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Bce, prudenza sui tassi

La politica di tassi di interesse negativi adottata dalla Bce ha funzionato e i benefici hanno superato gli effetti collaterali, ma nel lungo periodo il costo del denaro sotto zero rischia di diventare una spada di Damocle sempre più pericolosa per il mondo bancario: lo ha affermato Isabel Schnabel, membro del direttivo dell’istituto centrale.

Nel complesso gli effetti positivi «hanno superato i loro effetti collaterali, in particolare se si tiene conto degli effetti compensativi di altre innovazioni politiche, come il sistema a due livelli e le nostre operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine», ha osservato Schnabel, aggiungendo però che, come con altre misure di politica monetaria non convenzionali, «è probabile che gli effetti collaterali aumentino nel tempo se l’ambiente dei tassi di interesse negativi dovesse persistere troppo a lungo».

Poiché i tassi negativi, in generale, sono un riflesso di trend macroeconomici avversi, la pandemia è un campanello d’allarme per i governi, che devono promuovere l’innovazione e la crescita potenziale e raccogliere i frutti positivi di un’ulteriore integrazione europea.

Secondo l’analisi della Bce la politica di tassi di interesse negativi ha avuto un effetto trascurabile sulla redditività degli istituti di credito fra il 2014 e il 2019. «Gli effetti negativi della riduzione del margine di interesse e dell’onere sulle riserve in eccesso sono stati ampiamente compensati da una riduzione degli accantonamenti per perdite su crediti», ha osservato Schnabel. «Tuttavia non si può dare per scontato che gli effetti negativi sulla redditività delle banche derivanti da margini di profitto ridotti possano essere compensati da minori accantonamenti per perdite su crediti anche in futuro».

Sebbene l’Euritower possa mitigare i potenziali effetti negativi, le soluzioni alle cause strutturali sottostanti vanno oltre il mandato della politica monetaria. Queste criticità, ha precisato l’esponente tedesco della Bce, includono problemi come quello dell’eccessivo numero di banche nell’Eurozona e quello della mancanza di fusioni paneuropee, che richiederebbero il completamento dell’Unione bancaria, nonché passi in avanti nell’unione dei mercati dei capitali: questioni sempre più importanti per rispondere adeguatamente alla pandemia. Le prospettive di crescita a medio e lungo termine dopo l’emergenza sanitaria, ha concluso Schnabel, dipenderanno in larga misura dal fatto che la spesa pubblica a livello nazionale ed europeo, principalmente attraverso il Recovery fund, venga utilizzata saggiamente per promuovere il potenziale di crescita e, quindi, per aumentare i tassi di equilibrio reali, in particolare attraverso investimenti che favoriscano la transizione verso un’economia carbon free e più digitalizzata.
Il 110% non teme i debiti fiscali

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