera, al primo declassamento dell’Italia al di sotto del grado “investment”, avrebbe dovuto bloccarne i bond come collaterale offerto dalle banche. Con conseguenze inimmaginabili anzitutto per il sistema creditizio italiano, che continua a detenerne una montagna.
Venerdì è atteso il giudizio di Standard&Poor’s sul debito del nostro Paese, che è ad appena due gradi da quel limite. La stragrande maggioranza degli analisti non si aspetta una mossa così drastica da parte dell’agenzia di rating americana. Ma il rischio c’è. E nel prossimo mese e mezzo arriveranno anche i giudizi delle altre agenzie di rat ing prese a riferimento dalla Bce per fissare i paletti delle sue operazioni finanziarie.
Resta ovviamente il timore che nel caso di declassamenti da parte delle altre agenzie di rating del debito sovrano dell’Italia, la Bce debba fermare gli acquisti diretti di bond italiani, che sono attualmente quelli maggiormente sotto pressione.
Ecco perché è attesa una decisione analoga anche sui bond che Francoforte compra sul mercato secondario, in virtù dei suoi programmi straordinari avviati da Mario Draghi e rafforzati da Christine Lagarde.

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