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Bce non annuncia interventi, l’euro s’impenna fino a 1,19

Nelle giornate in cui si riunisce il consiglio direttivo di una banca centrale l’asset finanziario sotto i riflettori degli investitori è senza dubbio la valuta di riferimento. E così è stato ieri per l’euro nel giorno in cui dal meeting della Bce a Francoforte è emerso il previsto aggiornamento di politica monetaria. A fine giornata la divisa europea è balzata di quasi un punto percentuale nei confronti del dollaro chiudendo poco sotto quota 1,19, con scambi intraday che l’avevano portata addirittura a rasentare la soglia di 1,20, livello più alto degli ultimi due anni, già toccato a inizio mese.

Chi si aspettava una forte presa di posizione di Christine Lagarde è probabilmente rimasto deluso perché il governatore della Bce ha toccato il tema del cambio, ma con toni giudicati complessivamente morbidi dagli investitori che non a caso hanno reagito acquistando euro (o vendendo dollari) e portando ancora più in alto il cross che nel complesso si è apprezzato nei confronti del dollaro del 10% dal mese di marzo (quando con un euro si potevano acquistare 1,07 biglietti verdi).

Lagarde a più riprese, sollecitata dalle domande dei giornalisti, è tornata sul tema ribadendo il mantra che perseguire un livello di cambio euro/dollaro non rappresenta un obiettivo della Bce ma che nondimeno il consiglio monitora con attenzione la situazione. «Stiamo osservando pressioni negative sui prezzi – ha detto – e queste sono attribuibili in larga parte all’apprezzamento dell’euro». Pur se non fissata, la soglia di attenzione pare essere quella di area 1,20, considerato che la scorsa settimana, proprio quando il cross valutario si era portato su questo livello il capo economista e membro del board della Bce, Philip Lane era intervenuto ad hoc sottolineando che il livello dell’euro «conta» ai della politica monetaria. Quel «does matters» è stato paragonato, con le dovute proporzioni, al «whatevers it takes» pronunciato dall’ex governatore Draghi nel 2012 nel bel mezzo del fuoco incrociato degli speculatori contro la tenuta dell’Eurozona e quindi dell’euro.

A dare un’ulteriore spinta all’euro, oltre all’atteggiamento guardingo della Lagarde, si sono aggiunte anche le buone notizie dato che la Bce ha rivisto al rialzo le previsioni sull’economia dell’Eurozona, il cui Pil dovrebbe arretrare dell’8% nel 2020, meno rispetto al calo del 9,7% precedentemente ipotizzato.

Si sa, un euro forte penalizza le esportazioni e da questo punto di vista il meeting della Bce ha impattato negativamente sulle Borse dato che il Dax 30 di Francoforte, difatti il listino continentale più dipendente dall’export e quindi da una valuta debole, ha virato nel pomeriggio in territorio negativo passando da un massimo di giornata vicino al +1% a una chiusura a -0,21%. In generale si sono raffreddate tutte le Borse dell’area euro (indice Eurosotxx 50 ha chiuso a -0,36%). Piazza Affari ha chiuso lontana dai massimi intraday ma è riuscita a conservare il segno positivo (+0,25%). Poco mosso il mercato obbligazionario con il rendimento del BTp decennale stabile all’1%.

Dall’altra parte dell’oceano ha prevalso la volatilità con continui cambi di ritmo del Nasdaq (che in serata è arrivato a perdere il 2%) e dell’S&P 500 a Wall Street. L’indice della volatilità Vix – che martedì aveva toccato un massimo di periodo a 35 punti – è sceso a 28 punti. Segnale che la tensione si sta leggermente allentando ma resta comunque doppia rispetto ai valori che esprimono un livello di serenità finanziaria (Vix intorno ai 10-15 punti). Gli operatori temono nuovi ribassi del listino tecnologico che resta il migliore al mondo da inizio anno (+22%) ma che in tre sedute di settembre è riuscito a perdere il 10%, portandosi via i guadagni messi in cascina nelle 16 sedute precedenti. Segnale che in Borsa vale sempre il detto che si sale con le scale ma si scende con l’ascensore.

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