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Bce mette sotto esame le banche europee

ROMA — Centotrenta banche Ue ai raggi x, di cui quindici italiane. A novembre parte la valutazione della Bce sugli istituti di credito di Eurolandia. Durerà dodici mesi e serve a preparare il terreno per l’unione bancaria e la vigilanza unica. L’operazione si articolerà su tre livelli: valutazione del rischio, verifica della qualità degli attivi, stress test. Il presidente Mario Draghi avverte subito che, chi non supererà l’esame, «se deve essere bocciato, lo sarà: non si discute». Le sue parole, insieme ai rigidi criteri fissati dalle autorità, causano tensione in Borsa, con i titoli bancari in rosso e l’indice di piazza Affari che perde il 2,38%, la peggiore performance d’Europa. Ha un suo peso anche la notizia, diffusa da Eurostat, del debito pubblico italiano al record del 133,3% nel secondo trimestre 2013: è il secondo più alto dopo la Grecia.
Nonostante la reazione dei mercati, il ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni, assicura che «il sistema italiano non ha nulla da temere». E ottimista è anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: «E’ un esercizio serio. Bisogna affrontarlo con calma, attenzione e rigore ». Visco aggiunge che i criteri con cui sarà fatta questa valutazione saranno «omogenei per tutti». E non è un caso: le autorità nazionali sono convinte che i parametri di vigilanza italiani siano molto più restrittivi e severi di quelli degli altri partner. Al momento la Bce ha fissato all’8% il parametro di patrimonializzazione delle banche (core tier 1, in gergo): “Un livello giusto”, precisa il governatore, «che non penalizza » le 15 banche italiane coinvolte. Si tratta di Banca Carige, Mps, Credito Valtellinese, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare di Vicenza, Banco Popolare, Credito Emiliano, Iccrea Holding (Bcc) Intesa SanPaolo, Mediobanca, UniCredit, Ubi, Veneto Banca. Carige ha già previsto un rafforzamento patrimoniale per stare nei parametri Bce; è probabile che altre seguiranno. Visco comunque pungola le banche ad agire per rendere il sistema «più equilibrato».
Anche sotto il pressing di Draghi, oggi il Consiglio Ue cercherà di stringere i tempi su regole e risorse comuni per eventuali salvataggi bancari. In vista dell’appuntamento, il Cancelliere tedesco Angela Merkel pare voglia porre tre condizioni: che il meccanismo di salvataggio comune valga solo per 130 dei 6.000 istituti di credito europei, tra cui 30 grandi banche tedesche; che alla ricapitalizzazione contribuiscano per primi gli azionisti, poi gli obbligazionisti e infine i creditori. E che, nel caso in cui dovessero essere impegnati i denari dei contribuenti, i parlamenti nazionali diano il proprio consenso.
La valutazione complessiva (comprehensive assessment), il cui esito si conoscerà solo tra un anno, avviene prima che la Bce, nell’ambito del meccanismo unico di supervisione, assuma la responsabilità diretta della vigilanza. Si realizzerà con la cooperazioni delle autorità nazionali.

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