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Bce tra pressione dei prezzi e rischio politico

Il balzo dell’inflazione nell’eurozona negli ultimi mesi, arrivata ormai al 2%, porterà domani a una revisione delle previsioni della Banca centrale europea. Secondo il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, in Germania (dove a febbraio l’inflazione ha raggiunto il 2,2%) il rialzo delle stime per il 2017 potrebbe essere di mezzo punto percentuale e di una grandezza analoga nell’area euro. Se così fosse, il dato dell’eurozona salirebbe all’1,8%, dall’1,3% delle proiezioni di dicembre.
Ma il ritocco delle previsioni, anche se avvicina la cifra all’obiettivo della Bce di stare “sotto, ma vicino” al 2%, non è per ora il preludio a un abbandono dello stimolo monetario da parte dell’istituto di Francoforte, certo non al consiglio di domani. Intanto perché il ritocco per gli anni successivi – il medio termine cui guarda la Bce – sarà più contenuto. E poi perché, come ha detto il presidente Mario Draghi in più occasioni, la banca centrale intende «guardare al di là» dei movimenti temporanei e vedere se si trasformino in una tendenza duratura. Per ora, la risalita dell’inflazione è dovuta quasi interamente al rialzo del prezzo del petrolio e degli alimentari, che dovrebbero essere riassorbiti entro fine anno, come riconosce la stessa Bundesbank. L’inflazione di base resta stagnante.
La Bce, secondo Peter Nagle, economista dell’Institute for Inernational Finance, l’associazione globale delle istituzioni finanziarie, «non è ancora sotto pressione». Il consiglio di domani segnerà una “tregua” fra falchi e colombe, secondo Gilles Moec di Bank of America. «Draghi – sostiene l’economista in una nota – ha guadagnato tempo nel dicembre scorso (quando ha annunciato la riduzione degli acquisti mensili di titoli da 80 a 60 miliardi di euro a partire da aprile ndr) e lo userà».
Un nuovo cambiamento del Qe è fuori questione: la maggior parte degli economisti di mercato ritiene che un annuncio su cosa succederà dopo dicembre, una presumibile riduzione progressiva (tapering) nel 2018, arriverà a settembre, come sostiene Andrew Bosomworth, della società di fondi Pimco.
Prima di allora, la Bce potrebbe decidere di ritoccare la propria comunicazione. Il quadro economico dell’eurozona, che nel 2016 è cresciuta dell’1,7%, è in miglioramento anche nei primi mesi di quest’anno, secondo i sondaggi fra le imprese e i consumatori. A un certo punto, Draghi potrebbe alterare la formula secondo cui «i rischi restano al ribasso» con una più equilibrata. Per il momento, però, molte sono le incognite, sia i fattori globali, cui il capo della Bce e i suoi colleghi hanno fatto riferimento più volte, sia le incertezze dettate dalla politica, con le elezioni in arrivo in Olanda e Francia nei prossimi due mesi e l’incognita del possibile successo di forze anti-euro.
In materia di comunicazione, la Bce potrebbe, però, rivedere la cosiddetta forward guidance, le indicazioni prospettiche sul futuro della politica monetaria, oggi, o più probabilmente, secondo le aspettative di mercato, a giugno. Finora, ha sempre ripetuto di aspettarsi che «i tassi d’interesse rimangano su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo, ben oltre l’orizzonte dei nostri acquisti netti di attività», quindi almeno fino al primo semestre 2018. Il membro del comitato esecutivo Yves Mersch, considerato vicino alle posizioni dei falchi, ha avanzato l’ipotesi che si lasci cadere almeno la possibilità di ulteriori tagli dei tassi, visto il miglioramento della situazione economica e anche per dare un segnale alle banche, che soffrono delle ripercussioni dei tassi a zero o addirittura negativi sui propri depositi presso la Bce. Sarebbe inoltre un’indicazione “politica” di considerazione per le opinioni di chi ritiene che lo stimolo vada attenuato. Altri consiglieri tuttavia ritengono che la banca centrale debba tenersi a disposizione tutte le opzioni, soprattutto in quadro d’incertezza come quello attuale, e che la sola modifica della comunicazione potrebbe portare una restrizione non voluta delle condizioni finanziarie.

Alessandro Merli

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