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Bce pronta ad aiutare le banche

A conferma che agli occhi della Banca centrale europea la situazione economica rimane ancora fragile, il presidente della Bce Mario Draghi ha aperto la porta ieri alla possibilità che l’istituto monetario organizzi una nuova operazione di liquidità a lunghissimo termine pur di aiutare l’economia della zona euro. Nel contempo, il banchiere centrale ha esortato di nuovo i governi a trovare rapide soluzioni sul futuro del meccanismo di gestione delle crisi bancarie, oggetto di accesi negoziati.
«Siamo pronti a utilizzare qualsiasi strumento, anche nuovi pronti contro termine a lungo termine se necessario, per mantenere i tassi d’interesse a breve sul mercato monetario a un livello compatibile con la nostra analisi dell’inflazione a medio termine», ha detto Draghi durante una audizione dinanzi al Parlamento europeo. Il banchiere ha definito «ingiustificato» il livello raggiunto dai tassi d’interesse in luglio quando la Federal Reserve ha annunciato che avrebbe ridotto le iniezioni di liquidità.
Con l’occasione, Draghi ha aggiunto: il rimborso da parte di alcune banche dei prestiti ricevuti dalla Bce «è certamente un segnale di normalizzazione». Al tempo stesso «la conseguente riduzione dell’eccesso di liquidità può provocare un aumento dei tassi d’interesse sul mercato monetario», una conseguenza negativa in un contesto in cui l’economia continua a essere fragile. La Bce ha già detto che il tasso di riferimento, oggi allo 0,5%, rimarrà a questo livello «per un periodo esteso di tempo».
Proprio questa settimana, banche europee che hanno beneficiato dei generosi aiuti dell’istituto monetario a tasso fisso e ad ammontare illimitato restituiranno alla Bce 7,9 miliardi di euro di prestiti a tre anni. Le operazioni di liquidità a lunghissimo termine sono state introdotte dall’istituto monetario a fine 2011, in piena crisi creditizia, provocando un eccesso di liquidità nel mercato monetario della zona euro, calato negli ultimi mesi da 800 a 250 miliardi di euro.
Il costo del denaro così basso da così tanto tempo preoccupa soprattutto la Germania, sia per i rischi di inflazione, sia per i pericoli di nuova bolla finanziaria. «Bassi tassi di interesse nel lungo termine – ha assicurato ieri il presidente della Bce – comportano dei rischi che abbiamo visto nel passato e noi siamo molto sensibili ai rischi che possono esserci per la stabilità finanziaria derivanti da un livello molto, molto basso dei tassi. Finora, però, c’è una evidenza molto limitata che così sia».
Sempre sul fronte bancario, Draghi ha discusso con i deputati anche della vigilanza bancaria, un compito che la Bce assumerà gradualmente da qui alla fine del 2014. Il banchiere centrale ha insistito nella sua audizione, svoltasi qui a Bruxelles, che i governi prevedano aiuti finanziari agli istituti di credito che avessero bisogno di essere ricapitalizzati dopo la prevista analisi che la Bce effettuerà sugli attivi bancari. L’istituto monetario non vuole essere costretto a ricapitalizzare le banche più in difficoltà.
La questione è legata anche al meccanismo di gestione delle crisi bancarie, attualmente oggetto di difficili negoziati tra i governi. Sarà associato a un fondo finanziario che però prevede una messa a regime di 10 anni. Draghi ha esortato i governi a trovare una soluzione per anticipare i tempi, magari dando la possibilità al fondo di prendere a prestito sui mercati. Altrimenti, ha spiegato, toccherà ai governi prendere il testimone, e questa soluzione «non sarebbe la migliore». Anche in questo caso, il timore della banca è di essere nolente o volente costretta a trasformarsi in paracadute finanziario.

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