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«Bce pronta ad aiutare le imprese»

La stretta al credito, uno dei problemi più gravi dell’Eurozona, soprattutto in Paesi come l’Italia, si può risolvere anche attraverso il rilancio delle cartolarizzazioni. Lo afferma Yves Mersch, il membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea di più recente nomina, in un’intervista al Sole 24 Ore. Mersch suggerisce che i requisiti di capitale applicati alle banche europee per queste operazioni sono troppo stringenti e afferma che la Bce è pronta ad agire, in collaborazione con altre istituzioni. A questo proposito, il presidente Mario Draghi ha citato la Bei. A Mersch, Draghi ha affidato il dossier dell’unione bancaria. Questa, dichiara il banchiere che, prima di arrivare alla Bce nel dicembre scorso, è stato per 14 anni governatore della Banca centrale in Lussemburgo, è «essenziale per la credibilità di mercato dell’area euro». Il meccanismo di vigilanza unica già in preparazione va però affiancato con urgenza da un’autorità di risoluzione delle banche.
Come vede le prospettive dell’unione bancaria dopo le riunioni europee di Dublino dello scorso fine settimana?
Ci sono stati progressi sul testo legale della regolamentazione. Si spera che questo possa essere finalmente chiuso a livello europeo e in quei Paesi che richiedono l’esame parlamentare, come la Germania. La dichiarazione aggiuntiva di Dublino apre la porta a limitati cambiamenti dei Trattati. Non è legalmente vincolante e non cambia la necessità pressante che il meccanismo di vigilanza unica (Ssm) sia affiancato da un meccanismo di risoluzione (Srm) e da un fondo per questo scopo. La Commissione ha ripetuto a Dublino il suo impegno a presentare la sua proposta entro l’estate. Spero che la proposta attuale sulle soluzioni nazionali, ora all’esame del parlamento europeo, sia approvata tempestivamente. Ma l’interdipendenza Ssm/Srm è quanto mai evidente.
C’è il rischio di rinvii con cambiamenti dei Trattati.
Le precise conseguenze si vedranno in futuro. È importante avere una soluzione complessiva. Come non potevamo iniziare l’unione monetaria senza patto di stabilità e crescita, così non possiamo avere l’Ssm senza che sia in funzione anche l’Srm. Vale sempre la possibilità che il regolamento entri in vigore quest’estate. Ma è sempre difficile prevedere con precisione la fine dei percorsi parlamentari. Sappiamo di sicuro che il Parlamento tedesco chiude a metà luglio. Spero che venga mantenuto quello che è stato promesso a livello politico. La Bce è impegnata sulla messa in atto, ma prima abbiamo bisogno di certezze legali.
Il risultato principale del vertice europeo di giugno 2012, separare i problemi del debito sovrano da quelli delle banche, è in pericolo, causa crescenti ostacoli politici?
L’integrazione europea assomiglia alla processione cattolica nella cittadina lussemburghese di Echternach, dove si fanno due passi avanti e uno indietro. Ci sono 27 Paesi membri, 17 nell’eurozona, continuamente coinvolti in eventi politici, come le elezioni, che qualche volta tendono ad avere conseguenze su un processo senza scosse di integrazione europea. Tuttavia, stiamo parlando di una cosa essenziale per la credibilità di mercato dell’area dell’euro e perciò sono fiducioso che il senso di responsabilità, nel medio e lungo termine, prevarrà sulle considerazioni di breve termine.
Cosa sta facendo la Bce per essere pronta ai nuovi compiti?
Non solo stiamo lavorando dentro la Bce per preparare l’organizzazione e il personale necessario, ma abbiamo anche un’intensa cooperazione con le autorità nazionali. Ci affidiamo alla loro esperienza e alle loro risorse di personale. Dobbiamo evitare un ulteriore strato di burocrazia europea, ma sfruttare le sinergie di un singolo insieme di regole applicato in modo uniforme in tutti gli Stati e perciò alla fine alleviare gli ostacoli transnazionali che derivano da diverse prassi nazionali. Questo sarà il valore aggiunto dell’integrazione finanziaria.
Il caso di Cipro ha cambiato la discussione su chi deve pagare il costo dei salvataggi.
Ci sono principi già fissati dalle proposte del Financial Stability Board e dal G-20. In teoria, è chiaro che le banche che mancano di capitale devono cercarlo sul mercato. Se non ce la fanno, devono vedere se il loro modello di business sta in piedi. È qui che emerge il legame fra Paesi e banche. In alcuni Paesi, le banche sono andate in difficoltà non per il loro modello di business, ma per la debolezza del Paese d’origine. Altrove, è stato il contrario. Se una banca non ha abbastanza capitale, ma è ancora un’istituzione sostenibile, bisogna vedere come intervenire, cominciando dal settore privato, prima di rivolgersi ai contribuenti. In teoria, l’ordine è basato sui rischi assunti: azionisti, obbligazionisti non privilegiati, obbligazionisti privilegiati, e solo alla fine depositanti, distinguendo fra quelli garantiti e non garantiti. Allo stesso modo, il livello di rischio determina la remunerazione. Dobbiamo avere il quadro di incentivi giusto per evitare l’azzardo morale. Nel caso di Cipro non c’erano abbastanza capitale o debito nel passivo delle banche, ma un ammontare molto alto di depositi, che guadagnavano interessi molto alti, 5 o 6 volte di più che che in altri Paesi. Tutto questo ha dovuto essere preso in considerazione. La soluzione per Cipro è dipesa dalla struttura del sistema bancario cipriota. Non è il modello da seguire in futuro. Quello che derivo da questa esperienza è che dovremmo anticipare l’introduzione di strumenti che possono essere coinvolti nel bail-in, dal 2018 al 2015. Draghi lo ha già detto. In seguito, c’è l’Esm, ma non si può cominciare da lì. Comunque, l’Europa ha bisogno di avere a disposizione tutti gli strumenti necessari. Oggi non è ancora così.
Il mercato europeo del credito nell’eurozona resta frammentato. Draghi ha parlato di riflessione a 360 gradi sulle possibili misure. Quali sono le opzioni?
Ci guardiamo attorno costantemente. Ma non direi che non abbiamo avuto risultati. Abbiamo avuto enorme successo nell’eliminare il rischio sistemico, di ridenominazione (dovuto ai timori di collasso dell’euro ndr). Inoltre, la competenza della banca centrale è nella fornitura di liquidità, non di capitale, né nell’allocazione del credito: quest’ultimo è il ruolo del sistema bancario. Quando la liquidità in eccesso che abbiamo fornito non arriva all’economia reale, la domanda è: è un problema di offerta o di domanda? Perché le Pmi soffrono più delle grandi imprese? Sono più dipendenti dalle banche, che in alcuni Paesi stanno facendo deleveraging. Il costo del credito dovrebbe riflettere il rischio: in alcuni Paesi la produttività delle imprese è metà che in altri, quindi le prospettive non sono brillanti. È normale che il costo del credito sia più alto per imprese più a rischio. È un problema molto complesso. Siamo pronti ad agire, ma solo nella nostra area di competenza e forse in collaborazione con altre istituzioni che hanno responsabilità su questo, come le banche di sviluppo. Possiamo esaminare se ci sono colli di bottiglia nell’uso di attività finanziarie da usare come collaterale per finanziarsi alla Bce. Per esempio, l’Italia aveva un mercato importante di cartolarizzazioni. Si è ridotto, anche se ora si sta riprendendo. È un problema legato alle Pmi o a questioni di regolamentazione? Il capitale da accantonare aumenterà di 5 volte rispetto ad altre classi di attivo. Vanno fatte delle analisi: come far ripartire le cartolarizzazioni nel contesto europeo, dove vediamo che le Abs hanno risultati molto migliori delle aspettative dei regolatori? Si dice che sono troppo rischiose sulla base dell’esperienza dei mutui subprime negli Usa. Una regola del genere è come fissare i premi delle polizze di assicurazione contro le inondazioni in una città come Madrid sulla base dell’esperienza di New Orleans.
Lei ha appena concluso una serie di incontri alla Banca d’Italia. Di cosa avete parlato? Come vede la salute del sistema bancario italiano?
Tutte queste questioni sono state oggetto di discussione con i colleghi italiani. La Banca d’Italia ha molta esperienza e mi affido alle loro conoscenze. C’è rispetto per il modo in cui hanno gestito una situazione difficile. Tengo in alta considerazione l’esperienza italiana, che credo debba avere una parte importante nel processo decisionale europeo. Quanto al sistema bancario italiano, finché non ho un mandato non voglio dare un’opinione su un’area di competenza di qualcun altro. La vigilanza italiana merita rispetto.

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