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Bce, primo anno in trincea per Draghi “Più poteri alla Ue sui bilanci nazionali”

Ci vuole un supercommissario europeo con ampi poteri di controllo e il veto sui bilanci nazionali degli Stati membri dell’eurozona, come ha proposto la Germania: per salvare l’euro e la stessa sovranità dei suoi Stati membri è indispensabile ora che gli Stati cedano parte della loro sovranità a Bruxelles. E ancora: la Banca centrale europea (Bce) agisce e continuerà ad agire in modo indipendente. Con il programma di acquisto dei titoli sovrani di paesi in crisi non sovvenzionerà i loro debiti, bensì stabilizzerà la situazione finanziaria e la moneta unica, a tutto vantaggio anche dei contribuenti e risparmiatori tedeschi. Parola di Mario Draghi. Ecco quanto il presidente della Banca centrale europea, al compimento del primo anno del suo mandato alla guida dell’Eurotower, ha detto in una lunga intervista apparsa oggi sull’influente settimanale di Amburgo
Der Spiegel.
Draghi sottolinea sviluppi positivi e quindi motivi di cauto ottimismo. «I governi — dice — sono sulla giusta via. Si sono impegnati a trasferire più competenze sui bilanci nazionali e la politica finanziaria a livello europeo. Per questo, al loro vertice a dicembre, occorre che traducano questa scelte nelle necessarie decisioni concrete». La palla è insomma nel campo dei politici. E “SuperMario”, appoggiando senza riserve la proposta del ministro delle Finanze federale, Schaeuble, quella appunto di istituire nella Commissione europea il ruolo di un supercommissario
che abbia anche potere di veto sui bilanci nazionali, conferma nel modo più esplicito e forte la sua dichiarata piena sintonia con Angela Merkel.
Gli sforzi finora fatti dai governi devono essere ancora portati avanti, bisogna continuare senza indugi sulla strada delle riforme, afferma. E aggiunge. «Se vogliamo restaurare la fiducia nell’eurozona, abbiamo bisogno di introdurre regole. Ma questo è soltanto il primo passo. Dobbiamo anche fare in modo di garantire con certezza che queste regole verranno poi rispettate. Questa certezza è drammaticamente mancata in passato, e su questo problema i governi devono lavorare». Con un nuovo incarico nella Commissione di Bruxelles, appunto. Come Wolfgang Schaeuble aveva chiesto.
«Io appoggio espressamente questa proposta — dichiara Draghi — «Sarebbe saggio se i governi la prendessero seriamente in considerazione. Di una cosa io sono sicuro: se desideriamo restaurare la fiducia nell’eurozona, è necessario che i Paesi che le appartengono cedano una parte della loro sovranità a livello europeo». Richiesta difficile da far accettare, obiettano
i colleghi dello
Spiegel,
vista la diffusa, forte resistenza a livello nazionale in molti paesi membri. Purtroppo, replica il presidente della Bce, «molti governi non hanno capito che hanno già perso da molto tempo la loro sovranità. In passato hanno ammucchiato debiti pubblici troppo alti, adesso sono completamente dipendenti dalla benevolenza dei mercati finanziari». Per cui «può suonare come un paradosso, eppure è giusto e vero che soltanto quando i paesi dell’eurozona saranno pronti a condividere la sovranità a livello europeo recupereranno la loro sovranità».
Quanto alla scelta della Bce — adottata dal Consiglio direttivo il 6 settembre, col solo voto contrario del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ndr — di intervenire con acquisti in quantità illimitata di bond dei Paesi in crisi, Draghi respinge le diffuse accuse tedesche di danneggiare l’indipendenza dell’istituto e di foraggiare l’inflazione. «Io so cosa sia l’inflazione, la mia famiglia perse i suoi risparmi », sottolinea. Poi spiega: «Dovevamo agire, e abbiamo deciso in modo di combattere al meglio le cause della crisi. I governi devono darsi il dovere di una sana politica economica e finanziaria. Così garantiamo la prosecuzione del corso di riforme nell’eurozona, e la nostra indipendenza ».
Se i governi dell’Europa meridionale, prosegue, continueranno a portare avanti le loro riforme di successo degli ultimi mesi, il contribuente tedesco guadagnerà con i nostri acquisti di titoli sovrani. Non c’è nessuna migliore difesa contro l’eurocrisi
del successo delle riforme di struttura in Europa meridionale. Ancora un segnale di convergenza e comprensione con la Germania, dunque. E poi, ancora: «Se non risolviamo la crisi» con l’intervento sui mercati secondari dei bond «tutti noi pagheremo. E se invece la risolviamo, allora ne profitteremo tutti, ma prima di tutto ne profitteranno i contribuenti e risparmiatori tedeschi…noi prendiamo molto sul serio le preoccupazioni e i timori dei cittadini».
E Draghi insiste che non si tratta di sovvenzioni al Sud Europa, né di aiuti incondizionati: gli aiuti verranno concessi solo in cambio della condizionalità di riforme e tagli. E «se un paese non rispetterà quegli impegni, noi sospenderemo e non riprenderemo il programma di aiuti». Non voglio tassi d’interesse uguali su tutti i titoli sovrani europei, spiega ancora il numero uno della Eurotower, ma quella parte di spread che è dovuta alle speculazioni su un crollo dell’euro è pericolosa per tutti e rende impossibile finanziamenti alle banche e attività economica nei paesi deboli. Quindi va combattuta nell’interesse di tutti, anche dei tedeschi.

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