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Bce più pessimista sulla crescita

La Banca centrale europea annuncerà oggi un taglio delle sue previsioni di crescita e di inflazione per l’Eurozona, dopo che i dati e i sondaggi fra gli operatori economici degli ultimi mesi hanno rivelato una debolezza superiore alle attese. Anche se la revisione delle stime rispetto a quelle di giugno accenuterà la pressione per nuove azioni della Bce per contrastare la stagnazione e la minaccia di deflazione, è molto improbabile che il consiglio decida oggi un piano di acquisto di titoli pubblici (quantitative easing), come quello realizzato da altre banche centrali.
I segnali negativi sull’economia sono stati confermati ieri dall’indice Pmi sul settore dei servizi, che mostra un indebolimento da 54,2 a luglio a 53,1 in agosto. L’indice composito, che comprende anche la manifattura, la cui flessione era già stata annunciata nei giorni scorsi, è sceso da 53,8 a 52,8. Un dato sopra 50, precisa la società Markit che elabora l’indice, segna espansione.
La raffica di cifre tutte negative uscite nelle ultime settimane costringerà la Bce ad abbassare le sue stime e mette in dubbio le capacità di ripresa che, seppur graduale e modesta, era prevista dall’Eurotower per la seconda metà dell’anno. A giugno, gli economisti della Bce avevano indicato una crescita dell’economia dell’1% nel 2014, dell’1,7% nel 2015 (addirittura rivedendo al rialzo questa proiezione) e dell’1,8% nel 2016. Da tempo, gli economisti del settore privato ritengono queste cifre irraggiungibili, anche se non si attendono dalla Bce una riduzione drastica. Nei giorni scorsi, Unicredit ha abbassato la sua previsione di crescita per quest’anno dall’1,2 allo 0,8% e per l’anno prossimo dall’1,7 all’1,2. L’indice Eurocoin elaborato dalla Banca d’Italia che fotografa la situazione in tempo reale ha mostrato un nuovo calo in agosto. L’incidenza di fattori geopolitici come la crisi russo-ucraina e le sanzioni a Mosca peserà sui prossimi mesi.
Sul fronte dell’inflazione, le ultime stime della Bce appaiono anch’esse fuori mira: a giugno lo staff dell’Eurotower vedeva l’indice armonizzato dei pressi al consumo allo 0,7% nel 2014, all’1,1% nel 2015 e all’1,4% nel 2016. Unicredit ha già limato le sue allo 0,5% per quest’anno e all’1% l’anno prossimo. Ad agosto, il dato ha toccato il minimo di questo ciclo allo 0,3%, lontanissimo dall’obiettivo della Bce, di stare sotto, ma vicino al 2 per cento. Nel frattempo, come ha ammesso il presidente, Mario Draghi, nel suo discorso a Jackson Hole a fine agosto, anche le aspettative di lungo termine degli operatori sono scese per la prima volta sotto il 2 per cento. Con i tassi vicinissimi allo zero e per i quali un taglio potrebbe avere qualche effetto solo attraverso il cambio, la Bce ha optato per iniezioni di liquidità alle banche condizionate alla concessione di prestiti all’economia reale (Tltro, la prima il 18 settembre) e un programa di acquisti di titoli cartolarizzati (Abs), del quale ci si aspetta che Draghi riveli oggi qualche dettaglio in più e possibilmente la data d’inizio. Intanto, il presidente della Bce ha sollecitato i Governi a fare le riforme strutturali e ad utilizzare i margini di manovra nei bilanci. La stampa tedesca ha riportato ieri indiscrezioni secondo cui il Governo (che nella prima metà dell’anno ha avuto un surplus di 16 miliardi di euro) si muoverebbe in questo senso con un piano di stimolo, attraverso investimenti pubblici.

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