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Bce: riparte la domanda di credito

di Maximilian Cellino

Le famiglie e le imprese sono già pronte a offrire il proprio contributo alla ripresa europea, le banche un po' meno. Potrà forse apparire semplicistico, ma il responso dell'inchiesta trimestrale che la Banca centrale europea (Bce) conduce con cadenza trimestrale sulle condizioni del credito fra gli istituti finanziari sembra proprio muoversi in questa direzione. L'inchiesta pubblicata ieri a Francoforte, riferita al quarto trimestre del 2010, presenta infatti molti raggi di luce, ma anche qualche nube che persistente all'orizzonte.

Le note liete arrivano senz'altro sotto l'aspetto della domanda di finanziamenti: le banche intervistate hanno confermato che tanto le imprese, quanto le famiglie hanno continuato a chiedere soldi nei tre mesi finali dello scorso anno. L'indice generale che riguarda le aziende è salito a +10 (le banche che hanno registrato un incremento delle domande è superiore del 10% rispetto a quante hanno subito un calo) da +7 del trimestre precedente. Un segnale incoraggiante perché si tratta del secondo rialzo dopo 11 trimestri consecutivi di «recessione» e perché allo stesso tempo è il sintomo di una volontà di tornare a investire da parte delle imprese.

La stessa volontà di mettere mano al portafogli la si nota pure nelle famiglie, anche se in questo settore lo scenario disegnato dalla Bce si presenta più variegato. A una crescita significativa delle richieste per i mutui (+23 da +10 del terzo trimestre) ha fatto da contraltare un miglioramento solo parziale della situazione sul credito al consumo, dove l'indice è risalito a -2 da -6, ma si è mantenuto ancora in terreno negativo. Presi nell'insieme i due indicatori (e quello per le imprese) sono coerenti con uno scenario di ripresa economica, che si potrebbe però scontrare con le difficoltà delle banche che, da parte loro, continuano a essere rigide nel concedere crediti.

Stupisce, sotto questo aspetto, il peggioramento della situazione sui mutui immobiliari, dove la stretta è tornata improvvisamente a farsi sentire dopo un trimestre in cui le cose sembravano essersi messe finalmente a posto (-11 da -1). Un'inversione di tendenza che le banche hanno legato più che altro al costo della provvista e alle aspettative sul mercato immobiliare e sull'attività economica in generale. Non altrettanto marcato è stato il deterioramento delle offerte nei finanziamenti per le imprese, un ambito nel quale il numero degli istituti che hanno rilevato un irrigidimento dei criteri di concessione del credito e quelli che hanno notato un miglioramento si anzi è equivalso, cosa che non accadeva dall'estate del 2007.

I dati rilevati dalla Banca d'Italia per conto della Bce sugli 8 principali istituti di credito nazionali tratteggiano uno scenario tutto sommato simile: crescita sostenuta della domanda di prestiti delle imprese e di mutui e credito al consumo delle famiglie; maggiore rigidità delle banche nella concessione di finanziamenti alle famiglie e situazione invece invariata nei confronti delle aziende. Da questo quadro in chiaroscuro la Bce dovrà trarre le dovute conseguenze per indirizzare la politica monetaria. «Le indicazioni – sostiene Marco Valli di UniCredit Research – fanno ben sperare per l'estensione della ripresa nell'Eurozona, ma al tempo stesso non sono probabilmente sufficienti per spingere Francoforte a un rialzo dei tassi a breve termine: la stretta inizierà soltanto verso fine anno».

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