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Bce: pronti a tutto in caso di Brexit

La Banca centrale europea ha ritoccato al rialzo, ma in misura minima e solo per quest’anno, le sue previsioni di inflazione e crescita per l’eurozona, lasciando invariata, come previsto, la politica monetaria. Il suo presidente, Mario Draghi, ha affermato che la Bce è focalizzata al momento sull’attuazione del pacchetto di stimolo annunciato a marzo, ma ha lasciato aperto la porta a ulteriori misure se la situazione dovesse richiederlo. Fra le incognite geopolitiche che più preoccupano la banca centrale c’è l’esito del referendum britannico del 23 giugno sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. «Siamo pronti per ogni risultato», ha affermato Draghi, evitando però di precisare quali contromisure siano in preparazione a Francoforte nel caso che prevalga il voto per Brexit. Il capo della Bce ha peraltro ripetuto che la permanenza di Londra nella Ue presenta vantaggi per entrambe le parti.
Il consiglio, che ieri si è riunito a Vienna, ha anche rinviato la decisione sulla riammissione dei titoli greci come collaterale nelle normali operazioni di finanziamento delle banche, il che assicurerebbe agli istituti ellenici un forte risparmio. Ci sarà bisogno di una nuova riunione, ha detto Draghi, dopo che il Governo greco avrà approvato tutte le azioni concordate con l’Eurogruppo. Il passaggio parlamentare di ieri ad Atene potrebbe consentire alla Bce di decidere già al prossimo consiglio, se le misure verranno considerate sufficienti dalle istituzioni europee.
L’attenzione dei mercati finanziari era concentrata sulle nuove previsioni trimestrali degli economisti della Bce, che hanno prodotto per il 2016 un ritocco dell’inflazione (che resterà bassa o negativa per i prossimi mesi) dallo 0,1% allo 0,2% e della crescita dall’1,4% all’1,6%, anche se il secondo trimestre, ha ammesso il banchiere centrale italiano, sarà più lento del primo. Invariate invece le proiezioni per i due anni successivi, anzi la crescita 2018 è stata limata da 1,8 a 1,7%. Draghi ha sostenuto tuttavia che si tratta di una “fotografia” della situazione attuale, ma che «uno stimolo addizionale si prevede arriverà dalle misure di politica monetaria ancora da attuare e contribuirà a un ulteriore riequilibrio dei rischi per crescita e inflazione». Del pacchetto annunciato a marzo, la Bce ha finora già ampliato gli acquisti di titoli da 60 a 80 miliardi di euro al mese, mentre inizierà l’8 giugno a comprare obbligazioni societarie e il 22 giugno realizzerà la prima di sei Tltro2, nuove operazioni di finanziamento alle banche a condizioni molto favorevoli e mirate alla concessione di prestiti all’economia reale.
I rischi restano al ribasso, ha detto Draghi, ma hanno cominciato a riequilibrarsi per effetto delle misure già prese e di quelle in vista. Il presidente della Bce ha comunque rivendicato che l’azione della banca centrale ha già mostrato i propri effetti evitando un peggioramento della situazione dopo le turbolenze di mercato di inizio anno.
Anche se la Bce è «focalizzata sull’attuazione» delle misure già annunciate (il che, secondo l’interpretazione più diffusa sui mercati, significa che non verranno prese nuove decisioni fino almeno a dopo l’estate), Draghi ha enumerato le condizioni che possono portarla a muoversi nuovamente: una restrizione ingiustificata delle condizioni finanziarie sui mercati, o effetti cosiddetti di secondo grado su prezzi e salari, che possano innescare una spirale deflazionistica. «Non esiteremo ad agire con tutti gli strumenti a disposizione, se necessario», ha affermato, ricordando anche che la Bce è impegnata a riportare «senza ritardi» l’inflazione verso l’obiettivo di avvicinarsi al 2%, anche se è lontana da questi livelli da oltre tre anni. I tassi d’interesse resteranno a lungo «ai livelli attuali o più bassi».
Joerg Kraemer, capo economista di Commerzbank, sostiene che, dopo il «forzato ottimismo» di oggi, la Bce dovrà adottare nuove misure di stimolo verso la fine dell’anno. Altri economisti di mercato ritengono che la pressione sulla Bce riprenderà a montare a partire da settembre, anche se, come ha ricordato lo stesso Draghi, la risalita del prezzo del petrolio dovrebbe spingere al rialzo l’inflazione nel secondo semestre.
Quel che comincia a preoccupare la Bce, tuttavia, è l’inflazione di base, depurata cioè dei prezzi più volatili, come energia e alimentari. Le previsioni dell’inflazione cosiddetta “core” sono state limate ieri dello 0,1% per ciascuno degli anni del triennio 2016-2018. Di certo, non ci sono per ora pressioni dagli aumenti salariali, «con la possibile eccezione della Germania», ha osservato Draghi.
Il presidente della Bce ha ripetuto l’ennesimo richiamo ai politici perché agiscano in modo più deciso per coadiuvare la politica monetaria nel tentativo di rilanciare l’economia. «In presenza di riforme strutturali più rapide – ha detto – le nostre misure farebbero effetto più rapidamente». Draghi ha ricordato la necessità di azioni per alzare la produttività e migliorare le condizioni per l’attività d’impresa.

Alessandro Merli

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