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Bce pronta ad agire, Milano su del 3,7%

La moneta unica ieri ha proseguito la sua discesa nei confronti del dollaro. Ha raggiunto un nuovo minimo dal 2005, più o meno ai livelli della sua introduzione, scendendo sotto la soglia di 1,18 sul «biglietto verde» ed è il segno di quanto sui mercati sia alta l’attesa per le mosse della Bce. Il prossimo 22 gennaio, infatti, la Banca centrale europea, potrebbe decidere l’avvio del programma di Quantitative easing, cioè, in particolare, di acquisto massiccio di titoli pubblici per aumentare la liquidità, contrastare la caduta dell’inflazione, ormai negativa nella media europea, e rilanciare la crescita. 
Lo stesso presidente della Bce, Mario Draghi, ieri in una risposta scritta ai parlamentari europei lo ha ribadito alimentando una fiammata delle Borse. «Il consiglio direttivo rimane unanime nel suo impegno ad adottare nuovi strumenti non convenzionali nell’ambito del proprio mandato, qualora diventi necessario affrontare ulteriormente i rischi di un periodo di bassa inflazione troppo prolungato». E in tali strumenti, che verranno valutati «all’inizio dell’anno» è incluso «l’acquisto di vari asset , compresi i bond sovrani», ha ripetuto dando nuovo slancio ai listini già in salita.
Piazza Affari, dopo tre sedute negative, ha preso il volo chiudendo con un rialzo del 3,69% a 19.924 punti. A seguire Parigi, in salita del 3,59%, che non ha subito contraccolpi finanziari per il brutale attacco terroristico di Parigi. Bene anche le altre principali piazze finanziarie con Francoforte in progresso del 3,36%, Londra del 2,34% e Madrid del 2,26%. Giornata positiva anche sul secondario con lo spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi di uguale durata, che è tornato a scendere a quota 133 con i titoli italiani all’1,84%.
L’attesa dei mercati, dunque, soprattutto dopo i dati di mercoledì sull’inflazione negativa per l’Eurozona, è tutta per il Quantitative easing, anche se sono ancora allo studio le modalità degli acquisti, così da attenuare, se possibile, le resistenze della Bundesbank e del suo presidente Jens Weidmann. Non si può tuttavia, ancora escludere che l’annuncio della misura straordinaria espansiva possa avvenire in due tempi.
Centrale a questo proposito appare l’evoluzione della crisi greca che, oltre ai timori per possibili contagi, ha portato tensioni in campo politico tra i governi dell’Eurozona e la Germania, in bilico tra le voci su un piano del governo per favorire l’uscita di Atene dall’euro, la cosiddetta Grexit — cosa che stando ad un sondaggio diffuso ieri dall’emittente Ard trova il consenso della maggioranza dei tedeschi — e le smentite della Cancelleria. Ieri da Berlino sono però arrivati decisi segnali di distensione. Secondo Bloomberg, alcuni deputati della coalizione di Angela Merkel si sono detti favorevoli al dialogo con chi vincerà le elezioni greche del 25 gennaio. E hanno anche sostenuto che si potrà parlare di agevolazioni nel rimborso dei prestiti concessi ad Atene dall’Europa, in termini di allungamento delle scadenze e di facilitazioni sul tasso di interesse sui prestiti. Il tutto a patto però che Atene non rinneghi gli impegni di austerità presi.
Anche la Bce si è mossa e nella riunione del Consiglio direttivo di mercoledì sera, dedicato a questioni non monetarie: ha deciso di non interrompere ma di mantenere, come previsto, fino alla fine di febbraio la deroga che permette alle banche greche – nonostante la garanzia di titoli collaterali con rating “spazzatura”- di accedere alla liquidità offerta dalla Banca. In altre parole, l’accesso delle aziende di credito elleniche ai fondi di Francoforte continuerà. Ad una condizione, che si concluda positivamente l’attuale programma di salvataggio e che venga raggiunto un successivo accordo con la Commissione Ue, la Bce e l’Fmi — la cosiddetta troika — per estendere il sostegno finanziario.

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