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Bce: più rigore contro il debito

di Beda Romano

A ridosso di alcuni delicatissimi vertici a Bruxelles, la Banca centrale europea ha pubblicato ieri un memorandum in dieci punti con il quale vuole fare pressione sui governi perché adottino un assetto di politica economica più stringente e impegnativo. L'appello giunge mentre la Bce sta lanciando i segnali di un prossimo rialzo del costo del denaro che metterebbe fine alla situazione d'emergenza provocata dal fallimento di Lehman Brothers nel 2008.

Il documento, lungo circa 70 pagine, fa il punto del dibattito europeo. In un accordo preliminare i paesi hanno deciso di non affidare alla Commissione europea la decisione sulle sanzioni da comminare ai paesi in deficit eccessivo. Proprio su questo fronte, la Bce ribadisce la sua contrarietà a sanzioni semi-automatiche, affermando che i governi «dovrebbero avere meno spazio per fermare o sospendere le procedure contro i paesi membri».

L'istituto monetario è convinto che gli stati membri con un disavanzo superiore al 3% del Pil dovrebbero versare un deposito presso la Commissione non appena questa punta il dito contro una situazione non accettabile. Al secondo richiamo, la Bce vorrebbe che il paese fosse costretto a pagare una multa. Le autorità monetarie vorrebbero poi che venissero «chiaramente ridotte» le circostanze attenuanti per gli stati in deficit eccessivo.

Queste circostanze possono essere prese in considerazione solo se i paesi hanno un disavanzo vicino al 3% o «se il debito pubblico, superiore al 60% del Pil, è previsto in calo». Gli stati con un debito superiore al 60% dovrebbero ridurre il deficit strutturale «significativamente» più dello 0,5% del Pil all'anno. La presa di posizione della Bce giunge mentre l'Unione vuole trovare un nuovo assetto di politica economica entro fine marzo.

L'istituto monetario è convinto che la crisi finanziaria abbiamo messo in luce una forte carenza dell'Unione monetaria nel coordinamento economico e nel controllo reciproco dei conti pubblici e dei diversi livelli di competitività nazionale. La Bce sta quindi facendo pressione sui governi perché trovino un accordo su un nuovo assetto di politica economica, proprio mentre un aumento del costo del denaro (all'1%), atteso tra giugno e settembre, potrebbe essere anticipato.

Le trattative sono però difficili. Da un lato molti paesi non vogliono abbracciare regole troppo rigide o impegnative, dall'altro la Germania sta assumendo, agli occhi di molti governi, posizioni poco diplomatiche e troppo assertive. Il governo di Angela Merkel ha proposto un patto di competitività che dovrebbe imporre obiettivi cifrati ai singoli stati membri. In ballo poi c'è anche l'ipotesi di rafforzare il fondo salva-stati (Efsf) e creare un paracadute permanente (Esm).

Il tema è delicato, e non solo per i governi nazionali. Lo stesso consiglio direttivo della Bce appare diviso. Ieri in un intervento sul Financial Times il presidente dimissionario della Bundesbank, Axel Weber, ha detto di essere contrario all'acquisto di obbligazioni pubbliche da parte dei fondi europei. Ancora di recente il presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha chiesto un miglioramento «quantitativo e qualitativo» dell'Efsf.
 

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