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Bce: serve una garanzia unica sui depositi

La Banca centrale europea ha ribadito ieri il suo appoggio alla creazione di uno schema europeo di assicurazione dei depositi bancari. «È il terzo pilastro necessario per l’unione bancaria», sostiene la Bce in un rapporto sull’integrazione finanziaria nell’area euro. Dopo la creazione della vigilanza unica sulle grandi banche presso la stessa Bce e del nuovo meccanismo di risoluzione per gli istituti in crisi, l’assicurazione comune dei depositi, detta Edis, «allineerebbe il controllo e la responsabilità per la protezione dei depositanti» a livello europeo.
A una conferenza sull’integrazione finanziaria, il vicepresidente della Bce, Vitor Constancio, ha dichiarato ieri che l’area euro ha bisogno anche di un’unione dei mercati dei capitali «ambiziosa», con una scaletta concreta di obiettivi e scadenze. «Mercati dei capitali ben funzionanti – ha detto Constancio – portano particolari vantaggi se conducono alla condivisione finanziaria del rischio». La fonte più importante di questa condivisione, ha affermato il numero 2 della Bce, è il possesso di attività finanziarie cross-border. C’è la necessità, ha detto anche, di proposte specifiche per facilitare il finanziamento delle imprese, e in particolare delle piccole e medie, ma anche sulle cartolarizzazioni, i regimi di insolvenza, i diritti degli azionisti e la legislazione fiscale. A fronte dello sviluppo di un mercato dei capitali europeo, ha detto però Constancio, vanno rafforzate le regole macroprudenziali, sia per le banche sia per i fondi di investimento.
La creazione di un mercato unico dei capitali, ha affermato alla stessa conferenza il membro del comitato esecutivo della Bce, Benoit Coeuré, porterebbe a richiedere un grado minore di unione fiscale, cui si oppongono diversi membri dell’eurozona.
Nel rapporto pubblicato ieri, la Bce sottolinea l’importanza di portare avanti il progetto di un’unione dei mercati dei capitali, proposto dalla Commissione europea, in modo da rafforzare il sistema finanziario europeo, basato in larga misura sulle banche, soprattutto con lo sviluppo e l’integrazione dei mercati azionari. Questo può migliorare la robustezza del sistema, la condivisione del rischio fra Paesi e le opzioni di finanziamento delle imprese e delle famiglie, afferma il rapporto.
Per quanto riguarda l’unione bancaria, la creazione dell’Edis è osteggiata da alcuni Paesi, fra cui la Germania, che vorrebbero che prima venissero ridotti i rischi in capo alle banche, in particolare l’esposizione al debito pubblico dei rispettivi Stati. La presidenza di turno olandese, sostenuta da Germania e Finlandia, ha presentato all’Ecofin di venerdì scorso ad Amsterdam, una proposta con cinque opzioni per risolvere questo problema, fra cui l’introduzione di requisiti di capitale per i titoli di Stato in portafoglio alle banche (oggi considerati a rischio zero) oppure un tetto all’esposizione. La proposta è stata respinta a larghissima maggioranza dai ministri finanziari. L’Italia è nettamente contraria.
Una discussione sullo stesso tema è in corso a livello globale nel Comitato di Basilea, che riunisce gli organismi di vigilanza di tutti i maggiori Paesi. La soluzione europea verrà quindi probabilmente coordinata con quanto emergerà da Basilea, dove pure c’è una forte opposizione a penalizzare il possesso dei titoli di Stato delle banche da parte del Giappone e di alcuni Paesi emergenti. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha però già fatto sapere che intende bloccare l’Edis finché non si risolva la questione del debito pubblico nei bilanci delle banche. In un’opinione legale pubblicata nei giorni scorsi, la Bce ha sostenuto che la creazione dell’Edis non può essere ritardata, condizionandola a futuri eventi incerti.
Nel rapporto sull’integrazione finanziaria nell’eurozona, la Bce sostiene che questa procede, ma sta rallentando. I tassi d’interesse sui prestiti bancari hanno continuato a convergere fra i diversi Paesi, ma questa tendenza ha rallentato a partire dalla primavera/estate del 2015. Si è registrata inoltre una divergenza nei rendimenti delle obbligazioni, il cosiddetto spread, il che si spiega, secondo la Bce, con l’aumento dell’avversione al rischio sui mercati finanziari globali e con i fondamentali dei Paesi.

Alessandro Merli

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