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Bce: «Non vogliamo limitare il credito»

L’obiettivo della Banca centrale europea non è «limitare la capacità» delle banche «di fare credito», ma «avere un sistema bancario sano». Yves Mersch, membro del comitato esecutivo della Bce, in trasferta a Milano risponde così alle obiezioni di chi teme che le nuove regole sulla gestione e la svalutazione dei crediti deteriorati, su cui la scorsa settimana è stata avviata la consultazioni pubblica, possa provocare una stretta creditizia, specialmente nei Paesi in cui lo stock residuo di Npl è ancora elevato come l’Italia. Mersch ha partecipato all’International banking conference «Banking and financial regulation», che ha fatto da sfondo a un garbato botta e risposta sul tema dei crediti deteriorati con il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. A margine dell’evento, organizzato dal Centro Baffi Carefin dell’Università Bocconi in collaborazione con la stessa Intesa Sanpaolo, Gros-Pietro ha infatti auspicato che «le regole non impongano limiti non necessari all’attività delle banche». Nel dettaglio, pur dicendosi «fiducioso che si troverà una soluzione», il presidente di Intesa ha notato che «se si fissano dei parametri generici» sulla svalutazione degli Npl, «che non vengono calcolati sulla base della recuperabilità dei singoli crediti, si violano le norme contabili e le norme del codice civile che i cda sono tenuti a osservare». Tanto più, ha rimarcato Gros-Pietro nel corso del suo intervento, che l’esperienza di Intesa Sanpaolo dimostra che il metodo più conveniente, anche se impegnativo dal punto di vista degli investimenti, per ridurre il peso degli Npl è aiutare i debitori a tornare solventi. «In ogni caso – ha aggiunto – è fondamentale rappresentare gli Npl in bilancio a un valore appropriato, che dovrebbe essere allineato all’importo netto realizzabile» in caso di cessione. Mersch, da parte sua, ha sì assicurato che la Bce terrà conto dei pareri di tutte le parti in causa, ma ha anche ribadito che la posta in gioco è il completamento stesso dell’unione bancaria: la Banca centrale, infatti, ha lanciato la consultazione «perché consapevole che per consentire una maggiore condivisioni dei rischi è necessario prima ridurli. Questo è il principio valido in Europa e più rapidamente riduciamo i rischi più possiamo progredire nell’integrazione e nella creazione dell’unione bancaria», ha aggiunto. Replicando a chi gli chiedeva conto delle preoccupazioni specifiche del sistema italiano, a cui nei giorni scorsi ha dato voce in primo luogo l’Abi, Mersch ha poi assicurato che le misure proposte dall’Eurotower «non sono rivolte a un solo Paese», pur notando che «alcuni Paesi hanno un problema forse superiore per motivi che non hanno niente a che vedere con l’Europa, ma con la struttura interna di questi Paesi». In ogni caso, ha concluso Mersch, la Bce è ancora preoccupata per lo stock di Npl esistente in Europa, che «è ancora molto alto», e per questo chiede l’applicazione di regole comunitarie: «Non possiamo sempre portare eccezioni culturali soprattutto se queste eccezioni sono fatte in casa – è l’ultimo affondo del banchiere centrale – Le leggi sul fallimento sono competenza nazionale, la riforma giudiziaria è competenza nazionale e quindi per velocizzare l’unione bancaria europea ogni Paese deve fare ordine in casa propria e questa è una responsabilità dei governi eletti».

Paolo Paronetto

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