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Bce, sì dell’Europarlamento alla nomina di Lagarde

Il direttore generale del Fondo monetario internazionale di Washington, la francese Christine Lagarde, ha ottenuto il via libera politico dell’Europarlamento alla designazione alla presidenza della Banca centrale europea dall’1 novembre prossimo al posto di Mario Draghi in scadenza. Dovrebbe ora essere formalmente nominata dal Consiglio dei capi di governo in ottobre.

La maggioranza composta da popolari, socialisti e liberali le ha aperto la strada verso l’Eurotower con il grosso dei 394 favorevoli nel voto segreto (206 contrari e 49 astenuti). In pratica è stata più o meno ripetuta l’approvazione con 383 si della tedesca Ursula Von der Leyen come presidente della Commissione europea (327 no e 22 astensioni), che equilibra con Lagarde il peso dell’asse franco-tedesco in questa tornata di euronomine. Approvato a Strasburgo anche l’ex governatore della Banca centrale del Lussemburgo, Yves Mersch, a vicepresidente del Consiglio di vigilanza della Bce con 379 si (230 no e 69 astensioni).

L’opposizione è stata composta soprattutto da euroscettici, sovranisti e sinistre. Ha generato dubbi sul rispetto dell’indipendenza dell’Eurotower il passaggio da un tecnico come Draghi a Lagarde, ex ministro europopolare delle Finanze a Parigi (prima del Fmi), in aggiunta al numero due della Bce Luis de Guindos, proveniente dallo stesso ruolo in un governo spagnolo a guida popolare.

Gli eurodeputati del Pd hanno votato a favore, mentre gli alleati di governo del M5S si sono astenuti. «Abbiamo provato con tutte le forze a trovare anche solo un motivo per sostenere Lagarde alla Bce, ma senza successo — ha affermato l’eurodeputato pentastellato Pier Nicola Pedicini nel dibattito che si è tenuto a Strasburgo —. Perché Lagarde si è resa corresponsabile di tutte quelle politiche che hanno fatto aumentare a dismisura il debito pubblico in Unione Europea solo per salvare le banche private».

Per il M5S la francese è la responsabile di «quelle politiche di austerità che poi sono diventate riforme strutturali: compressione dei salari, tagli dei servizi e tagli delle pensioni. Una gigantesca opera di redistribuzione dal basso verso l’alto, dove i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri sempre più poveri».

Opposta la posizione del Pd, allineatosi al suo gruppo eurosocialista, come per Forza Italia (aderente agli europopolari) rimasta nella maggioranza. La neo presidente della commissione Affari economici della Camera Ue, Irene Tinagli del Pd, ha definito un «fatto storico» la nomina della prima donna alla guida della Banca Centrale europea. Considera Lagarde «la persona adeguata a prendere il testimone del suo predecessore», continuando le misure espansive messe in campo da Draghi. Lega e Fratelli d’Italia hanno votato «no» alla nomina di Francoforte per contestare la «vittoria dell’asse franco-tedesco».

A favore anche parte dei verdi, che stanno valutando se accogliere il M5S nel loro eurogruppo, ora che non c’è più la pregiudiziale insormontabile dell’alleanza con la Lega di Matteo Salvini.

Ivo Caizzi

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