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Bce Politica monetaria: gli americani di Francoforte

Una situazione straordinaria richiede misure, e uomini, straordinari. Si può racchiudere così l’attuale quadro in cui opera la Banca centrale europea (Bce). I prestiti verso famiglie e imprese continuano a calare, l’economia è stagnante nella maggior parte della zona euro e le misure adottate finora hanno prodotto pochi benefici. È per questo che all’interno del consiglio direttivo dell’Eurotower sono sempre più fitte le discussioni intorno all’ultima misura in grado di rivitalizzare l’economia dell’eurozona, il Quantitative easing (Qe). 
Virate
A Francoforte, fino a sei mesi fa, parlare di azioni straordinarie come quelle messe in campo dalla Federal Reserve statunitense, ovvero acquisti mensili di titoli di Stato e mutui cartolarizzati per 85 miliardi di dollari, era impossibile. Ma lentamente, più la congiuntura peggiorava, più il dibattito intorno al Qe avanzava. Il primo a parlarne è stato proprio il presidente della Bce, Mario Draghi. «Siamo pronti a fare di più, se necessario», ha detto più volte. L’ultima, la scorsa settimana, quando di fronte al Parlamento finlandese ha ripetuto che «il direttivo della Bce è unanime nel proprio impegno ad utilizzare nuove misure non convenzionali in caso di necessità, ma serve una strategia ampia». Della stessa linea è sono il vicepresidente della Bce, il portoghese Vítor Constâncio, e il capo economista dell’Eurotower, il tedesco Peter Praet. Draghi, Constâncio e Praet sono i tre banchieri centrali che più credono che il Qe potrebbe essere una soluzione, nel caso quanto fatto finora non sia abbastanza.
Cruciali saranno i risultati operativi delle operazioni di rifinanziamento a lungo termine con target specifico ( Targeted longer-term refinancing operation , o Tltro) e degli acquisti di covered bond e titoli cartolarizzati, ovvero Asset-backed security (Abs) e Residential mortgage-backed security (Rmbs). Come spiega un alto funzionario della Bce dietro anonimato, «nessuno esclude l’inizio di un’operazione così massiccia, se ci fosse un deterioramento ulteriore delle attività economiche». E alla domanda su da quanto tempo si sta analizzando questa opportunità, la risposta è vaga: «Diversi mesi. Non si può improvvisare».
Contrasti
I contrari non sono pochi. Il primo è Jens Weidmann, numero uno della banca centrale tedesca, la Bundesbank. Secondo Weidmann il rischio maggiore del Qe è rallentare quel processo di riforme strutturali promesse dagli Stati membri e non ancora completate. Inoltre, secondo il banchiere centrale tedesco non ci sono le condizioni minime per lanciare un acquisto di titoli di Stato. Meglio attendere che le attuali misure siano a regime prima di andare a limite dello statuto della Bce. Negativo sull’utilità del Qe è anche Yves Mersch, membro lussemburghese del Comitato esecutivo della Bce. Secondo lui, dicono i bene informati, non ci sarà alcuna azione così invasiva, né ora né nel prossimo anno. «Non c’è un pericolo deflazione così intenso come i media lasciano credere. Insomma, possiamo gestire bene questo periodo di bassa inflazione», è solito dire in privato Mersch. La sua posizione, tuttavia, sembra marginale rispetto a quella di Draghi, Constâncio e Praet. E poi c’è un altro membro del Comitato esecutivo, il francese Benoît Cœuré. Lui è il più cauto. Il suo mantra è che bisogna attendere più dati prima di programmare il lancio del Qe. «Non c’è fretta, dato che bisogna prima verificare l’impatto dei programmi esistenti», ha detto la settimana scorsa. «Di certo, stiamo monitorando con attenzione la situazione e siamo pronti a fare di più nel caso la congiuntura peggiorasse», ha spiegato Cœuré. Infine, c’è il settore privato. Al primo posto, BlackRock. Già consulente della Bce per gli acquisti di Abs e Rmbs, il più grande asset manager globale sta producendo studi anche sul Qe, in modo da preparare il terreno a Draghi nel caso si optasse per un altro round di misure non convenzionali. «L’analisi dell’impatto di un allentamento quantitativo nell’area euro non è al primo posto dell’agenda, ma ci stiamo lavorando da un paio di mesi», dice al CorrierEconomia un dirigente di BlackRock dietro anonimato. Lo studio, tuttavia, potrebbe non tradursi in realtà. Il numero uno della divisione European and global bonds di BlackRock, Scott Thiel, dice che «pensare che la Bce possa iniziare a comprare titoli di Stato è un errore».
Il motivo è semplice: i rendimenti sono già ai minimi storici. Nessun ulteriore possibile impatto positivo, quindi. Ma oltre a BlackRock, la Bce sta guardando anche ad altri operatori, per capirne le aspettative. Bnp Paribas, Deutsche Bank, Goldman Sachs e Nomura credono nel Qe della Bce entro tre mesi. Il Credit Suisse vede l’annuncio già nel prossimo meeting della banca centrale, giovedì prossimo. Forse troppo presto. Prima, Draghi, Constâncio e Praet avranno bisogno di altre analisi, in modo da essere pronti nel 2015.
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