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«Bce pronta a estendere l’acquisto titoli»

Una lenta ripartenza, con qualche incertezza. L’agenzia di rating Standard & Poor’s riassume lo stato di salute dell’economia italiana in una secca sintesi:«Sta finalmente uscendo dalla recessione dopo tre anni e mezzo di contrazione. Tuttavia è probabile che la ripresa sia tiepida a causa della bassa crescita dei salari e dell’elevato tasso di disoccupazione che frena la domanda dei consumatori più che in altri Paesi». Il riferimento ai consumi tiene conto di quanto sta capitando, per esempio, in Spagna dove la domanda interna segna un’evidente accelerazione. L’ultimo report di Standard&Poor’s diffuso ieri ricorda che l’aumento del Prodotto interno lordo pari allo 0,7% nel primo semestre segna un’inversione di tendenza che contribuisce a fare crescere il livello di fiducia. Ma l’agenzia di rating ricorda che il Pil dell’Eurozona nei primi sei mesi del 2015 ha tenuto un passo (+ 1,2%) quasi doppio rispetto all’Italia. Il documento elenca i fattori di vulnerabilità degli ultimi anni come la crescita dei salari senza correlazione con la produttività, il settore bancario con crediti deteriorati più che triplicati e il debito pubblico tale da rendere impraticabili interventi di sostegno all’economia. Un’eredità che porta a concludere: «La strada per tornare a tassi di crescita del Pil anche solo superiori all’1,5% è molto lunga».
Un quadro più confortante è emerso al termine dell’audizione del presidente della Bce, Mario Draghi, alla Commissione economia e monetaria Ue. Dall’Euro Tower arriva la conferma che, in caso di rischi al ribasso sulle prospettive d’inflazione, il piano di acquisti di titoli (Quantitative easing)sarà «ampliato e allungato». L’intervento di Draghi suggerisce, insomma, che il programma di politica monetaria espansiva e «accomodante» potrebbe andare oltre il termine del settembre 2016. Anche perché lo stesso presidente della Bce ieri ne ha ribadito l’efficacia, indicando che «il calo sostenuto del costo dei prestiti sta rafforzando la domanda interna, sostenendo così il consumo di beni durevoli e gli investimenti particolarmente quelli delle imprese piccole e medie». Nel breve termine Draghi caldeggia il completamento dell’unione bancaria nell’Eurozona che rifletta la moneta unica. E nei radar Bce al momento non si segnalano rischi correlati alla stabilità finanziaria, «siamo molto vigili, ma per ora non vediamo il materializzarsi di pericoli», ha detto Draghi. La giornata di ieri ha registrato la diffusione dei dati Istat relativi alla revisione finale dei conti economici 2014, dopo la stima di marzo. Il Pil ha segnato un calo dello 0,4% e il rapporto tra deficit e Pil si è attestato al 3%. L’unico ritocco rispetto alle stime riguarda la pressione fiscale, che cresce dello 0,2%, salendo al 43,6% del Pil.
Intanto a Roma in vista della legge di Stabilità Confindustria e Ance chiedono al governo nuovi incentivi e il potenziamento dei bonus destinati al settore edilizio.
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