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Bce: pareggio di bilancio o l’Italia rischia

La Banca centrale europea ammonisce l’Italia a non abbassare la guardia sul risanamento dei conti pubblici, per non mettere a rischio la sostenibilità del debito, un elemento di preoccupazione per gli investitori che nei mesi scorsi è stato una delle cause dell’esplosione degli spread. Ma l’Eurotower ricorda anche che riforme strutturali per migliorare la crescita facilitano il raggiungimento del surplus primario necessario.
Lo scenario di base di uno studio che il bollettino mensile pubblicato ieri dedica alla sostenibilità del debito pubblico in Italia e Spagna è basato sui pacchetti fiscali già adottati dal Governo e prevede un forte aggiustamento nel periodo 2012-2014. In base a questo scenario, l’Italia raggiunge gli obiettivi indicati nel programma di stabilità europeo, il che consente al debito pubblico, dopo aver raggiunto quest’anno un picco del 123% del prodotto interno lordo di cominciare a scendere già nel 2013 e di andare sotto il 100% entro il 2020.
Il bollettino ricorda che il Governo ha già riconosciuto che non raggiungerà gli obiettivi nominali di portare il deficit all’1,7% del Pil nel 2012 e allo 0,5% nel 2013, ma che il target per un bilancio strutturalmente in pareggio (quindi depurando le cifre dagli effetti del ciclo economico negativo) è tuttora atteso per l’anno prossimo. L’avanzo primario (al netto della spesa per interessi) crescerà, secondo la Bce, dal 3,6% del Pil di quest’anno al 4,9% del prossimo e resterà sopra il 5% per tutto il decennio.
Una valutazione positiva dello sforzo di aggiustamento dei conti da parte del nostro Paese è venuta ieri anche dal Fondo monetario internazionale, il cui portavoce Gerry Rice ha dichiarato che «l’Italia ha preso delle misure forti, ora si tratta di attuarle e sostenerle nel tempo».
La Bce delinea inoltre tre scenari alternativi, tutti meno favorevoli, in una simulazione (non si tratta di previsioni, precisa il bollettino). Nel primo, la crescita resta inferiore alle previsioni di un 1% per ciascuno dei prossimi tre anni. In questo caso, alla fine del decennio il rapporto debito/Pil scenderebbe solo al 111 per cento. È uno scenario nient’affatto improbabile, dato che già per quest’anno la previsione di una contrazione dell’economia del l’1,2% è ottimista, basandosi sulle indicazioni della quasi totalità degli economisti indipendenti.
Il secondo scenario è quello che sembra preoccupare maggiormente la Bce e l’Fmi. In questa ipotesi, solo metà dell’aggiustamento promesso per il periodo 2012-2015 viene messa in atto. Il rapporto debito/Pil continuerebbe allora a salire fino al 125% nel 2013 e scenderebbe solo al 117% nel 2020. Una stabilizzazione che costituirebbe secondo la Bce una protezione insufficiente in caso di un’evoluzione macroeconomica negativa.
La terza simulazione prende in esame la possibilità che i tassi d’interesse di mercato sul debito pubblico restino 200 punti base al di sopra delle indicazioni dello scenario di base, che assume un tasso medio effettivo in aumento dal 4,4% al 5% del 2015, quando si stabilizzerebbe. Due punti percentuali in più lo porterebbero per la seconda metà del decennio al 7%, considerato finora la “linea rossa” dai mercati finanziari. In questo caso, il rapporto debito/Pil, secondo la Bce, scenderebbe nel 2020 solo al 106 per cento. L’annuncio del presidente della Bce, Mario Draghi, di un’azione combinata della Bce con i fondi salva-Stati europei ha contribuito nelle ultime settimane a far arretrare la possibilità che questo scenario si realizzi.
In tutti i casi il debito pubblico italiano (come quello spagnolo) resterebbe sostenibile. Ma non è detto che i mercati la penserebbero allo stesso modo nel caso che si realizzasse una delle tre ipotesi negative, o una combinazione di esse. Per questo, la Bce ritiene essenziale la continuazione dello sforzo di aggiustamento accoppiata alle riforme strutturali pro-crescita.

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