Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bce prevede un ritorno al 2% (forse) nel 2020

Le nuove previsioni macroeconomiche che dovrebbero indicare crescita e inflazione più alte nell’Eurozona nei prossimi anni saranno la principale novità del consiglio di oggi della Banca centrale europea.
Le proiezioni elaborate dallo staff sotto la guida del capo economista Peter Praet comprenderanno per la prima volta anche il 2020 e dovrebbero indicare che la Bce dovrebbe in quell’anno finalmente approssimarsi al suo obiettivo di inflazione di stare «sotto, ma vicino al 2%», raggiungendo, secondo gli economisti di Morgan Stanley, l’1,8%, secondo quelli di Goldman Sachs l’1,7 percento. Più lento invece il recupero dell’inflazione di base, depurata degli effetti di petrolio e alimentari, le voci più volatili, soprattutto per effetto della debole risposta dei salari al miglioramento del mercato del lavoro. Inflazione “core” e salari sono due elementi su cui la Bce ha segnalato negli ultimi tempi una crescente attenzione.
La risalita dell’inflazione è favorita da una crescita più vigorosa del previsto. La Bce dovrebbe ritoccare al rialzo i dati di crescita sia per quest’anno, sia per il prossimo, portando anche le previsioni per il 2018 sopra il 2 per cento. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha anticipato esplicitamente nei giorni scorsi che le stime sulla crescita verranno riviste al rialzo.
Dopo l’annuncio di ottobre che gli acquisti di titoli (il Qe) proseguirà fino a settembre dell’anno prossimo, seppure a importi dimezzati (30 invece di 60 miliardi di euro mensili), non è atteso alcun annuncio di modifica della politica monetaria. La Bce va in letargo per tutto l’inverno, sostengono a Goldman Sachs. Nella conferenza stampa, il presidente Mario Draghi continuerà probabilmente a sostenere che i miglioramenti sull’economia e quelli attesi sull’inflazione dipendono tuttora da una politica monetaria che resti accomodante. Semmai, se la formulazione della dichiarazione introduttiva resterà con ogni probabilità invariata, nei commenti verbali potrebbe tenere un tono un pò meno da “colomba” rispetto a ottobre, secondo Luigi Speranza, di Bnp Paribas. Lo stesso Speranza, come altri commentatori, ritiene che nei prossimi mesi la Bce sposterà la sua enfasi dal Qe agli altri strumenti della politica monetaria.
Il miglioramento dell’economia dell’eurozona darà comunque voce in consiglio a chi ritiene, come lo stesso Weidmann, e alcuni altri governatori e un membro chiave del comitato esecutivo, come Benoit Coeuré, sarebbe meglio cominciare a dare qualche indicazione più precisa sulla conclusione del Qe e sull’uscita dallo stimolo straordinario. Alla conferenza stampa di ottobre, Draghi ha sostenuto che anche dopo settembre, gli acquisti non verranno interrotti bruscamente, il che sposta in avanti non solo la fine del Qe, ma anche la data del primo rialzo dei tassi d’interesse, che per ora la Bce insiste che debba arrivare solo «ben dopo» la conclusione degli acquisti, quindi, presumibilmente, non prima del 2019.

Alessandro Merli

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il progetto di fusione tra Fiat-Chrysler (Fca) e Peugeot-Citroën (Psa) si appresta a superare uno d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Davanti alle piazze infiammate dal rancore e dalla paura, davanti al Paese che non ha capito la ragi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Erogazioni in crescita l’anno prossimo per Compagnia di San Paolo, nonostante lo stop alla distrib...

Oggi sulla stampa