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Bce: rischi sui debiti se i tassi salgono

La Banca centrale europea manterrà la sequenza indicata finora per l’uscita dallo stimolo monetario, prima la riduzione progressiva del Qe, gli acquisti di titoli, poi l’aumento dei tassi d’interesse, ora in territorio negativo, ha detto ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, in un intervento a Madrid in cui ha difeso gli effetti positivi della politica monetaria sulla stabilità finanziaria, un punto contestato da alcuni dei suoi critici, soprattutto in Germania.
In un’unione monetaria, ha affermato Draghi, in un discorso che anticipa parte della discussione che il consiglio della Bce affronterà il prossimo 8 giugno alla riunione di Tallinn, gli acquisti di titoli sono «più difficili da calibrare, più complessi da mettere in atto e più probabilmente possono avere effetti collaterali ingiustificati», mentre i tassi negativi a loro volta possono produrre effetti collaterali, ma questi sono stati finora limitati. La Bce, impegnata a continuare il Qe fino a dicembre per 60 miliardi di euro mensili, procederà quindi prima alla sua riduzione, poi al rialzo dei tassi. La cosa era stata messa in dubbio dai mercati per le dichiarazioni di alcuni consiglieri. «Non c’è ragione per deviare dalle indicazioni» offerte finora, ha detto Draghi. Su questa sequenza c’è accordo in consiglio anche da parte di governatori più critici su altri punti, come il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann.
Come Draghi, sia il vicepresidente Vitor Constancio sia il capo economista Peter Praet, in altri due interventi nella giornata di ieri, hanno notato il rafforzamento della ripresa, il che accentua le pressioni sul consiglio perché acceleri l’uscita dallo stimolo monetario, ma anche che l’inflazione di fondo, depurata dall’andamento dei prezzi del petrolio, resta lontana dai livelli desiderati. Sui tempi dell’uscita dallo stimolo, la cautela di Constancio e Praet contrasta con l’opinione di un altro consigliere ritenuto molto vicino a Draghi, il responsabile dei mercati Benoit Coeuré, che ha sostenuto che il gradualismo comporta dei rischi di una reazione di mercato più ampia.
Nella Financial Stability Review pubblicata ieri, la Bce sottolinea che le tensioni sui mercati sono contenute ma che c’è il rischio di una brusca reazione dei mercati finanziari a un cambio di aspettative sulla futura politica monetaria, mentre il consiglio si prepara a giugno a discutere le modalità di comunicazione dell’uscita dallo stimolo monetario. «Vi sono dei rischi che i rendimenti obbligazionari possano salire bruscamente senza un miglioramento simultaneo delle prospettive di crescita», sostiene il rapporto. Questo porterebbe a «sostanziose» perdite di capitale per i detentori di obbligazioni. I costi di finanziamento più alti per i governi dei Paesi membri dell’unione monetaria potrebbero esacerbare la minaccia crescente posta dalle preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico e privato, secondo la Bce. In alcuni Paesi lo stato delle finanze pubbliche resta fragile, dice il documento, fragilità mascherata dagli attuali bassi tassi d’interesse.
Draghi ha osservato che stabilità dei prezzi e stabilità finanziaria sono strettamente collegate e che nella crisi dell’euro le difficoltà del settore finanziario e dell’economia reale si sono alimentate a vicenda. Le azioni di politica monetaria hanno avuto effetti positivi anche sulla stabilità finanziaria, ha sostenuto Draghi. Il banchiere centrale italiano ha ribattuto alla critiche che vengono rivolte alla Bce, di avere con le sue misure accentuato l’assunzione di rischi delle banche e di aver influenzato negativamente la redditività degli istituti di credito e degli investitori istituzionali, come le compagnie di assicurazione e i fondi pensione. Sul primo punto, Draghi ha detto che non ci sono elementi che indichino la formazione di bolle e che le aree dove i prezzi stanno salendo di più, soprattutto nell’immobiliare, sono tenute sotto stretto monitoraggio e hanno visto vari interventi delle autorità nazionali. La concessione del credito è aumentata, ma resta «prudente». Quanto alla redditività delle banche, è vero che, in base al Roe, è calata dal 20% di prima della crisi al 5%, ma si tratta di un confronto non corretto, in quanto nel frattempo il capitale è aumentato, la leva finanziaria diminuita e gli effetti della crisi sulle banche sarebbero stati peggiori in assenza di azione da parte della Bce. I bassi tassi comprimono i margini delle banche ma migliorano anche le condizioni macroeconomiche e i prezzi delle attività finanziarie: nel complesso l’impatto delle misure sulla redditività delle banche è stato positivo, secondo il presidente della Bce. Ancora una volta, Draghi ha insistito perché le banche europee, la cui efficienza non è migliorata dal 2010, si impegnino in più profondi tagli di costi. In alcuni casi, come in Italia, lo stato delle banche è aggravato dall’alto livello di crediti deteriorati. Quanto agli investitori istituzionali, devono abbandonare i prodotti a rendimenti garantiti, diffusi soprattutto in Germania e in Austria.

Alessandro Merli

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