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Bce: più che raddoppiati gli acquisti di BTp ad aprile

«A fine 2019 la Bce già deteneva un ammontare di titoli di Stato dei cinque principali Paesi dell’area euro pari al 23% del loro Pil», nota Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Am. In pratica è come se grazie al suo intervento il parametro debito/Pil si riducesse dall’86% al 63%, riportandosi quindi in prossimità dei livelli di Maastricht. Per l’Italia la misura delle cifre è ovviamente maggiore, ma se dovesse proseguire gli acquisti al ritmo di questi ultimi due mesi l’Eurotower arriverebbe a detenere a fine anno secondo Pictet il 23% del nostro debito pubblico. E di conseguenza ad «abbassare» almeno di 30 punti percentuali quel livello del 155% sul Pil indicato nel Def e che spaventa così tanto i mercati.

La Bce raddoppia: prosegue a ritmo sostenuto gli acquisti sul mercato e continua soprattutto a considerare con occhio di riguardo l’Italia. I dati diffusi ieri sull’ammontare netto utilizzato in aprile nei differenti programmi per contrastare l’emergenza Covid-19 mostrano che il mese precedente non era stata, come prevedibile, un’eccezione. Una parte rilevante, ben 29,6 dei 38,5 miliardi di euro di titoli raccolti sul mercato attraverso l’Asset purchase programme (App) sono stati destinati dall’Eurotower ai titoli di Stato, ma ancora più importanti, almeno agli occhi nostri, sono i 10,9 miliardi impiegati per i BTp.

È vero, come avvertono gli analisti, che occorre tenere presente i reinvestimenti effettuati per compensare le obbligazioni già presenti nel portafoglio Bce che nel frattempo sono scadute o sulle quali sono maturate cedole. Resta però il fatto che per il secondo mese consecutivo nei forzieri dell’istituto centrale è finito un quantitativo di titoli di Stato italiani più che doppio rispetto a quanto indicato dalle quote di capitale detenute. La deviazione rispetto al discusso criterio di distribuzione (sul quale però la Bce si è riservata massima flessibilità) è stata in aprile secondo Pictet Wm positiva per 6,4 miliardi per i BTp, ma anche di 2,9 miliardi per gli Oat francesi e di 1,1 miliardi per i Bonos spagnoli. Al contrario, la Germania è risultata largamente penalizzata dalla ripartizione, visto che l’Eurotower ha comprato appena 600 milioni dei 7 miliardi di Bund in teoria previsti.

Negli ultimi due mesi, da quando cioè ha iniziato a premere sull’acceleratore per contrastare gli effetti dell’epidemia, la Bce ha acquistato un ammontare netto di BTp pari a 22,7 miliardi, che vale circa un terzo del programma sui titoli di Stato e un quarto dell’intero App (comprendente anche corporate, covered bond e Abs). A questi vanno però idealmente aggiunte le operazioni legate al Pepp, il piano da 750 miliardi lanciato appositamente per l’emergenza pandemica e la cui ripartizione verrà resa nota però con cadenza bimestrale (quindi nelle prossime settimane).

Nell’ambito di questo programma sono stati effettuati acquisti per addirittura 103,4 miliardi in aprile, portando così a 118,8 miliardi il totale dal suo avvio. Se fossero state mantenute le stesse proporzioni dell’App (ma non è da escludere una flessibilità maggiore, visto che nel Pepp viene per esempio considerata anche la Grecia esclusa negli altri piani) si può stimare che dall’inizio della crisi la Bce abbia acquistato titoli di Stato italiani per oltre 50 miliardi di euro: circa un quarto di quanto sborsato complessivamente fino a questo momento per il «salvataggio» dell’Eurozona.

Francoforte si sta di fatto già sostituendo fra i creditori italiani agli investitori esteri che, secondo quanto ricordato anche dalla Banca d’Italia nel Rapporto sulla stabilità finanziaria, hanno determinato con le loro «ingenti vendite» a marzo le forti tensioni sullo spread. Al di là di una funzione stabilizzatrice, l’Eurotower sta indirettamente «monetizzando» il debito europeo, non soltanto quello italiano: un’operazione al centro di potenziali polemiche, ma che di fatto l’istituto centrale sta portando avanti.

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