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Bce: migliorano le condizioni del credito

La Banca centrale europea è decisa a combattere il rischio di deflazione o di inflazione troppo bassa che può essere altrettanto dannosa di un’inflazione troppo alta. Il presidente della Bce Mario Draghi, in un breve intervento all’annuale ricevimento della banca alla Alte Oper di Francoforte, ha ribadito che la Bce è pronta ad agire se le prospettive d’inflazione si riveleranno insufficienti. Il prossimo appuntamento è la riunione del consiglio del 3 dicembre: riesamineremo la situazione allora, ha riaffermato Draghi. Molti osservatori ritengono che la Bce amplierà il suo programma di acquisto di titoli, o ne allungherà i termini, e taglierà il tasso sui depositi delle banche presso la Bce stessa, oppure che intraprenderà tutte queste azioni contemporaneamente.
Draghi non è sceso nei dettagli, ma ha ancora una volta difeso la politica dei tassi bassi, oggetto di critiche soprattutto in Germania ma necessaria a causa della profonda crisi dell’Eurozona e un rialzo prematuro precipiterebbe nuovamente l’economia in recessione. Draghi ha anche ripetuto – come nell’intervista al Sole 24 Ore pubblicata sabato – che se la Bce ha il compito di assicurare la stabilità dei prezzi, tocca ai governi fare le riforme per spingere la crescita dell’economia.
E a un mese esatto dal consiglio del 3 dicembre, la Bce ha pubblicato uno studio in cui i due principali strumenti utilizzati finora, i prestiti a lungo termine alle banche e l’acquisto di titoli, vengono promossi a pieni voti. L’analisi, condotta dagli economisti della banca e avallata dal comitato esecutivo presieduto da Draghi, evidenzia il miglioramento nelle condizioni e nei volumi del credito all’economia reale per effetto delle misure “non convenzionali” adottate nell’ultimo anno e mezzo. Emerge tra l’altro che le cosiddette Tltro, i finanziamenti a lungo termine alle banche mirati alla concessione di credito all’economia reale, hanno generato finora 100 miliardi di nuovi prestiti al settore privato.
Lo studio non esamina però gli effetti sulla crescita e sull’inflazione: è su quest’ultima che si concentra il mandato della Bce e, per il momento, le politiche attuate non sembrano aver avuto un impatto significativo. L’ultimo dato segnala un’inflazione a zero, mentre l’obiettivo della Bce è di avvicinarsi al 2%. È probabile anzi che, alla riunione di dicembre, lo staff della banca riveda al ribasso le sue previsioni per l’inflazione 2017, che a settembre erano dell’1,7%: secondo la maggior parte degli osservatori questo dovrebbe indurre il consiglio all’azione, che potrebbe comprendere, oltre a maggiori e più prolungati acquisti di titoli, anche un ulteriore taglio del tasso d’interesse, già oggi negativo, sui depositi delle banche presso la Bce.
Non è ancora chiaro se le modifiche al Qe e il taglio dei tassi verranno messi in atto contemporaneamente. I comitati tecnici della Bce sono al lavoro su tutte le opzioni. Nelle prime 5 Tltro le banche hanno ottenuto finanziamenti a tassi bassissimi per poco meno di 400 miliardi di euro. Li hanno utilizzati sia sul fronte della raccolta, sostituendo prestiti a più breve scadenza dalla Bce stessa (i cui termini sono passati in media da 180 a 800 giorni) o fondi più costosi, come l’interbancario o le obbligazioni, sia sul lato degli impieghi destinando finora circa 100 miliardi di euro ai prestiti a imprese e famiglie. Questa tendenza dovrebbe proseguire, secondo la Bce, ora che molte banche hanno portato avanti il processo di deleveraging seguito alla crisi. Finora, l’aumento del credito è avvenuto soprattutto nei Paesi che non erano stati investiti direttamente dalla crisi, come la Germania. In base ai termini delle Tltro, le banche devono restituire i fondi alla Bce dopo due anni se non ne avranno fatto uso per concedere prestiti all’economia reale. È probabile tuttavia, anche per effetto del lancio del Qe, l’acquisto di titoli pubblici da parte della Bce, che le banche facciano minor ricorso alle prossime Tltro.
Lo studio rileva anche che le misure adottate hanno consentito di sbloccare la trasmissione della politica monetaria: nella fase più acuta della crisi, il taglio dei tassi d’interesse ufficiali da parte della Bce non si trasmetteva all’economia, soprattutto nei Paesi in difficoltà, come Italia e Spagna, in quanto il canale bancario era bloccato. Ora, anche il costo del credito si è ridotto, di circa 150 punti base dal giugno 2014, quando sono state introdotte le nuove misure, in linea con il taglio dei tassi ufficiali, anche nei Paesi sotto stress. Le banche che hanno partecipato alle Tltro sono quelle che hanno ridotto di più i tassi praticati alla clientela, osserva il rapporto, e soprattutto nei Paesi “vulnerabili”.
L’acquisto di titoli da parte della Bce, che ha compresso i rendimenti sui titoli di Stato, si è a sua volta riflesso su condizioni migliori dei prestiti, secondo il sondaggio sui prestiti bancari condotto trimestralmente dall’istituto di Francoforte. In Paesi come Italia e Spagna, per effetto del Qe, si è inoltre ridotto l’incentivo per le banche ad acquistare titoli pubblici invece di estendere credito all’economia reale.

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