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Bce, riforma Usa spinge concorrenza internazionale

Una riforma fiscale americana che ha accelerato la competizione fiscale internazionale. Ma i livelli di tassazione rimangono comunque superiori rispetto ad alcuni paesi europei, tra cui anche l’Italia. L’analisi arriva dalla Banca centrale europea, che in un bollettino analizza gli effetti macroeconomici della riforma varata lo scorso 22 dicembre da Donald Trump.

La riforma fiscale americana «potrebbe intensificare la competizione fiscale a livello globale, con il rischio di una maggiore erosione delle basi imponibili nei paesi Ue». Secondo il bollettino della Bce, la riforma fiscale avrà un impatto positivo nel breve termine sull’economia statunitense, spingendo la domanda interna e stimolando la crescita del Pil che, nei prossimi tre anni, è previsto in rialzo, tra lo 0,5% e l’1,3%. Questo potrebbe portare a ricadute positive anche per l’Eurozona, in quanto la crescita del mercato americano aumenta le esportazioni dall’area euro, anche se la dimensione complessiva dell’effetto sarà piuttosto contenuta.

Un rischio che appare abbastanza concreto, e come si è già dimostrato dalle misure implementate recentemente da Cina, Australia (si veda ItaliaOggi del 04/01/2018), è il possibile innesco di una concorrenza fiscale tra i vari Stati per cercare di attrarre capitali. Le multinazionali, infatti, che adottano dei meccanismi di pianificazione fiscale aggressiva, trasferiscono le loro sedi in quei paesi in cui la tassazione societaria risulta più favorevole. Quindi, le multinazionali saranno incentivate a riportare negli Usa gli utili, come annunciato da Apple e dalle altre multinazionali, anziché lasciarli nell’Eurozona, dove le tasse sono mediamente più elevate. Tuttavia, come afferma la Bce, se l’Ue se adottasse un sistema di tassazione più favorevole, in grado di competere con il nuovo sistema di Washington, la diretta conseguenza sarebbe una riduzione delle entrate fiscali per i paesi dell’Eurozona, aumentando i deficit pubblici. Più incerti, invece, gli effetti a lungo termine per gli Usa. L’impatto della riforma dipenderà infatti da come verrà finanziata. Se questo dovrebbe avvenire attraverso il deficit, i benefici potrebbero essere cancellati dai tassi di interesse a lungo termine più alti, alzando di conseguenza il costo del capitale.

Matteo Rizzi

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