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Bce: più bilancio comune per condividere i rischi

L’Eurozona deve dotarsi, e quanto prima, di una sua cassetta degli attrezzi per incrementare la capacità di far fronte agli shock economici: a livello interno va rafforzata la tenuta economica con riforme strutturali che sostengano la crescita potenziale e incrementino la flessibilità del mercato e vanno costituiti margini di bilancio e ridotti gli alti livelli di debito; serve un’autentica unione dei mercati dei capitali e il completamento dell’unione bancaria per ridurre i rischi per i contribuenti e spezzare il legame ancora esistente tra le banche e i governi nazionali; bisogna dotarsi infine di una funzione centrale di stabilizzazione realizzata attraverso il bilancio europeo.
A rilanciare la necessità e l’urgenza della dotazione di una maggiore gamma di strumenti per rendere l’Eurozona più resiliente agli shock è stato ieri il Bollettino economico della Bce, rafforzando l’esortazione del Consiglio direttivo a fare di più perché il miglioramento del funzionamento dell’Unione economica e monetaria «continua a essere una priorità». Il presidente della Bce Mario Draghi, alla conferenza “The state of the Union”, è atteso oggi con un discorso su questi temi.
L’analisi nel Bollettino che mette a nudo le debolezze dell’area dell’euro, a confronto con sistemi federali come quello americano e tedesco. «L’evidenza empirica suggerisce che il grado di condivisione dei rischi tra i paesi dell’area dell’euro è inferiore rispetto a quello che si osserva tra le regioni federate», in particolare tra gli stati degli Stati Uniti e i Länder in Germania. Nel periodo compreso tra il 1999 e il 2016, mentre nell’area dell’euro l’80 per cento circa di uno shock alla crescita del Pil di un determinato paese non è stato assorbito (producendo così considerevoli differenze tra paesi in termini di crescita dei consumi), nello stesso periodo negli Stati Uniti non è stato assorbito al massimo il 40 per cento di un tale shock. Sui nodi che si stanno rivelando più difficili da sciogliere, il bollettino non lascia spazio a dubbi: «Un sistema europeo di assicurazione dei depositi, accompagnato da un meccanismo comune di sostegno credibile, accrescerà la fiducia dei depositanti nell’intera unione bancaria, in particolare garantendo tutele anche nel caso di grandi shock a danno del sistema bancario di un determinato paese o di parte di esso».

Isabella Bufacchi

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