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Bce: serve una road map per gli Npl

La raccomandazione di Francoforte alle banche con un alto livello di sofferenze
Una road map dettagliata, con gli obiettivi quantitativi da raggiungere, per la cessione dei crediti in sofferenza. È questo il documento che la Bce intende chiedere a tutte le banche europee per permettere un alleggerimento graduale ma costante del fardello delle sofferenze. Il tema è al centro di un manuale, le cui linee guida da ieri sono sottoposte a consultazione pubblica. Al termine della raccolta dei contributi, fissata per il 15 novembre, Bce varerà il documento finale, che potrebbe vedere la luce entro fine anno.
Le linee guida del testo, come anticipato dal Sole 24Ore lo scorso 22 giugno, raccomandano alle banche che presentano un livello elevato di Npl di definire una chiara strategia per il loro smaltimento. Si va dalle indicazioni relative alla strategia alla governance da seguire, dai rapporti con il supervisore alla gestione degli aspetti contabili. Il documento – disponibile sul sito della Bce – raccoglie le migliori prassi che la Vigilanza bancaria della Bce ha individuato nel corso di un verifica effettuata sul campo.
Entrando nel dettaglio, la bozza del manuale raccomanda alle banche che presentano un livello elevato di Npl di stabilire una «chiara strategia» allineata al rispettivo sistema di gestione dei rischi e piano industriale, al fine di ridurre le consistenze di Npl in modo «credibile, attuabile e tempestivo».
Le banche con alti livelli di Npl, secondo il disegno di massima della Vigilanza, entro il primo trimestre di ogni anno dovranno sottoporre la road map sugli Npl contenente gli obiettivi quantitativi per portafoglio e il piano di attuazione dettagliato all’attenzione dei loro singoli team di ispettori (Jst). I piani dovrebbero contenere gli obiettivi per scadenze temporali (cessioni di Npl a breve termine ovvero a un anno, a 3 anni e a lungo termine); per portafogli principali (mutui retail, consumer, small business, corporate etc.) e la modalità scelta per varare la gestione degli Npl (vendita del credito, ripossessamento della garanzia, svaluzione etc.). Le banche dovrebbero anche indicare un ammontare minimo percentuale o assoluto per la riduzione dell’esposizione degli Npl, sia lorda che netta, da raggiungere in termini di cessioni.
Non solo. Le linee guida predisposte da Francoforte esortano le banche a varare le strutture operative e di governance per un efficace recupero. Questi interventi dovrebbero «essere realizzati coinvolgendo strettamente il management delle banche», si legge in una nota della Bce, creando unità di risoluzione degli Npl specializzate e formulando politiche chiare connesse al recupero degli Npl.
In un documento allegato al manuale, e contenente una raccolta delle prassi nazionali sul tema delle sofferenze, Bce ricorda inoltre i passi in avanti fatti dall’Italia sul tema, come le Gacs, il trattamento delle deducibilità delle perdite su crediti, rme o la riforma fallimentare del 2016, misure che «potrebbero avere effetti benefici sulla riduzione e il recupero dei crediti deteriorati». Francoforte sottolinea anche come il nostro paese ancora risenta dei «lunghi tempi di recupero» dei crediti malati e delle procedure di bancarotta. E come ancora il mercato secondario di Npl sia ancora «limitato» così come «inadeguata» sia la dimensione dei settore dei servicer.

Luca Davi

 

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